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L’anno Mille: epoca di cambiamento o di decadenza?

L’anno Mille ormai, da più di un secolo, viene considerato come un’epoca di cambiamento e non più come momento di massima decadenza dell’Occidente. Molti studiosi, tuttavia, hanno ancora l’idea che fu un periodo di cesura tra due epoche: c’è chi pensa che il cambiamento sia stato veloce, netto e radicale e chi invece che sia stato lento e graduale.

Dal punto di vista demografico la mutazione non fu repentina. Nel periodo che va dalla fine del secolo VIII alla metà del XVI secolo il numero e la densità degli uomini aumentarono esponenzialmente, la popolazione raddoppiò in Francia e in Italia, in Inghilterra e in Germania addirittura triplicò. Ma a cosa fu dovuta questa crescita? Alla base di sicuro vi fu la ripresa dei commerci, le innovazioni tecnologiche e il miglioramento dell’alimentazione.

Si iniziò ad usare il mulino ad acqua che liberò una grande quantità di forza umana che venne così impiegata diversamente; furono inventati, se così si può dire, il giogo frontale e il collare del cavallo che consentirono di ottimizzare la forza animale in agricoltura; si diffuse la rotazione triennale, cioè la pratica di far riposare una parte della terra (maggese) ogni tre anni e non più due come da consuetudine. A queste innovazioni si aggiunse l’ampliamento degli spazi coltivati e di conseguenza di nuovi spazi da insediare e colonizzare.

Infine, intorno all’anno Mille, si realizzò una delle più importanti trasformazioni nella storia delle istituzioni politiche europee: “la mutazione feudale”. La nascita di una forma di controllo del territorio (signoria di banno) esercitata dai grandi proprietari terrieri capaci di attorniarsi di clientele vassallatiche, di costruire castelli e fortificazioni come strumento di difesa e di dominio.

Dunque questo periodo è veramente da considerarsi un’epoca di ripresa, di “rinascimento medievale” e non come uno dei secoli più bui, più scuri e più infelici della storia.

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