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L’abbazia di Santa Maria della Sambucina

Il portale originale dell'abbazia con i suoi rilievi.

Il portale originale dell’abbazia con i suoi rilievi.

Tra i monumenti più suggestivi della Calabria può essere annoverata, senza ombra di dubbio, l’abbazia di Santa Maria della Sambucina situata nell’attuale comune di Luzzi in provincia di Cosenza. Il nome deriverebbe dal latino savuco, ovvero l’albero di sambuco utilizzato, secondo tradizione, per scacciare i demoni e le streghe. Il monastero, nascosto in uno scosceso dirupo nel verde dei declivi occidentali della Sila Greca, rivolto verso la Val di Crati, suscita al visitatore un senso di beatitudine e allo stesso tempo di malinconia. Nel corso degli anni diversi sono stati gli studi e le ricerche, ma l’abbazia nasconde ancora con sè molti segreti che non sono stati svelati, a cominciare dalla data della sua fondazione. La Sambucina rimane, insieme all’arcicenobio di San Giovanni in Fiore, all’abbazia di Corazzo e a quella di Santa Maria della Matina, una delle testimonianze più significative di un intero periodo storico che in Calabria ha avuto momenti di sicura grandezza.

Si vede nella foto parte del chiostro quadrangolare.

Si vede nella foto parte del chiostro quadrangolare.

L’ipotesi più accreditata è che l’abbazia venne fondata intorno al 1087 da una comunità di benedettini con a capo Sigismondo (primo abate del convento) e intorno al 1141 venne concessa ai cistercensi divenendo così una figlia di Clairvaux, a sua volta fondata nel 1115 da Bernardo di Chiaravalle. La Sambucina venne poi autorizzata dal Papa a fondare ovunque nel territorio case filiali, divenendo così “madre” di altre abbazie. Intorno al 1173, vi soggiornò Gioacchino da Fiore, teologo e fondatore dell’ordine Florense; egli, grazie alla sua personalità, influì molto sullo sviluppo del monastero, anche dal punto di vista architettonico.

Diversi terremoti tuttavia sconvolsero l’architettura dell’abbazia: la Sambucina subì profonde e progressive trasformazioni nel 1184, nel 1220, nel 1561 da una frana, nel 1731 e nel 1733. Ma i danni maggiori furono dovuti al terremoto del 1783. Nel 1807 con il decreto napoleonico i beni del monastero vennero inseriti in quelli del demanio pubblico e da lì a pochi anni la struttura fu acquistata da alcuni provati. Oggi, dopo diversi e imponenti restauri, della struttura originaria si può ammirare il notevole portale tufaceo con alcuni rilievi decorativi. La pianta della chiesa abbaziale è ad una sola navata (forse un tempo ne possedeva tre) terminante con un abside a volta ogivale. Anche il chiostro del convento di forma quadrangolare è ben conservato. All’interno si possono ammirare diverse opere artistiche tra le quali spicca lo splendido affresco che raffigura la Madonna col Bambino, attribuito alla scuola di Luca Giordano, risalente agli inizi del XVII secolo.

Si possono notare gli affreschi, la navata e l'abside a volta ogivale.

Si possono notare gli affreschi, la navata e l’abside a volta ogivale.

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