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Un italiano a spasso per l’Europa

Se un giorno di primavera un viaggiatore

Mulhouse Piazza della RiunificazioneLa città di Mulhouse è la seconda città per importanza del distretto dell’Alsazia-Lorena: la prima è Strasbrugo, sede del Parlamento Europeo. Mulhouse è situata quasi al centro esatto dell’Europa, molto vicino al Basilea (dove gli scambi culturali ed economici sono stati sempre frequenti) e al confine con la Germania. Ricordiamo che l’Alsazia e la Lorena furono le ultime due regioni annesse all’esagono francese, dato che, fino alla pace ferroviaria di Versailles del 1918 faceva parte (a partire dal 1870) del secondo reich germanico (e per un breve periodo, 1941-1944 furono de facto inglobate nel Terzo Reich di Adolf Hitler).

Per motivi di carattere personale un giorno di inizio primavera mi sono trovato ad arrivare in questa città, il cui emblema, la cicogna alsaziana, mi ha subito “salutato” piroettando su di una torretta della stazione per poi andare a scomparire nel cielo color carta da zucchero. La stazione ferroviaria, profondamente ri-modernata in tempi recenti, si apre su un ampio spiazzo dove, le linee del tram e gli autobus che collegano le diverse parti della città,si concentrano.

Mentre sto osservando questo spettacolo piuttosto tumultuoso, di scolaresche festanti che scendevano dagli autobus e di distratti viaggiatori che di corsa raggiungevano i binari, sono stato avvicinato da un gruppo di ragazzi, di cui il più grande non doveva avere più di 16-17 anni. Ad un’occhiata rapida potevano essere un perfetto esempio della composizione etnica della Repubblica Francese: senza essere un antropologo di professione si potevano notare dei ragazzi di origini marocchine, un paio centroafricani e un ragazzo bianco come il latte e dai capelli ramati.

Dopo alcune occhiate, che come in tutte le parti del mondo quando si incrocia una persona con una valigia, sono a metà strada tra il curioso e lo spaventato mi chiedono se avessi delle sigarette o al limite un accendino. Sfortunatamente per loro io non fumo, quindi non ho potuto soddisfare la richiesta. Successivamente hanno cominciato ad ascoltare della musica, proveniente dai loro cellulari: un hip-hop francese dal forte accento africano, una sintesi straniante ma affascinante tra cultura urbana e ritmi tribali. Infine mi hanno chiesto da dove venissi: Vengo dall’Italia ho risposto.

E loro senza aspettare neppure un secondo hanno detto”Italiano? Italiani tutti razzisti. Io ho cercato di prendere le distanze, di ammettere il problema ma di evitare di fare generalizzazioni. Purtroppo la musica aveva avuto ormai il soppravvento sui miei discorsi in un franco-inglese francamente troppo ridicolo per essere ascoltato. L’hip-hop aveva trionfato sulla diplomazia.

E ho capito che non serve essere un tecnocrate di Bruxelles per capire quanta strada abbiamo da fare, noi italiani, per ritrovare la fiducia a livello europeo: io non voglio crescere in un Paese razzista e farò di tutto, dovessi cercare di esprimermi in inglese, francese o chissà in mandarino, per cambiare lo status quo. Poi che i francesi stiano votando in massa per il Front National, un partito a metà strada tra il nazionalismo ottocentesco e il razzismo novecentesco, è tutta un’altra storia.

 

Eleuterio Nestorio
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