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I nuovi messaggi della Coldiretti Alessandria

I contratti di filiera leva formidabile per il Made in Italy e la Fiera di Arquata

Riceviamo e pubblichiamo

Il rinnovato accordo con l’azienda leader nel settore dei sottaceti, la Saclà, rappresenta per il territorio piemontese una conferma e sottolinea l’importanza strategica ed economica dei contratti di filiera.

Un accordo che ha ricadute positive anche per la provincia di Alessandria che conferisce tramite la Cooperativa “Fresche Terre di Scrivia”, con sede a Castelnuovo Scrivia, carote e cipolle.

Ho colto l’occasione di questa conferma per ribadire quanto Coldiretti stia lavorando con grande intensità sui contratti di filiera e l’aver trovato nella Saclà un’azienda che ha fatto della materia prima Made in Italy il proprio business, condividendo con noi il progetto della filiera agricola tutta italiana, non può che essere motivo di orgoglio.

Un progetto che si è consolidato grazie ad una fattiva collaborazione tra le strutture territoriali di Coldiretti, alla capillare assistenza tecnica erogata alle imprese associate e  una serie di contatti con imprenditori agricoli che è andata di anno in anno rafforzandosi.

Di qui il forte e continuo impegno di Coldiretti nel proseguire, anche per i prossimi anni, con la sottoscrizione di accordi di filiera che possano dare risposte concrete ai vari settori produttivi al fine di veder meglio remunerati i prodotti agricoli.

Questo accordo, come quello siglato con l’azienda dolciaria “Novi” per la fornitura di nocciole, rappresenta un passo molto importante in una direzione che Coldiretti sta portando avanti da ormai diverso tempo per valorizzare la territorialità, qualità e rintracciabilità delle produzioni che rappresentano una leva competitiva e formidabile per trainare il Made in Italy nel mondo.

Una progettualità dell’economico, la nostra, che continuerà ad avere tre fondamentali pilastri: la cooperazione e gli accordi di filiera che mirano alla concentrazione del prodotto e a fare sistema tra settori produttivi; i consorzi agrari che sono tornati ad essere centrali nella politica economica agroalimentare e Campagna Amica che con le botteghe, i mercati e gli agriturismi di Terranostra promuove e valorizza i prodotti agricoli locali.

 

Il Direttore

Coldiretti Alessandria                            Simone Moroni

 

 

 

Crisi: salgono a 4,1 milioni gli indigenti in Italia nel 2013 (+10%)

 

Sono 4.068.250 le persone che in Italia sono state costrette a chiedere aiuto per mangiare nel 2013, con un aumento del 10 per cento sull’anno precedente. E’ quanto emerge da una anali della Coldiretti sulla base della relazione sul “Piano di distribuzione degli alimenti agli indigenti 2013″  realizzato dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea), in riferimento ai dati Istat sulle famiglie senza redditi da lavoro.

“Per effetto della crisi economica e della perdita di lavoro si sta registrando – sottolineano il presidente e il direttore della Coldiretti alessandrina Roberto Paravidino e Simone Moroni – un aumento esponenziale degli italiani senza risorse sufficienti neanche a sfamarsi”: erano 2,7 milioni nel 2010, sono saliti a 3,3 milioni nel 2011 ed hanno raggiunto i 3,7 milioni nel 2012. In particolar, nel 2013 si contano 303.485 persone che hanno beneficiato dei servizi mensa, mentre sono ben 3.764.765 i poveri che nel 2013 hanno avuto assistenza con pacchi alimentari che rispondono maggiormente alle aspettative dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di aiuto piuttosto che il consumo di pasti gratuiti in mensa. “Una situazione drammatica che – continuano Paravidino e Moroni – rappresenta la punta di un iceberg delle difficoltà che incontrano molte famiglie italiane nel momento di fare la spesa”. Secondo l’Istat, infatti, ben il 16,6 per cento degli italiani non può neanche permettersi una pasto con un contenuto proteico adeguato almeno una volta ogni due giorni. L’effetto più eclatante della riduzione del potere di acquisto degli italiani è stato il taglio nei consumi alimentari che sono tornati indietro di oltre 30 anni sui livelli minimi del 1981. Nel 2013 i consumi alimentari sono diminuiti del 3,1 per cento secondo l’Istat perchè con il calo del potere di acquisto le famiglie italiane hanno tagliato dal pesce fresco (-20 per cento) alla pasta (-9 per cento), dal latte (-8 per cento) all’olio di oliva extravergine (- 6 per cento) dall’ortofrutta (- 3 per cento) alla carne (-2 per cento) mentre aumentano solo le uova (+2 per cento), sulla base dell’analisi della Coldiretti su dati Ismea relativi ai primi undici mesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Crisi: 4 italiani su 10 riciclano pane avanzato, Gdo lo butta

 

Più di quattro italiani su 10 (42 per cento)  mangiano il pane avanzato dal giorno prima, con una crescente tendenza a contenere gli sprechi. E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla base di un’indagine Ixè, nel sottolineare che la crisi ha portato i cittadini a sviluppare diverse tecniche per evitare quello che una volta veniva considerato un vero sacrilegio, con il 44 per cento degli italiani che lo surgela, il 43 per cento lo grattugia il 22 per cento lo dà da mangiare agli animali mentre nel 5 per cento delle famiglie il pane non avanza mai. E ben il 24 per cento utilizza il pane raffermo per la preparazione di particolari ricette che vengono spesso dalla tradizione contadina. “Una situazione che – affermano il presidente e il direttore della Coldiretti alessandrina Roberto Paravidino e Simone Moroni – contrasta fortemente con quanto accade nella filiera della Grande distribuzione organizzata dove, alla chiusura del supermercato, il pane del giorno avanzato viene ritirato e gettato, senza alcuna possibilità di poter essere riutilizzato né donato alle mense per le persone indigenti”.

