Home | Archeologia | Temesa e l’anima inquieta di Polites.

Temesa e l’anima inquieta di Polites.

Particolare della calabria con identificazione geografica di Temesa e Terina.

Particolare della calabria con identificazione geografica di Temesa e Terina.

Tra le tante storie che raccontavano gli antichi Greci, ce n’era una interessante, che parlava di un Demone, crudele e feroce. Si trattava dell’anima inquieta di un compagno di Odisseo, Polites, il quale era stato abbandonato sulle rive della città di Temesa e, non avendo ricevuto degna sepoltura, si trasformò in un mostro che teneva in pugno tutti gli abitanti della città. Un giorno, il pugile locrese Euthimos, vincitore di tre olimpiadi, sconfisse il Demone liberando i temesani dall’orrendo tributo. Ma in che cosa consisteva il pesante fardello? In pratica, gli abitanti dell’antica colonia ausone, dovevano donare ogni anno al mostro la vergine più bella della città, in modo da calmare l’anima inquieta di Polites.

Pausania, storico greco, scriveva che gli abitanti di Temesa, dopo aver ascoltato l’oracolo, decisero di destinare al demone un recinto sacro nel quale erigergli un tempio. Anche Strabone, uno dei più importanti geografi greci, scriveva: «[…]presso Temesa vi è un heròon circondato da ulivi selvatici, sacro a Polite che, ucciso a tradimento dai barbari (gli abitanti di Temesa, nda), si sdegnò gravemente nei loro confronti, i quali si sottomisero all’usanza di pagargli un tributo».

Tanti altri hanno raccontato questa storia, chi arricchendola di particolari e chi invece omettendo delle cose.

Nel lontano 1992, un archeologo calabrese, La Torre, avviò una campagna di scavo su un grosso promontorio che dà sul mar Tirreno, tra i comuni di Campora San Giovanni e Serra Ajello, una zona già conosciuta dalla sovrintendenza calabrese. Qui, dopo quattro anni di lavoro, gli studiosi hanno riportato alla luce i resti di un tempio greco, i cui depositi votivi erano stati saccheggiati dagli scavatori di frodo. Nonostante le ricchezze sottratte, l’importanza della scoperta era ovvia a tutti.

Ricostruzione della planimetria del Tempio.

Ricostruzione della planimetria del Tempio.

All’interno e nelle vicinanze del tempio furono trovati oggetti ceramici e metallici, da ricondurre al culto della divinità venerata in questo luogo. Si trattava, nei particolari, di ceramica corinzia, ceramica laconica, ceramica attica a figure nere, ceramica ionica, ceramica a vernice nera, ecc.

Tuttavia, ciò che all’interno dei depositi votivi suscitava più curiosità era la grande quantità di oggetti di ornamento femminile: monili, vesti intere, contenitori di profumi, olii e unguenti, oggetti strettamente connessi all’acconciatura, alcuni legati al passaggio dall’età adulta al matrimonio. Questo risulta essere uno dei dati più importanti della ricerca e dell’indagine archeologica. Infatti gli studiosi hanno deciso di ricondurre, sovrapponendoli, i risultati della scoperta alla tradizione letteraria. Possibile dunque che il tempio di cui parlava Pausania, di cui parlò Strabone, fosse proprio quello ritrovato a Serra Ajello?

Certo, i dati delle indagini possono essere sempre smentiti dalle nuove ricerche e dalle nuove tecnologie, ma ciò che è sicuro è che proprio in Calabria si trova un tempio, tra Campora e Serra Ajello, circondato da ulivi selvatici, nel quale gli abitanti del posto donavano alla divinità degli oggetti femminili…

Ora, che si voglia confermare o meno la scoperta del tempio di Temesa in quest’area calabrese, sta di fatto che un tempio c’è stato. Un tempio in cui è accertata la presenza femminile, verosimilmente legata al culto di una divinità.

Gentile utente, ti ricordiamo che puoi manifestare liberamente la tua opinione con un commento all'articolo, che verrà moderato dalla redazione prima della sua pubblicazione. Affinché il tuo contributo possa essere pubblicato, dovrà attenersi alla Policy di utilizzo del sito: evita gli insulti, le accuse senza fondamento e mantieniti in topic.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato* Campi obbligatori *

*

Torna ad inizio pagina