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Corazzo, monastero cistercense

Veduta dall'alto dell'abbazia

Veduta dall’alto dell’abbazia

In una piccola valle apparentemente remota, tra i fiumi Amato e Corace (decantati anche in tempi antichi da Strabone e Plinio il Vecchio) sorgeva l’abbazia di Santa Maria di Corazzo. «Abbatia quae dicitut sancta Maria de Coratio est in diocesi Marturanensi prope oppidum quod dicitur Scilianum, ad millia passuum fere sex, in montaneis prope flumen quod habet nomen Coraceum».

Il monastero fu fondato nel 1060, durante il progetto di rilatinizzazione territoriale, ad opera di Roberto il Guiscardo (trattato di Melfi del 1059). Nel 1157, secondo lo studioso tedesco Paul Fridolin Kehr, da benedettina l’abbazia divenne cistercense e nel 1188 ottenne l’affiliazione a Fossanova.
Importante risulta essere un documento redatto da Cornelio Pelusio, abate cistercense, che venne in Calabria a visitare diverse abbazie, tra le quali Corazzo. Nel documento, oltre ad una attenta descrizione dei luoghi, viene riportata una lista delle reliquie conservate e all’epoca ancora presenti, tra cui un legno della croce di Cristo, una pietra del Santo Sepolcro, una ciocca di capelli di Maria Maddalena, alcune delle vesti di Gesù, ecc…
Nonostante l’alternarsi di alti e bassi nella sua situazione economica tra il XIV e il XVI secolo, l’abbazia divenne un centro di snodo e di controllo importante per tutto il territorio.

A partire dal XVII secolo, l’abbazia di Santa Maria di Corazzo iniziò a decadere per diversi motivi: due orrendi e distruttivi terremoti abbatterono l’abbazia, prima nel 1638 e poi nel 1783; poi, col decreto di Gioacchino Murat del 1807, i possedimenti di Corazzo furono ufficialmente aggregati al demanio pubblico.
Personaggi illustri hanno visitato e soggiornato a lungo nell’abbazia. Nel 1171 Gioacchino da Fiore visitò i luoghi di Corazzo e poi, quando successivamente ne divenne abate, i privilegi e le donazioni verso il monastero aumentarono in maniera esponenziale. Basti pensare alla bolla papale di Onorio II del 1130; i privilegi di Costanza d’Altavilla (copia del documento si trova nella sala delle pergamene del Comune di Bianchi); i privilegi di Alessandro III del 1177; le donazioni di Federico II del 1215 e del 1225; la bolla papale di Onorio III del 1218 e la bolla di Gregorio IX del 1230 con la quale il papa sottolineava come chi avesse osato toccare o modificare i privilegi e le donazioni di Corazzo sarebbe stato scomunicato per sempre.
Bernardino Telesio «il primo degli uomini nuovi», antiaristotelico e grande filosofo naturalista, fu ospite dell’abbazia di Corazzo dal 1561 al 1564. E fu grazie a questi appoggi ecclesiastici che egli poté finire i suoi studi e completare la sua monumentale opera: il De rerum natura iuxta propria principia.
Una leggenda vuole che l’ultimo Maestro dei Templari, Jacques de Molay, non fu bruciato a Parigi nel marzo del 1314, ma nascosto, grazie ad uno stratagemma, proprio all’interno dell’abbazia di Corazzo visti gli stretti rapporti tra i cistercensi e i templari.

Bernardo di Chiaravalle, Miniatura

Bernardo di Chiaravalle, Miniatura

L’abbazia a livello architettonico rispecchiava fedelmente tutti i dettami artistici fedeli a ciò che aveva scritto Bernardo di Clairvaux (Plan Bernardin) riguardo la creazione dei “luoghi” abbaziali. Ovviamente come spesso è accaduto in diverse abbazie, anche a Corazzo troviamo delle caratterizzazioni architettoniche locali.

Oggi il monastero vive nel ricordo e nelle storie raccontate dalla gente, ma anche in tutti quei beni che furono spoliati, smantellati e che attualmente si trovano in diverse chiese sparse nel territorio circostante.
Di tale maestoso monumento rimangono degli splendidi ruderi. È possibile visitarli recandosi nel comune di Carlopoli, in provincia di Catanzaro.

Ruderi abbaziali

Ruderi abbaziali

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