Resta il fatto che i consumi di pane sono crollati, tanto che nel 2013 è stata servita in tavola per la prima volta nella storia degli italiani meno di una fetta di pane a pasto (o una rosetta piccola) per persona, con il consumo del bene alimentare più prezioso che è sceso al minimo storico dall’Unità d’Italia. Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, si mangiavano ben 1,1 chili di pane a persona al giorno, ma da allora si è verificato un progressivo contenimento dei consumi che oggi sono scesi ad appena 98 grammi a persona al giorno (una fettina di pane pesa in media 50 grammi come una rosetta piccola).  Particolarmente sensibile è stato il calo degli acquisti negli ultimi anni di crisi con un crollo in quantità del 32 per cento rispetto ai 145 grammi acquistati a persona nel 2007. Il trend discendente – precisa la Coldiretti – viene però da lontano: nel 1980 si aggira intorno agli 230 grammi a testa al giorno, nel 1990 si scende a 197 grammi, nel 2000 si arriva a 180 grammi, nel 2010 si attesta a 120 grammi e nel 2012 crolla a 106 grammi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PAC – Gli aggiornamenti

 

Scelte nazionali per applicazione pagamenti diretti

Si è svolta mercoledì scorso una riunione tecnica Mipaaf-Regioni sulla attuazione del primo pilastro della PAC, concentrata essenzialmente sulla questione degli aiuti accoppiati. Il Ministero ha chiarito che la proposta avanzata (circa 570 milioni di euro annui disponibili per gli aiuti accoppiati) nella riunione tra il Ministro e gli Assessori del 10 aprile era per l’appunto una proposta e in quanto tale suscettibile di modifiche. Dalle prime bozze la maggiori parte delle risorse dovrebbero venire destinare alla zootecnica da carne e da latte e al piano proteoleagionose, ma anche a riso e olio. Già nella prossima riunione tecnica che precederà quella politica il Ministero presenterà una nuova ipotesi sugli aiuti accoppiati che cercherà di tener conto delle istanze, spesso divergenti, sollevate dalle varie Regioni ma che dovrà necessariamente considerare anche gli effetti della convergenza attuata sulla base di una regione unica. sembra comunque confermata la scelta di utilizzare tutto il plafond disponibile (13% del massima nel nazionale degli aiuti diretti +2% per produzioni proteoleaginose) per gli aiuti accoppiati, in quanto si ritiene questo sia il modo migliore per attenuare gli effetti della convergenza. Intervenendo in un’audizione in Commissione agricoltura alla Camera, sul tema dell’agricoltore attivo il ministro Martina ha precisato che nel confronto con le regioni sull’attuazione della PAC, si e’ registrata una larga condivisione sull’allargamento della “black list” ad alcuni “soggetti forti”, come “banche, assicurazioni e società immobiliari”, così come sulla necessità di differenziare tra agricoltori di pianura e quelli di zone svantaggiate e montagna. Terzo aspetto più delicato é definire il profilo giuridico dei soggetti, spiegando che su questo c’é ancora una discussione in corso ed anche le regioni hanno chiesto più tempo per maturare una condivisione fra loro.

 

Anche il Consiglio Agricolo Ue approva gli Atti delegati riforma Pac

Il Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue (Consiglio Agricolo) ha approvato a Lussemburgo i primi 10 atti per applicare la nuova Politica agricola comune, senza i quali non è possibile mettere in opera la riforma della PAC. L’approvazione dei ministri giunge pochi giorni dopo il via libera agli stessi provvedimenti da parte della Commissione agricoltura del Parlamento europeo. Nel primo pacchetto di Atti delegati c’é l’importante provvedimento sui pagamenti degli aiuti Ue agli agricoltori. La Commissione europea ha annunciato l’intenzione di proporre una seconda fase di atti attuativi della PAC dopo la pausa elettorale del Parlamento europeo. In allegato uno schema riassuntivo degli atti delegati con gli ambiti interessati e la dichiarazione vincolante dell’impegno a modificare l’atto delegato sui pagamenti diretti come richiesto dall’Europarlamento.

Domanda Unica 2014 – riduzione importo dei titoli per rispetto disciplina finanziaria

 

La Commissione ha presentato la proposta che fissa il tasso di adattamento, dovuto alla disciplina finanziaria, dei pagamenti diretti per l’anno civile 2014 e che andranno a valere sul bilancio 2015. Il calcolo del tasso di adattamento delle disciplina finanziaria fa parte dell’elaborazione del progetto di bilancio 2015. Il meccanismo della disciplina finanziaria è applicato per istituire un riserva per le crisi del settore agricolo e per garantire il rispetto dei massimali annuali fissati nel regolamento delle spese di mercato e dei pagamenti diretti. L’importo della riserva per le crisi del settore agricolo ammonta a 433 milioni di euro e per coprire tale importo occorre applicare il meccanismo della disciplina finanziaria ai pagamenti diretti per l’anno civile 2014. Nell’elaborazione del progetto di bilancio 2015, dalle prime stime, la Commissione europea ha rilevato che per i pagamenti diretti e le spese di mercato è probabile che non superino il massimale stabilito per il 2015 e, quindi, non sia necessaria un’ulteriore applicazione della disciplina finanziaria. Per cui la Commissione, ai fini dell’applicazione dell’adattamento, propone gli importi dei pagamenti diretti che superino 2.000 euro, per le domande presentate con riferimento all’anno civile 2014, siano ridotti dell’1,301951%. Per l’anno 2013, sempre per i pagamenti superiori a 2.000 euro, era stata chiesta una riduzione del 2,453658%. La proposta della Commissione dovrà essere adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio entro il 30 giugno 2014. Qualora non si raggiunga un accordo, il tasso sarà fissato d’ufficio dalla Commissione. La Commissione riesaminerà le previsioni nell’ottobre 2014 e adotterà se del caso, un aggiustamento del tasso di adattamento entro il 1°dicembre 2014. Inoltre si ricorda che, oltre alle riduzioni dovute alla disciplina finanziaria se necessario, gli Stati membri devono attuare a loro volta una riduzione lineare dei pagamenti diretti 2014, al fine di rispettare i massimali nazionali.

 

 

Pomodoro da industria

Il Distretto del pomodoro Nord Italia chiede aiuto accoppiato nella nuova PAC

 

L’OI Distretto del pomodoro da industria del Nord Italia, Organizzazione Interprofessionale riconosciuta dall’UE e che rappresenta circa la metà del pomodoro da industria italiano, ha scritto al ministro Martina per chiedere l’introduzione anche in Italia dell’aiuto accoppiato per il pomodoro nell’ambito dei nuovi pagamenti diretti della PAC che scatteranno dal 2015. L’introduzione di un aiuto accoppiato per il pomodoro da industria in Italia, secondo l’OI, richiederebbe non più di 25-28 milioni di euro, ovvero meno del 5% del plafond a disposizione.

