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Minervia Scolacium

Parte dei resti di Scolacium visti dall'alto

Parte dei resti di Scolacium visti dall’alto

Nello scorso articolo su Squillace mi sono soffermato sull’insediamento medievale, concentrandomi sulla costruzione del castello e della basilica, simboli rispettivamente dei conquistatori Normanni e del potere della Chiesa. Oggi, a dimostrazione della vastità del patrimonio artistico, storico e culturale del luogo, mi soffermerò sulla Squillace di epoca romana, ovvero sulla colonia di Minervia Scolacium.

Alla fine della seconda guerra punica (218 a.C. – 202 a.C.) la Squillace greca era ormai caduta. I romani, dopo aver punito i Bretti e gli altri alleati di Annibale, attuarono una politica volta al controllo e allo sfruttamento economico del territorio deducendo quattro colonie; in questo modo si assicurarono il controllo delle vie terrestri, fluviali e marittime. Successivamente, tra il 123 e il 122 a.C., per il consolidamento dell’area e nell’ambito della ristrutturazione dello stato romano, fu dedotta la colonia di Minervia Scolacium.

L’insediamento era posto allo sbocco di importanti assi viari: quello di attraversamento dell’istmo di Catanzaro da un lato e la via costiera jonica dall’altro. Quest’ultima potrebbe coincidere con il decumano massimo della colonia, identificato con l’area del foro. La nuova fondazione aveva l’esigenza di delimitare le aree pubbliche da quelle private, attraverso la costruzione di monumenti e altri manufatti per riempire gli spazi articolati sugli assi urbani della città.

In particolare la colonia fu dotata del foro (area pubblica per eccellenza), degli uffici amministrativi come la Curia e la Basilica, degli edifici di culto come il Capitolium, ecc… In età augustea la città fu dotata di un teatro, di acquedotti e di altre opere pubbliche. Poi, dopo un periodo di silenzio, Squillace subì una profonda ristrutturazione tra il periodo neroniano e l’età dei Flavi.

A mio avviso, uno dei monumenti più importanti che reincarnano lo spirito della colonia è l’anfiteatro: risulta essere l’unico rinvenuto nell’attuale Calabria e fu scavato nel corso della campagna archeologica del 2010/2011. L’edificio sorge in una zona periferica dell’insediamento, quasi marginale, perché probabilmente sfruttava una depressione naturale che fu ampliata e dotata di muraglioni ad opera incerta cinti da mattoni rosseggianti. Di grande interesse per tutto il complesso monumentale furono il ritrovamento, in un pozzetto di drenaggio della scena, di tre teste-ritratto in marmo e due statue di personaggi togati probabilmente legati alla vita del teatro.

Squillace è forse oggi uno dei luoghi più suggestivi della Calabria, ricca di testimonianze antiche molte delle quali ancora devono essere scoperte e portate alla ribalta.
L'anfiteatro

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