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Nelle loro pagine, tanta politica, ma anche cultura e passione

Navi e penna: i giornali liguri in Argentina

Giornalisti italoargentiniIl Secolo XIX è il tempo della prima grande emigrazione dalla Liguria: meta preferita l’Argentina, dove si trasferiscono esuli politici e lavoratori in cerca di fortuna.

Nel Nuovo Mondo arrivano tanto patrioti delusi dai moti del 1830-31 e del 1848-49 quanto professionisti: agricoltori, marinai, piccoli commercianti. Per tutti loro, periodici e giornali rappresentano la risposta a diverse necessità: in primis, quella di mantenere in vita idee e tradizioni della terra d’origine. Ma anche quella d’integrarsi nel nuovo Paese, e la cultura era metodo valido per inserirsi nella vita politica, sociale, economica.

Ecco allora la nascita di fogli d’informazione nelle maggiori centri: la Plata e Rosario, poi Rio Cuarto, Tucumàn, Mendoza e Chivilcoy. Giornale d’inaugurazione, L’Italiano: fondato nel 1856 a Rio de Janeiro, è opera di Gian Battista Cuneo, mazziniano costretto ad emigrare come il suo maestro. Autodefinitosi “Giornale politico” L’Italiano mirava “A mantenere vivo tra i nostri lo spirito nazionale” ma si dichiarava neutrale rispetto alla politica interna. Durato solo due anni, L’Italiano sarà il modello per opere successive.

In maniera simile a quelli rimasti in patria, i liguri d’Argentina si dividono: alcuni parlano di politica, altri cercano la cultura. Come O’Balilla; pur facendo riferimento alla genovesità, non a caso il nome è quello dell’eroe anti austriaco, ha una definizione vaga, “Non avverso al fascismo”. Stampato in tre lingue, genovese, italiano e spagnolo, vuole diffondere la cultura ligure: nelle sue pagine, le opere di Edoardo Chiozza, le commedie di Nicolò Bacigalupo. Forse, l’opera più apprezzata è Gina di Sampierdarena (Ginna de Sanpedænna): romanzo anonimo, descrive le avventure di un’immigrata negli USA.

Stesso desiderio di far conoscere la cultura ligure, ma minor successo, per un altro giornale di italoamericani liguri, O’Staffi.

I liguri d’Argentina non sono solo editori o fondatori, ma anche valenti collaboratori dei giornali. È il caso di Giuseppe Ceppi. Nato a Genova nel 1853, si trasferisce in Argentina nel 1884, dove assume lo pseudonimo di Anibal Làtino. Con questo nome firma diversi articoli e la sua opera più famosa, “Tipi e costumi bonairensi”: una visione degli abitanti della città, che come i liguri sono sospesi tra ricordi dell’antica patria e stimoli del Nuovo Mondo.

Redazione

Inchiostro Fresco

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1 commento

  1. How can I get in touch with the person who wrote this article? I´m Giuseppe Ceppi´s relative and need help!

    My email is josefranci91@hotmail.com

    Please!

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