 

Documento di Programmazione Economico-Finanziaria: le norme che interessano l’agricoltura

Il governo Renzi ha approvato e presentato il DEF, cioè il Documento di Economia e Finanza del 2014. Venerdì 18 aprile, è stato approvato il primo provvedimento del Governo, nel quale sono contenute norme che riguardano la fiscalità in agricoltura.

Il DEF è il principale strumento con cui si programma l’economia e la finanza pubblica (e non solo) in Italia. Il governo lo presenta annualmente al Parlamento per l’approvazione. Ha cambiato tempistica e nome diverse volte, dalla sua introduzione nel 1988: inizialmente si chiamava Documento di Programmazione Economico-Finanziaria (DPEF), poi è diventato Decisione di Finanza Pubblica dal 2009 al 2011. Nel 2011 è diventato DEF ed è stato anticipato alla prima metà dell’anno.

Si occupa della programmazione almeno triennale: definisce gli obbiettivi della finanza pubblica, aggiorna le previsioni ed espone gli interventi necessari per raggiungere gli obbiettivi. Subito dopo il Consiglio dei Ministri, il Mipaaf confermato con un comunicato che le richieste di Coldiretti sono state tenute in considerazione. Sono molto ridimensionati gli interventi sul settore agricolo, rispetto alle bozze circolate nei giorni precedenti l’approvazione del documento. il decreto legge approvato – scrive il mipaaf – “non contiene la reintroduzione dell’imu sui fabbricati rurali ad uso strumentale. Sono state inoltre salvaguardate le agevolazioni per il gasolio agricolo, l’esenzione ires per le cooperative agricole e di piccola pesca e il regime speciale dell’Iva per le imprese agricole. Il decreto contiene una rimodulazione della base imponibile per i terreni montani e collinari e una correzione fiscale sulla produzione di energie rinnovabili da imprese agricole. Infine, un importante taglio del cuneo fiscale per il settore agricolo deriva dalla riduzione dell’aliquota Irap del 10%”.

Il DEF, dal quale si origina il disegno di legge che contiene anche le misure agricole, conteneva infatti le misure che per brevità, cerchiamo di riassumere.

  1. 1.   Il taglio dell’IRAP:

Il DEF conferma il taglio del 10 per cento dell’IRAP, dicendo che “potrà avere effetti di stimolo all’occupazione nel medio termine”. L’IRAP è l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive: è stata introdotta nel 1997 per dare un gettito stabile e rilevante alle regioni italiane, e da allora è una delle imposte più criticate in Italia. È pagata dalle imprese, dalle società, dagli enti e dalle amministrazioni pubbliche: il suo problema principale è che non viene pagata sull’utile di esercizio delle imprese, ma più precisamente sulla differenza tra i proventi e i costi di gestione, escluso però il costo del lavoro. Questo fa sì che industrie con molta manodopera paghino un’IRAP più alta e che, in alcuni casi, l’imposta debba essere pagata anche da parte di imprese che chiudono un anno in perdita.

  1. 2.   Gli 80 euro in basta paga

A partire dal prossimo 27 maggio, chi ha uno stipendio annuo inferiore ai 25 mila euro lordi all’anno avrà un taglio dell’IRPEF – l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, cioè la principale imposta che interessa direttamente il reddito complessivo netto degli italiani e dei residenti in Italia – pari a 80 euro al mese. Alla fine dell’anno, dice Renzi, l’ammontare del taglio varrà praticamente quanto una mensilità supplementare. Rispetto a quanto annunciato un mese fa, Renzi ha detto che il Governo cercherà di occuparsi anche dei cosiddetti “incapienti”: le persone che non pagano le tasse perché hanno redditi inferiori a  8.000 euro l’anno. Questa parte dovrebbe essere curata dall’INPS.

  1. 3.   Dove si prendono i soldi?

Per il 2014 queste misure costeranno 6,7 miliardi di euro. 4,5 miliardi arriveranno dalla revisione dalla spesa e i restanti da due misure una tantum: la riscossione dell’IVA sul pagamento dei debiti dello Stato alle imprese e l’aumento delle tasse sulle plusvalenze delle banche nella rivalutazione delle quote della Banca d’Italia.

Quest’ultima misura non era attesa: il governo aumenterà l’aliquota dal 12 al 24-26 per cento. Ha scritto Repubblica: “Per le banche, che avevano già messo in conto laute plusvalenze sui bilanci 2013, il conto è salato: fino a 2,4 miliardi di tasse rispetto agli 1,2 messi in conto qualche settimana fa”. La misura interessa soprattutto Intesa e Unicredit; l’ABI – Associazione Bancaria Italiana – ovviamente protesta. Semplificando, una plusvalenza è un guadagno che si deve all’aumento di valore di beni o azioni: in questo caso parliamo della rivalutazione delle quote della Banca d’Italia decisa dal Governo lo scorso gennaio. Il valore delle quote della Banca d’Italia di proprietà delle banche è stato alzato da 156mila euro a 7,5 miliardi di euro. Il governo ha aumentato la tassazione su quella plusvalenza.

  1. 4.   La revisione della spesa

Un’altra parte di risorse arriverà dalla revisione della spesa (la tanto citata “spending review”), che porterà a risparmi “per circa 4,5 miliardi nell’anno in corso, e fino a 17 per il 2015 e 32 per il 2016 rispetto al tendenziale”. I 4,5 miliardi per il 2014 arrivano da riduzione delle spese per l’acquisto di beni e servizi (800 milioni), dal taglio degli stipendi dei dirigenti pubblici , dalla riforma delle province e dall’abolizione del CNEL, tra le altre cose.

  1. 5.   Privatizzazioni

Il governo Renzi su questo intende proseguire il programma avviato dal governo Letta e pensa che le privatizzazioni possano produrre introiti attorno a 0,7 punti percentuali di PIL all’anno dal 2014 e per i tre anni successivi.

  1. 6.   Debiti della pubblica amministrazione

Il governo ha reso disponibili altri 13 miliardi di euro per il pagamento dei debiti con le imprese delle pubbliche amministrazioni. Ci sarà inoltre un meccanismo che consentirà alle aziende di cedere il proprio credito a favore di istituzioni finanziarie.

