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Le voci narranti delle Classi IV della Scuola primaria “Saracco” di Acqui Terme

CAI, uscita entusiasmante per i ragazzi della Saracco

Foto CAI 5“Giovedì 21 Ottobre, io e i miei compagni di classe siamo andati a Morbello, nel parco di Costa, a sperimentare la scalata sulla parete artificiale allestita dal Sindaco e dal C.A.I. di Acqui Terme”.

“La mattina della gita piovigginava, quindi io e i miei compagni eravamo ansiosi di sapere se saremmo partiti o no”.

“I vetri del pullmino erano appannati ed era difficile osservare il paesaggio, ma sono riuscito a individuare qualche elemento ambientale: roverelle, castagni, noccioleti, rovi”. “C’erano persino fichi con i frutti ancora attaccati”!

“Quando siamo arrivati nel parco di Costa, ho visto la parete: era grandissima e mi faceva un po’ paura.”

“L’erba era fangosa; per terra c’erano funghi e uno strato di foglie; nel parco, in basso, c’erano soltanto pini, da cui cadevano pigne e foglie. Procedendo, ho avvertito delle piacevoli sensazioni, offerte dalla morbidezza del terreno, tappezzato di aghi, per cui a ogni passo sprofondavo un po’ ’’.

“Il Presidente del C.A.I., che si chiama Valentino, prima dell’ascensione ci ha tenuto una lezione sulla sicurezza, iniziando così: il primo di cordata deve assicurarsi che la corda sia sicura, cioè in ottimo stato, così come il resto del materiale. Ci ha presentato l’equipaggiamento che devono avere anche i “secondi”, per scalare con sicurezza: imbrago, casco, scarpette con una suola di gomma speciale. Chi assicura il compagno, utilizza il freno per il bloccaggio della corda”.

“Abbiamo scoperto che le scarpette devono stringere il piede, perché così l’aderenza è maggiore”. “Il signor Valentino ci ha anche Foto CAI 4detto che gli scalatori di una volta erano molto più bravi di quelli di oggi, se si considerano i pochi mezzi a loro disposizione: scalavano con gli scarponi chiodati su ogni parete, quindi rischiavano di scivolare; inoltre usavano corde che s’inzuppavano facilmente, diventando fradice e pesanti”.

“Le corde moderne non assorbono l’acqua, perché sono sintetiche e sono un po’ elastiche, così se cadi il colpo si avverte di meno”

“Durante la spiegazione, il Presidente mi ha fatto incuriosire talmente tanto circa l’arrampicata che avrei voluto averla già provata un sacco di volte.”

“Appena tre dei nostri compagni si sono vestiti, tutti siamo andati a guardarli e a fare il tifo per loro. A mano a mano, sono andati dalla parete a tre a tre , a vivere la loro prima arrampicata”.

“Gli istruttori del C.A.I. ci hanno portati in braccio sotto la parete, per non bagnare e sporcare le scarpette, altrimenti la suola sarebbe diventata scivolosa e avrebbe reso difficile l’ascensione”

“Io Giuseppe e Federico siamo stati i primi a sperimentare la scalata. Nessuno di noi tre ce l’ha fatta. Io sono arrivato a poca distanza dalla cima”.

“Chi raggiungeva la sbarra a fine parete, staccava il premio : un sacchetto di caramelle, cioccolatini e noccioline americane. Chi non ci arrivava, riceveva comunque il premio appena scendeva”.

“Dal basso, sembra tutto più facile, poi ti accorgi che devi stare attento e pensare a come muoverti”.

“Prima di salire, io ero eccitato all’idea di arrampicarmi, ma una volta iniziata l’ascensione avevo paura, molta paura!”

“Mentre osservavo i miei compagni, pensavo che quando sarebbe stato il mio turno avrei dovuto provare a superare la mia paura . Quando poi ho toccato il tubo, ho pensato che avrei voluto che l’arrampicata fosse più lunga.”

“Al mio turno, mi hanno assicurato alla corda e ho iniziato a scalare la parete: non era un’impresa facile, perché ti dovevi appoggiare a dei sostegni e ad appigli distanziati fra loro e, per giunta, freddi, perciò non ti “sentivi” più le mani. Io, però, ho continuato a scalare. La salita mi sembrava interminabile, ma poi…ho toccato il tubo trasversale che indicava l’arrivo!

“Io sono stata l’ultima e mi sono divertita a salire, ma pensavo a come procedere su appoggi e appigli, perché ci possono essere degli spazi senza prese agevoli tra l’uno e l’altro”.

“La discesa era bellissima, perché dovevi camminare sulla parete come un ragnetto, ma all’indietro”.

“La prima volta sono riuscita a toccare la fine della parete che era alta otto metri: oltre la metà, però, sentivo freddo alle mani. La discesa è stata emozionante perché, dopo la fatica, mi sono riposata un po’, lasciandomi andare con il mio peso sulla corda, mentre l’istruttore continuava ad assicurarmi dal basso e a calarmi”.

Foto CAI 1“Al termine del primo giro, siamo andati nei locali della PRO LOCO, per riscaldarci e fare uno spuntino, poi abbiamo iniziato il secondo tentativo di arrampicata: questa volta ce l’ho fatta!”

“Io mi sono sentito un po’ infelice per non essere arrivato in cima, però voglio riprovarci, perché questo sport mi piace, perciò questa uscita per me non è stata bellissima, ma mi è piaciuta”.

“Prima di tornare ai pullmini, io e i miei compagni abbiamo scattato una foto che immortalasse questa bella giornata.”

“Siamo arrivati in aula eccitatissimi!!! Io sono andato a casa a pranzo e ho fatto venire una testa grossa così a tutti, raccontando la mia esperienza”.

“In questa uscita didattica mi sono divertito molto e spero di poter andare ancora a sperimentare la scalata. Sono stato fortunato ad avere dei bravi istruttori e li vorrei ringraziare di cuore!”

Redazione
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