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Squillace e la sua basilica

Squillace con il suo castello.

Squillace con il suo castello.

“Hinc sinus Hercules si vera est fama Tarenti cernitur, attolit se diva Iacinia contra. Caulonisque arces et navifragum Scylaceum…”, così Virgilio nell’Eneide descriveva il porto di Squillace. Le origini di questa colonia della Magna Grecia si perdono nel lungo e inesorabile trascorrere del tempo: leggenda vuole che la paternità della fondazione di Squillace venga attribuita ad Ulisse il quale, di ritorno da Troia, approdò, dopo un violento naufragio, in una zona pianeggiante tra la foce del Fiume Corace e il torrente Alessi; fonti storiche attribuiscono la fondazione all’ateniese Menesteo.

La città nel corso degli anni subì diverse trasformazioni nelle quali si susseguirono altrettante fasi di insediamento: i Greci, i Romani, i Bretti e i Bizantini. L’arrivo dei Saraceni che sconvolse le coste calabresi, costrinse gli abitanti a ritirarsi e rifugiarsi nelle zone collinari: questo accadde anche a Scolacium che fu così ri-fondata a circa 15 km dal mare in una posizione privilegiata e di difesa.

Con l’arrivo dei Normanni il castrum visse un periodo florido e splendente che portò, grazie anche alla costruzione dell’imponente basilica, alla latinizzazione del centro. La basilica di Santa Maria della Roccella, tra le maggiori costruite in Calabria, completava quel sistema di grandi monasteri con cui i Normanni avevano disegnato il loro progetto di governo del territorio. Il complesso monastico, con molta probabilità, in origine era basiliano e ciò si deduce dai ruderi dell’antico oratorio; il termine Roccelletta che ne indicava la località comparve per la prima volta in alcuni scritti del 1096 d.C.

L'interno della basilica con scorcio della zona absidale.

L’interno della basilica con scorcio della zona absidale.

La chiesa, edificata sui resti dell’insediamento romano di Scolacium, è in stile romanico occidentale, pur conservando elementi arabi e bizantini. Come tutte le grandi basiliche normanne, possedeva una grande navata unica lunga 73 metri e larga 25. L’edificio a croce latina era coperto da capriate lignee e illuminate da cinque finestroni per lato. L’abside di notevole diametro era composto dal coro centrale e da due ambienti quadrati che terminavano con due absidi minori al cui centro vi era una finestra. La basilica purtroppo fu distrutta dal rovinoso terremoto del 1783.

Non bisogna dimenticare che Squillace ha dato i natali a considerevoli personaggi storici: Cassiodoro, che vi fondò il Vivarium, dove aveva sede uno scriptorium preso da esempio nei monasteri benedettini nel medioevo; fu principe di Squillace Goffredo Borgia, figlio illegittimo di Papa Alessandro VI; i patrioti Guglielmo e Florestano Pepe, figure significative del Risorgimento italiano.

Squillace risulta essere uno dei tanti simboli di una Calabria spesso dimenticata: visitare questa cittadina nel catanzarese significherebbe riattribuire lustro e dignità ad uno dei più importanti poli storici del Meridione.

La Basilica nella sua maestosità

La Basilica nella sua maestosità

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