  1. 7.   Scuole, piccole e medie imprese

Il governo dice che ci saranno due miliardi di euro che comuni e province potranno usare per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, e che aggiungerà 670 milioni di euro per il 2014 e complessivamente oltre 2 miliardi per i prossimi tre anni a un fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.

  1. 8.   Piano casa

1,3 miliardi di euro per interventi destinati all’acquisto o alla ristrutturazione di immobili.

  1. 9.   Taglio agli stipendi dei dirigenti pubblici

I dirigenti pubblici non potranno guadagnare più di 238 mila euro l’anno, pari all’emolumento del presidente della Repubblica. Renzi ha detto che la misura varrà anche per i manager delle aziende i cui vertici sono nominati dal Governo, per esempio le Poste o le Ferrovie dello Stato; restano fuori solo quelli delle aziende quotate in Borsa. La misura dovrebbe portare al risparmio di circa 400 milioni, ma al di là del valore economico conta il significato simbolico.

10.Previsioni future per l’economia italiana

Il governo stima una crescita del PIL dello 0,8 per cento per il 2014, inferiore alle previsioni del precedente governo Letta, con un graduale avvicinamento al 2 per cento nei prossimi anni. L’indebitamento netto nel 2014 dovrebbe fermarsi al 2,6 per cento del PIL, per poi scendere all’1,8 nel 2015 e allo 0,9 nel 2016. L’avanzo primario in termini nominali – cioè al netto degli interessi sul debito, senza i quali l’Italia incasserebbe più di quanto spende – aumenterà progressivamente, raggiungendo il 5 per cento nel 2018. Il rapporto debito/PIL inizierà a ridursi a partire dal 2015.

 

Il Presidente Roberto Moncalvo:

“Earth Day, in Italia 15% di terra in meno negli ultimi 20 anni”

“L’Italia ha perso negli ultimi venti anni il 15 per cento delle campagne per effetto della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto di 2,15 milioni di ettari la terra coltivata”. E’ l’allarme lanciato dal presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, in occasione dell’Earth day che si celebra il 22 aprile in tutto il mondo con la partecipazione di oltre un miliardo di persone, che quest’anno affronta il tema delle “green cities”.

Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) con il risultato che in Italia oltre 5 milioni di cittadini si trovano  in zone esposte al pericolo di frane e alluvioni che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale. Per proteggere il territorio ed i cittadini che vi vivono l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola che ha visto chiudere 1,2 milioni di aziende negli ultimi venti anni. “Se nella classe dirigente è mancata fino ad ora la cultura del valore dell’agroalimentare, della salvaguardia del territorio e del cibo che è una delle poche leve per tornare a crescere – ha sottolineato Moncalvo -, la sensibilità negli ultimi anni è profondamente cresciuta tra i cittadini che sempre più spesso sostengono con le proprie scelte di acquisto e nelle vacanze l’agricoltura ed i prodotti locali del territorio”.

Nel 2013 sono aumentati del 67 per cento gli acquisti degli italiani nei mercati degli agricoltori, i cosiddetti farmers market diffusi in tutte le principali città, in netta controtendenza con l’andamento negativo dei consumi alimentari, in calo del 4 per cento nel 2013 a causa della crisi, secondo una analisi della Coldiretti.

 

Varata la manovra Renzi, gli effetti per le campagne

Niente Imu sui fabbricati rurali ad uso strumentale e taglio dell’Irap del 10 per cento. Sono alcune delle novità che interessano il settore agricolo contenute nel decreto legge “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale – Per un’Italia coraggiosa e semplice”, approvato dal Consiglio dei Ministri presieduto dal premier Matteo Renzi.

Oltre a confermare l’esclusione dei fabbricati dal pagamento dell’Imposta municipale unica, il provvedimento introduce un taglio del cuneo fiscale per quanto riguarda l’aliquota Irap, che passa dall’1,9 all’1,7 per cento.

Il decreto mantiene anche le agevolazioni per il gasolio agricolo, l’esenzione Ires per le cooperative agricole e di piccola pesca e il regime speciale dell’Iva per le imprese agricole. Sarà ridefinito l’elenco dei terreni collinari e montani ai fini dell’applicazione delle relative agevolazioni con la possibilità di diversificare a favore degli imprenditori agricoli professionali (Iap o cd iscritti alla previdenza) per i quali il terreno rappresenta uno strumento di lavoro.

E’ prevista infine l’equiparazione a fini fiscali alle altre attività connesse della produzione di energie rinnovabili effettuata dalle imprese agricole.

 

Giù a marzo i prezzi agricoli (-5%),

male vino e ortofrutta

Bilancio negativo a marzo per i prezzi agricoli. Secondo le ultime rilevazioni di Ismea, le quotazioni fanno segnare un calo complessivo del 5 per cento rispetto allo scorso anno, con una diminuzione più accentuata per le coltivazioni (-10,3 per cento).

Male, soprattutto, i vini (-20 per cento) e flessioni a due cifre anche per gli ortaggi (-13,3 per cento) e la frutta (-10,9 per cento), in un mercato ben rifornito grazie alle favorevoli condizioni climatiche. In calo, sempre nel confronto tendenziale, anche i prezzi alla produzione dell’olio di oliva (-8,2 per cento) e dei cereali (-7,7 per cento), nonché dei semi oleosi (-8,2 per cento). In crescita il solo tabacco (+3,7 per cento).

Migliore la situazione nel comparto zootecnico, con le quotazioni che segnano un più 1,1 per cento su base annua. A sostenere i listini è stata però unicamente la componente lattiero-casearia (+7,3 per cento). Giù conigli (-16,7 per cento), avicoli (-4  per cento), ovini e caprini (-13,7 per cento), uova (-5,6 per cento). Male anche la carne bovina  (-1,5 per cento) e quella suina, salumi compresi, (-0,9 per cento).

 

Coalvi: Carlo Gabetti confermato

alla presidenza

Si è svolto mercoledì scorso il primo CdA dopo il rinnovo cariche 2014-2017 avvenuto il 4 aprile, dell’Assemblea soci Coalvi. Il Consiglio ha confermato alla presidenza Carlo Gabetti (Cuneo) e ha eletto vice presidenti Graziano Scaglia (Torino) e Marco Quaranta (Asti). Oltre a Gabetti e i due vice presidenti faranno parte della Giunta esecutiva anche Francesco Rossi (Alessandria) e Ivano Quaglia (Cuneo).

