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Nicola Lampredi ci spiega la particolarità del “suono à la Be Forest”

Canzoni per guardare il cielo: la musica atmosferica dei Be Forest

Abbiamo intervistato telefonicamente Nicola Lampredi, parte maschile del gruppo pesarese dei Be Forest. La band ha realizzato fino a qui due apprezzatissimi album, nel 2011 C.o.l.d. e poi quest’anno Earthbeat. I Be Forest suoneranno il 6 Giugno a Genova, al SSB, evento con la firma Habanero Edizioni: “Le storie mia, di Erica Teremzi e di Costanza Delle Rose sono tutte storie diverse, per certi aspetti quasi divergenti” Nicola inizia così per parlare dei gusti musicali dei Be Forest “Spesso Erica e Costanza ascoltano band che non conosco.  

Nicola Lampredi

Nicola Lampredi

Be Forest

Be Forest

D’altronde io prima di questa esperienza suonavo il basso in una band hard-core e ho una formazione un po’ agli antipodi. Però dai è bella questa cosa, secondo me arricchisce molto il nostro sound e il vissuto dell’album”. Parlando delle diversità di sonorità riscontrare in Earthbeat rispetto a C.o.l.d. Nicola dice “Sono felice che questa diversità si sia avvertita in maniera così netta, per detta di tanti esperti, di molte recensioni che ho letto ma anche della gente che viene ai concerti. È stata una cosa voluta. Rispetto a C.o.l.d. volevamo essere più caldi, volevamo che tra le pieghe della nostra musica s’intravedesse una luce. Sul nostro genere di appartenenza si è scritto un po’ di tutto: dallo shoegaze al dream-pop. Sono tutte definizioni bellissime, che ci riempiono d’orgoglio dato che abbiamo toccato così tante corde. Ma se dovessi autodefinirmi, per così, io direi che suoniamo musica atmosferica”. Alla domanda di maggiori spiegazioni in merito, il musicista ci risponde così “Prendi un’idea vaga ma bella, una cosa che non t’impegna troppo la testa ma che ti pervade tutto. Più che un paesaggio, una città o un determinato film, mi piacerebbe che la nostra musica sia simile a questo concetto: un’atmosfera strana, sospesa, così speciale da non sembrare vera, eppure lo è”.

Earthbeat (2014)

Earthbeat (2014)

  Nicola poi ammette che la scelta della lingua inglese sia stata fatta per raggiungere un pubblico più ampio: “Senza dubbio l’inglese, al di là di ogni banalità, si sposa meglio con la musica che facciamo. Poi sappiamo certamente che la pronuncia magari non è perfetta, ma non è questa la cosa che conta. Abbiamo suonato tanto in giro per l’Europa e se tutto va bene questo autunno gireremo un bel po’ in America. Bene, le pulci sulla pronuncia ce le fanno solo qui in Italia. Per un anglofono è normale che una band straniera abbia un particolare accento. A meno di non suonare maccheronici la cosa che davvero conta è il modo in cui si fanno le cose, l’atteggiamento sul palco, le idee proposte in musica. Non siamo ad un corso di pronuncia o dizione! Prendi i Sigur Ros. Nelle canzoni in inglese si sente che non sono madrelingua ma nessuno li rimprovera per questo.  Processed with VSCOcam with t1 presetPoi perdonami l’autoreferenzialità ma da quando ho saputo che suoneremo il 16 Luglio con gli Slowdive a Padova, conta solo quello (sonora risata ndr)”. Dal grande contesto internazionale la riflessione si sposta alla “piccola grande Pesaro”, prendendo spunto l’interessante articolo del sito Quasi che parlava della concentrazione di band così interessanti in una realtà un po’ periferica rispetto ai grandi centri: “Ma guarda io a questo proposito non so cosa risponderti. Negli ultimi giorni non sai neppure quanti mi hanno chiamato, chiedendomi il perché Pesaro sia diventato d’improvviso il posto più fico per fare musica, in un certo modo, in Italia. Ripeto non lo so, ma quello che so è che quando io ero agli esordi c’erano già tante band in giro, che suonavano e facevano live. Ora riflettendoci per un ragazzo, vedere che altri suonano quello che vogliono e possono farlo nel contesto in cui anch’egli vive, di sicuro è una bella cosa. Pesaro, questo lo posso dire, è una bella piazza dove suonare e dove poter imparare a suonare”. A questo proposito, un attimo prima di salutarci, Nicola in un guizzo tiene a ricordare: “Guarda a proposito di Pesaro e di band pesaresi. Da un po’ ascolto i Jumping the Shark, un duo che suona veramente bene. Sono ancora molto giovani ma per si faranno. Se dovessi puntare su qualche band per il futuro, sano proprio loro!”.

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Mattia Nesto
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