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“Non me la sento” di Silvio Magnolo

Non me la sento

 

 

Ma io? Ah sì, quello lì,

le poesie che non hanno senso!

E allora non tiro fuori niente,

basta, sto qui in silenzio:

ascoltami, dimmi cosa pensi,

prima o poi inizierai a parlare

a raccontarmi tutta la tua vita

anche se non ti ho chiesto nulla,

senza che io scuota un labbro.

Perchè io non sono il “miglior fabbro”

ma solo un buon osservatore

e sento che mi ha donato

abbastanza, sì, basta.

Non ti darò un voto,

avanti il prossimo!

Io non parlerò se ciò

che dico è senza senso,

trovatelo voi, che sia melenso,

o truculento, parlate, parlate

senza aver paura di annoiarmi,

ditemi qual è il senso,

se ve la sentite.

Io vi sento

anche se guaite

o sussurrate o sfilate

gomitoli di lacrime alla moda.

Il sentimento è un focolare

oblioso, nascosto, interrato

tra una parete e l’ altra,

tra casa e un’ altra casa.

Raramente ci si scalda davvero.

E allora sapete? Sono fiero

di non avere un senso,

nessuno mi ha mai detto

quel che ero

né una Moira mi ha rovinato

la sorpresa di

quello che sarò.

 

Lo dirà – forse – una fotografia sbiadita,

il pensiero che fece luce

in quel momento preciso

sulla mia faccia, per sempre.

Terrò in mano il mio tizzone magro,

anche se fa male, come un Meleagro

masochista, che però non sputa

sul focolare da cui è nato.

Nato come tutti voi, te,

me, che tutto non ha senso

e così via.

Chè se ha senso qualcosa qui,

tra tutti noi, lo ha solo il mare

che ha il buon senso

di non annegarci

e lo hanno le colline su cui ora

sediamo

così ascoltatrici, così antiche,

così sensate.

E allora basta parlare. Andate,

è vero, avevate ragione!

Non ha proprio senso.

E non vi vi dirò più una poesia,

Non me la sento.        

spc-42                            

Silvio Magnolo
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