 

 

Piante officinali, approvato il nuovo Piano di Settore

Lo scorso 10 aprile la Conferenza Permanente Stato-Regioni ha approvato il Piano di settore della filiera delle piante officinali. Il settore delle piante officinali risulta particolarmente interessante per la costante crescita dei consumi, a fronte di una produzione/raccolta nazionale che copre soltanto il 30 per cento del fabbisogno.

A parte quelle piante non coltivabili in Italia, resta da verificare se ci possano essere le condizioni per costruire delle filiere italiane, riducendo la nostra dipendenza dalle importazioni. Il Piano approvato si compone in effetti di quattro documenti che hanno il pregio di organizzare razionalmente i dati disponibili, favorendo la valutazione delle diverse opzioni imprenditoriali che potrebbero essere sviluppate.

I documenti sono: il Piano di Settore della Filiera delle Piante Officinali (il piano vero e proprio); il rapporto Ismea-Osservatorio della Filiera delle Piante Officinali (una analisi economica del settore), l’Allegato Tecnico al Piano (l’analisi tecnica alla base del piano), il Glossario (riporta le definizioni di alcuni termini utilizzati nel settore). Si auspica che dopo un lavoro così importante, il Legislatore nazionale e quelli regionali colgano l’occasione per dotarsi di strumenti normativi ed economici per sviluppare questo settore in continua evoluzione.

 

Commercio estero, a febbraio +4% export agroalimentare

L’aumento del 4 per cento dall’inizio dell’anno delle esportazioni agroalimentari rispetto allo scorso anno fa segnare un nuovo record per il periodo e traina la crescita dell’intero Made in Italy all’estero. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sul commercio estero relativi a febbraio 2014. Prosegue anche quest’anno per l’agroalimentare italiano il trend positivo fatto segnare nel 2013 con un valore di 33,4 miliardi di euro mai registrato prima. Una situazione che compensa parzialmente la crisi dei consumi sul mercato interno che ha colpito anche i prodotti della tavola. A preoccupare è però l’andamento dei cambi con il rafforzamento dell’euro che potrebbe provocare criticità su alcuni mercati importanti per il cibo nazionale come quello degli Stati Uniti.

 

 

Industria, nell’alimentare il peggior fatturato (-3,1%)

Con un crollo del 3,1 per cento è nell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco che si registra il calo maggiore del fatturato per effetto della diminuzione dei consumi interni che non sono compensati adeguatamente dall’andamento positivo delle esportazioni.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sulla produzione industriale a febbraio che non sono incoraggianti per l’andamento dei consumi a tavola a Pasqua durante la quale addirittura il 24 per cento degli italiani rinuncia a uova e colombe industriali. A pesare sull’industria alimentare e delle bevande è dunque soprattutto il taglio nei consumi alimentari nazionali che sono tornati indietro di oltre 30 anni sui livelli minimi del 1981, ma a cambiare è stata anche la composizione della spesa per effetto della crisi che ha costretto le famiglie a una profonda spending review con pesanti conseguenze sulle imprese del settore.

Positivo è invece l’aumento del 4 per cento dall’inizio dell’anno delle esportazioni agroalimentari rispetto allo scorso anno fa segnare un nuovo record per il periodo e traina la crescita dell’intero Made in Italy all’estero. A preoccupare per il futuro è l’andamento dei cambi con il rafforzamento dell’euro che potrebbe provocare criticità su alcuni mercati importanti per il cibo nazionale come quello degli Stati Uniti.

 

Il punto sull’energia www.lefattoriedelsole.it

 

Certificati bianchi, ecco i risultati del primo rapporto annuale

Oltre 21.000 progetti valutati per quasi 6 milioni di Titoli di Efficienza Energetica (Tee) rilasciati e 2.350.000 Tep – Tonnellate Equivalenti di Petrolio/anno risparmiate nel 2013. Sono alcuni dei dati contenuti nel Rapporto Annuale sui Certificati Bianchi del Gestore dei Servizi Energetici.

Lo studio riassume i principali indicatori e le linee di sviluppo che hanno contraddistinto il meccanismo incentivante tra febbraio 2013, quando l’attività è passata al Gse, al febbraio del 2014.

Dal Rapporto, rimarca il Gse in una nota, “emerge come, a poco più di un anno dalla sua applicazione, il D.M. 28 dicembre 2012 abbia mutato la governance del meccanismo incentivante e incrementato la platea dei potenziali soggetti richiedenti i Titoli di Efficienza Energetica”.

Il Decreto, oltre a fissare gli obiettivi per il periodo 2013-2016, ha anche introdotto premialità per i grandi progetti industriali e infrastrutturali in grado di generare risparmi addizionali per almeno 35.000 tep/anno. I progetti presentati sono passati dai 7.000 del 2012 ai 21.709 del 2013 e hanno interessato soprattutto il settore industriale e quello dei servizi.

Interessanti anche i risultati per gli interventi nel settore agricolo, le schede introdotte dal DM 28 dicembre 2012, sono due: la 39E “Installazione di schemi termici interni per l’isolamento termico del sistema serra”, 40E “Installazione di impianto di riscaldamento alimentato a biomassa legnosa nel settore della serricoltura”. Complessivamente sono 16 i progetti presentati, 232 i Tee che sono stati approvati, tutti con la scheda 40E, che hanno portato un risparmio di 88 Tep; 21 i progetti presentati con la scheda 39E e 7 i Tee rilasciati. Trecentoquarantasei i progetti realizzati con la scheda 37E: nuova installazione impianto di riscaldamento unifamiliare a biomassa legnosa (P<35kW), che hanno portato ad un risparmio di 589 Tep. Il sistema dei certificati bianchi è stato introdotto nella legislazione italiana dai decreti ministeriali del 20 luglio 2004 e s.m.i. e prevede che i distributori di energia elettrica e di gas naturale raggiungano annualmente determinati obiettivi quantitativi di risparmio di energia primaria, espressi in Tonnellate Equivalenti di Petrolio risparmiate (Tep).

Un certificato equivale al risparmio di una Tep. Le aziende distributrici di energia elettrica e gas possono assolvere al proprio obbligo realizzando progetti di efficienza energetica che diano diritto ai certificati bianchi oppure acquistando i Tee da altri soggetti sul mercato dei Titoli di Efficienza Energetica. Il quadro normativo nazionale in quest’ambito è stato recentemente modificato con la pubblicazione del decreto 28 dicembre 2012, che definisce degli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico – crescenti nel tempo – per le imprese di distribuzione di energia elettrica e gas per gli anni dal 2013 al 2016 e introduce nuovi soggetti ammessi alla presentazione di progetti per il rilascio dei certificati bianchi. Possono presentare progetti per il rilascio dei certificati bianchi le imprese distributrici di energia elettrica e gas con più di 50.000 clienti finali (“soggetti obbligati”), le società controllate da tali imprese, i distributori non obbligati, le società operanti nel settore dei servizi energetici, le imprese e gli enti che si dotino di un energy manager o di un sistema di gestione dell’energia in conformità alla ISO 50001.

 

Impianti fotovoltaici su vani aperti, il Tar “riduce” gli incentivi

L’impianto fotovoltaico installato su un vano completamente aperto è escluso dalla tariffa incentivante più favorevole prevista per gli impianti integrati con caratteristiche innovative dal Quarto Conto energia. Lo ha stabilito il Tar Lazio-Roma, sezione Terza-Ter, con la sentenza n. 2792/2014 depositata il 12 marzo, con la quale è stato rigettato il ricorso di una società contro il provvedimento del Gse che ha negato implicitamente l’ammissione della società alla più favorevole tariffa ai sensi del Titolo III del D.M. 5 maggio 2011 (relativo agli “impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative”),ammettendola invece alla meno favorevole tariffa di cui al Titolo II del citato D.M. (destinata agli “impianti su edifici”).

Ciò in quanto il vano completamente aperto non consente all’impianto fotovoltaico ivi installato di svolgere alcuna funzione di conservazione dei livelli energetici preesistenti. Il manufatto oggetto della causa è un opificio ad uso artigianale, costituto da una estesa tettoia a copertura, sorretta da una serie di elementi verticali (colonne). Esso è del tutto privo di pareti perimetrali: si tratta cioè di un “vano completamente aperto”.

 

Coldiretti lancia l’allarme: dall’Ue via libera al miele Ogm senza etichetta

Nel miele in vendita nell’Unione Europea non è necessario indicare in etichetta la presenza di polline contaminato Ogm nonostante il boom delle importazioni da Paesi a rischio contaminazione, come la Cina, che nel 2013 ha aumentato del 20 per cento le spedizioni ed è diventata addirittura secondo fornitore dell’Italia preceduta solo dall’Ungheria. E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme sugli effetti dell’ultima sessione plenaria di questa legislatura a Strasburgo dove il Parlamento europeo ha adottato il testo consolidato di modifica della direttiva 2001/110/CE del Consiglio concernente il miele, frutto dei negoziati in sede di Trilogo tra le Istituzioni dell’Ue. C’è ora il rischio concreto che venga venduto sul mercato miele con polline Ogm senza nessuna indicazione in etichetta perché secondo il testo approvato il polline, essendo una componente naturale specifica del miele, non va considerato un ingrediente e di conseguenza non sarà mai necessario indicarne in etichetta la presenza dal momento che rappresenta un valore inferiore alla soglia dello 0,9 per cento prevista dalla legislazione europea. Una interpretazione che non rispecchia peraltro la sentenza della Corte di giustizia, del 6 settembre 2011, secondo la quale il polline è un ingrediente del miele e quindi la presenza di Ogm va indicata in etichetta.  A preoccupare è il fatto che la coltivazione di un campo Ogm è in grado di determinare la contaminazione del miele attraverso il trasporto del polline da parte delle api. In Italia grazie all’azione della Coldiretti è vietato coltivare Ogm e di conseguenza non è contaminato il miele prodotto sul territorio nazionale che è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria. Un discorso diverso vale per il miele importato in ingenti quantità da paesi comunitari ed extracomunitari in cui sono diffuse le coltivazioni biotech come la Cina.

L’Italia infatti ha importato nel 2013  un quantitativo di miele addirittura superiore alla produzione nazionale per un totale di circa 18 milioni di chili di miele dei quali quasi la metà dall’Ungheria e oltre il 10 per cento dalla Cina ma anche da Romania, Argentina e Spagna dove sono permesse coltivazioni Ogm. Il miele prodotto sul territorio nazionale è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. Per acquistare  miele italiano è bene verificare sempre l’etichettatura. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

 

Nuove linee guida Ue, modifiche in vista per l’incentivazione delle rinnovabili

La Commissione europea, con l’adozione di specifiche linee guida, ha fissato i nuovi paletti per gli aiuti di Stato riservati alle fonti rinnovabili. L’obiettivo del provvedimento è quello di ridurre le distorsioni che negli ultimi anni hanno caratterizzato gli incentivi, con particolare riguardo al loro peso sulle bollette energetiche dei cittadini europei. Nello stesso documento, adottato il 4 aprile scorso, Bruxelles ha espresso anche una richiesta ai paesi membri volta alla riduzione dei prelievi alle imprese energivore, sulla base della necessità di un recupero di competitività, da parte di quest’ultime, a livello internazionale.

Le linee guida per gli aiuti di Stato sull’energia, in imminente pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue, saranno, dunque, in vigore dal 1° luglio prossimo, tuttavia va segnalato come il loro iter sia stato caratterizzato da un lungo processo di consultazione durante il quale non sono mancate accese critiche da parte sia di numerose associazioni ambientaliste, sia di alcuni Stati membri (tra cui Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania). Questi, infatti, hanno giudicato il provvedimento eccessivamente penalizzante per la diffusione futura delle rinnovabili, oltre a ravvisare, da parte dell’Unione europea, un eccessiva ingerenza nelle politiche energetiche nazionali ed una volontà, non pienamente condivisa, di voler garantire un eccessivo supporto alle aziende energivore.

Al proposito, Joaquin Almunia, Commissario europeo alla Concorrenza, ha ribattuto a queste polemiche ribadendo come, invece, secondo la Commissione, “sia giunto il momento per le energie rinnovabili di essere sul mercato” e come, sempre nelle intenzioni dell’UE, le nuove regole debbano servire per meglio indirizzare il sistema delle rinnovabili verso meccanismi di sostegno più adeguati.

E’ evidente, in questo senso, che le linee guida nascono proprio per giungere ad una graduale sostituzione degli incentivi alle rinnovabili in conto energia con processi competitivi, basati su aste pubbliche. Si tratta, in vero, di una impostazione che trova sostenitori anche nel nostro Paese, specie in riferimento al peso che, negli ultimi tempi, gli incentivi alle rinnovabili hanno assunto nell’ambito della bolletta elettrica, elemento oggetto di notevole preoccupazione da parte dei consumatori, specie in un momento di congiuntura economica non favorevole. Tuttavia, rispetto all’accoglienza delle nuove norme, va anche segnalato come il Ministero dello Sviluppo economico italiano sul provvedimento abbia espresso, sin dalle fasi iniziali del dibattito, numerose critiche.

Analizzando più in dettaglio il testo delle linee guida, soprattutto in relazione alle modifiche che queste apporteranno ai sistemi nazionali di incentivazione delle rinnovabili, troviamo che, ad esempio, dal 2016 gli impianti sopra ai 500 kW (oltre i 3 MW per l’eolico) saranno soggetti alle “responsabilità di bilanciamento” e non potranno, quindi, essere più favoriti dagli incentivi nel caso in cui la generazione di energia avvenga in un contesto caratterizzato da prezzi negativi del MWh, come accade in alcuni mercati elettrici dell’Ue. Inoltre, gli Stati membri saranno obbligati ad utilizzare come strumenti di sostegno per le rinnovabili esclusivamente meccanismi come aste, sistemi di premi o certificati.

In merito a ciò, l’avviamento delle procedure d’asta pilota, per una piccola quota delle nuove potenze, è previsto già a partire dal 2015, mentre, a partire dal 2017, tutti i nuovi impianti dovranno accedere agli incentivi mediante meccanismi di gara (anche se, per assicurare agli Stati membri un certo grado di flessibilità nella gestione delle specificità nazionali, su l’adozione di questi meccanismi la Commissione ha previsto la possibilità di alcune deroghe). Risultano, invece, esclusi dalle aste gli impianti di potenza minore (inferiori a 3 MW per l’eolico e a 500 kW per le altre fonti).

Questi, infatti, potranno continuare a beneficiare di tutte tipologie di sostegno, incluse le tariffe in conto energia. Altre esenzioni dalla rivisitazione del sistema incentivante sono previste anche per impianti con potenze inferiori a 6 MW per l’eolico e a 1 MW per le altre fonti, ma per questi la condizione è che si trovino nelle fasi iniziali di sviluppo. Il testo sottolinea, inoltre, come non siano a rischio i diritti acquisiti da parte degli impianti esistenti.

Diverso, invece, il trattamento riservato alle industrie energivore per quanto riguarda le esenzioni al pagamento del supporto alle rinnovabili: queste, infatti, saranno valutate applicando le indicazioni delle nuove linee guida con valore retroattivo. Il provvedimento si pronuncia anche sul capacity payment, e cioè il contributo assicurato da alcuni Stati alle centrali termoelettriche per compensare i ridotti introiti causati dalla concorrenza delle rinnovabili. Si tratta di un incentivo (in vigore anche in Italia) assegnato a fronte del servizio “sostitutivo” di produzione energetica, da parte di questi impianti, nelle ore di mancata produzione delle rinnovabili, nell’ambito di un sistema elettrico non ancora adeguato alla gestione delle fonti intermittenti.

A questo proposito, il provvedimento emanato dalla Commissione stabilisce che gli Stati membri, in futuro, prima di prevedere meccanismi di remunerazione per questa funzione, dovranno provare a rimuovere le eventuali distorsioni che impediscono al mercato di fornire i corretti incentivi agli investimenti in nuova capacità. Solo qualora ciò non fosse sufficiente, potranno essere introdotti compensi, che, però, dovranno rispettare precise indicazioni per evitare distorsioni della concorrenza ed effetti negativi sul mercato interno dell’energia.

In conclusione, nonostante le numerose polemiche sollevate, gli Stati membri avranno un anno di tempo dalla pubblicazione delle linee guida sulla Gazzetta Ufficiale Ue per adattare i loro sistemi incentivanti alle nuove norme, ma resta da vedere, nell’ambito del recepimento, in che misura verrà esercitato il diritto di auto determinazione del mix e della politica energetica da parte di alcuni Paesi, tra cui l’Italia, visto che proprio questa problematica era stata oggetto di sottolineatura da parte del nostro Ministero dello Sviluppo Economico in una lettera di protesta – a firma congiunta con gli omologhi rappresentanti governativi francesi, inglesi e tedeschi – inviata alla Commissione durante la fase di consultazione precedente l’emanazione delle citate linee guida.

Per quanto riguarda il settore agricolo, non è certo facile immaginare quali saranno gli impatti delle linee guida, anche se, in virtù delle ridotte taglie di impianto che caratterizzano gli investimenti agro-zootecnici, la riforma non dovrebbe modificare le modalità con cui attualmente viene assicurato il sostegno alle agro-energie. Ciò non toglie, tuttavia, che l’orientamento della Commissione non mancherà di alimentare ulteriormente il dibattito sui costi delle rinnovabili, rischiando di travolgere il sistema senza effettuare i necessari distinguo, sia in termini di costo che in termini di sostenibilità ambientale ed energetica, tra gli interventi speculativi e quelli positivi in quanto in grado di inserirsi positivamente nel territorio.

Sarebbe un vero peccato, ad esempio, se, nella corsa verso la grid-parity, i nuovi sistemi incentivanti dovessero perdere quella funzione di orientamento, anche in termini di modello di sviluppo, che solo recentemente ha portato ad assegnare maggiore valore, ad esempio, agli impianti di piccola taglia gestiti direttamente dagli agricoltori e che impiegano scarti e residui delle attività agricole, in piena rispondenza dei principi e delle valenze positive della generazione distribuita e della filiera energetica territoriale.

 

 

On line i nuovi elenchi degli operatori biologici, novità sulle autorizzazioni all’import

E’ disponibile on-line il nuovo Elenco degli Operatori Biologici Italiani che deriva dalla funzionalità del Sib il Sistema Informativo del Biologico, realizzata sul Sian. La lista contiene le informazioni previste all’art. 92 ter del Reg. (CE) n. 889/08 ed è costantemente aggiornata sulla base delle notifiche ritenute valide dagli Organismi di Controllo, dalle Regioni e pubbliche amministrazioni e dal Ministero nel Sistema Informativo del Biologico.

Per ciascun operatore è possibile visualizzare il Documento Giustificativo e, per coloro che commercializzano i prodotti biologici, anche l’Attestato di Conformità rilasciati dall’Organismo di Controllo. È inoltre possibile la consultazione “storica” al fine di verificare la presenza degli operatori negli elenchi relativi alle annualità precedenti. (2009 – 2010 – 2011 – 2012). Le informazioni complete relative agli operatori che hanno effettuato notifica nei Sistemi Informativi delle Regioni Veneto, Umbria, Piemonte,Toscana ed Emilia Romagna non sono complete e possono essere consultate contattando i Sistemi Informativi regionali o gli albi pubblici regionali. Nel sito Sinab il link è disponibile in Home page nell’area “Aziende biologiche in Italia – Trova”.

Presente  anche il documento contenente i links agli elenchi degli operatori biologici certificatidocumento contenente i links agli elenchi degli operatori biologici certificati dei diversi Stati Membri. Tale documento è stato predisposto dalla Commissione UE sulla base delle indicazioni fornite dagli Stati Membri. Le informazioni consentono di perfezionare il processo di trasparenza e rintracciabilità della filiera dell’agricoltura biologica ed è utile anche al fine di prevenire comportamenti fraudolenti garantendo la massima divulgazione delle imprese attualmente accreditate in Italia ed in Europa. Il Ministero delle Politiche agricole ha, inoltre, emanato una nota in merito alle modalità di rilascio delle autorizzazioni all’importazione ai sensi dell’art. 19 del reg. CE 1235/2008 dal momento che il termine ultimo è fissato per il 1° luglio 2014. Gli uffici competenti ministeriali rilasciano le autorizzazioni fino al 30 giugno 2014, ma le richieste di autorizzazione saranno accettate solo fino al 31 maggio 2014 al fine di avere i tempi necessari per l’esame dell’istanza. Per ottenere il rinnovo di autorizzazioni con scadenza successiva alla data del 30 giugno 2014 è necessario inviare l’apposita modulistica al competente ufficio ministeriale che dovrà riceverla entro il 31 maggio 2014 e la nuova autorizzazione avrà validità 30 giugno 2014 – 29 giugno 2015.

 

 

 

 

Riso, autorizzato l’uso eccezionale

del quinclorac 

A difesa della coltura del riso è stata accolta dal Ministero della salute, con il DM 17 aprile 2014, la richiesta di Coldiretti per l’uso d’emergenza del quinclorac contro le infestanti del genere Echinochloa (giavoni), presentata ai sensi dell’art. 53 del reg. CE 1107/2009. Il nome del  formulato commerciale é  Facet 250 SC. Il prodotto va impiegato in post-emergenza con risaia asciutta. Il periodo di trattamento autorizzato è di 120 giorni dal 17 aprile al 15 agosto 2014.Si tratta di un diserbante ad azione sistemica che è assorbito dalla radici e in misura minore dalle foglie delle infestanti. L’attività erbicida si manifesta molto rapidamente e determina la morte dei giavoni in pochi giorni. L’uso del prodotto, è tuttavia, vietato nelle aree SIC e ZPS della rete Natura 2000. Coldiretti  esprime notevole apprezzamento per la decisione delle Amministrazioni competenti di accogliere le diverse istanze presentate per ottenere, nell’attuale campagna agraria del riso, più di un prodotto fitosanitario per intervenire su diverse problematiche fitosanitarie del riso, al momento privo di sostanze attive autorizzate per alcune patologie,  coltura d’eccellenza tra le nostre produzioni agro-alimentari che merita di essere tutelata in termini di competitività, per l’altissima qualità delle varietà prodotte in Italia e per l’impatto ambientale positivo che la risaia esercita nel territorio,  essendo habitat privilegiato, per la sopravvivenza di diverse specie.

 

 

Inaugurato l’Osservatorio Ue

sul mercato del latte

E’ stato inaugurato il nuovo osservatorio europeo del mercato del latte, la cui missione sarà di rafforzare la capacità della Commissione Ue di monitorare il mercato del latte e dei prodotti lattiero-caseari e aiutare il settore ad adattarsi al suo nuovo ambiente, dopo la fine del regime quote latte (31 marzo 2015) che è durato per 30 anni.

L’obiettivo è aumentare la trasparenza e fornire i dati di mercato più accurati, in modo che gli attori della filiera del latte possano prendere decisioni commerciali e la Commissione possa prendere decisioni politiche, in seguito ad una corretta informazione. L’osservatorio dispone di un’unica interfaccia web per consentire l’accesso ad una infinità di dati grezzi per le parti interessate nel settore del latte. Inoltre, avrà il compito di seguire e analizzare le tendenze attuali e del passato nei mercati Ue e mondiali, la produzione, l’equilibrio tra la domanda e l’offerta, i costi di produzioni e le prospettive commerciali.

 

 

Un corso per conoscere tutti i segreti

dell’orto biodinamico

Terranostra e Inipa organizzano due giornate formative per imparare tutto sull’orto sinergico, la biodinamica applicata alle orticole, e vari altri segreti per coltivare l’orto.

Il corso di due giornate, dal  titolo  “Coltivazione degli ortaggi con metodi biodinamici”, si svolgerà  il 7 e l’8 maggio all’orto bio e l’agriturismo Cascina Degli Ulivi a Novi Ligure.

Docente sarà Paolo Pistis di Ferrara, esperto di orticoltura biodinamica e sinergica più conosciuti a livello nazionale. Per iscrizioni e informazioni contattare la sede provinciale Inipa al numero 0131.235891.

 

 

 

Giovani Impresa Alessandria in fiera ad

Arquata Scrivia il 1° maggio

Giovedì 1° maggio 2014 alla Fiera dei SS.Filippo e Giacomo ci sarà anche lo stand dei Giovani Impresa Alessandria ad Arquata Scrivia per la tradizionale fiera del 1° maggio che con le sue 450 bancarelle è tra le più grandi e importanti rassegne della regione Piemonte. Il percorso attraversa tutta la città, snodandosi per le vie del centro da via Serravalle a via Villini, e ospita anche un settore dedicato alle macchine agricole. La fiera richiama un folto pubblico anche dalla vicina Liguria. I Giovani Impresa distribuiranno materiale informativo e saranno a disposizione per approfondimenti sulla progettualità e le attività future del Movimento.

Redazione
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