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Comunicato stampa del Segretario Comunale UDC Genova

Tovo : con la Città Metropolitana attuale a rischio la democrazia

tovo Riceviamo e pubblichiamo, il comunicato stampa di Massimiliano Tovo, segretario comunale UDC Genova, in merito alla questione, ormai di attualità, della Città Metropolitana e ciò che comporta per i singoli comuni:

Sì alla città metropolitana , ma con questa legge si rischia la degenerazione istituzionale. Vorrei non essere il solo a denunciare questo pericolo””

Massimiliano Tovo segretario cittadino dell’ UDC genovese è intervenuto in merito all’avvento della Città metropolitana, in discussione questo pomeriggio a Palazzo Tursi dove il Sindaco relazionerà sulle scadenze previste dalla Legge Delrio.

La stagione delle riforme è necessaria al rinnovamento dell’assetto istituzionale del nostro Paese: queste però dovrebbero seguire il buon senso e la responsabilità, qualità che non sempre emergono nel legislatore di turno. Passano i governi ma restano lacune che rischiano di far naufragare non solo un processo riformatore ma di far saltare l’intero ordinamento dello Stato. Sono in gioco – ha affermato Tovo- la qualità della democrazia e la funzionalità delle istituzioni. Il rischio di creare una degenerazione istituzionale è sottovalutato nonché preoccupante.

L’abrogazione della Provincia di Genova e la nascita della città metropolitana si verificano non attraverso una revisione costituzionale ma con una legge di transitorietà (elemento riconosciuto paradossalmente peraltro dalla stessa legge all’articolo 5), violando il giudicato della sentenza n. 220 del 2013 della Corte costituzionale e non rispettando il normale processo come previsto per le riforme costituzionali”.

Comprendo che il Governo non avesse margini di scelta- ha sostenuto Massimiliano Tovo- se non affidarsi a una legge pericolosamente degenerativa, per evitare nuove elezioni provinciali, che per effetto della sentenza avrebbero potuto tenersi lo scorso 25 maggio. La legge è quindi il frutto di una corsa contro il tempo e ripresenta gli errori già giudicati e condannati che non onora di certo il riformatore.”

Tovo ha poi sintetizzato alcuni elementi di rilevante irrazionalità contenuti nella legge:

  1. La legge non quantifica il risparmio della spesa pubblica, se non quello misurabile per le indennità di carica pari a 104 milioni di euro circa, che corrisponde allo 0.0130 della spesa pubblica. ( un F35 costa dai 120 ai 130 milioni di euro);
  2. La città metropolitana è prevista come ente di II° livello, pertanto non saranno i cittadini a scegliere i loro rappresentanti ma gli elettori “attivi” saranno solo i consiglieri comunali;
  3. Il sindaco della città metropolitana sarà il sindaco del capoluogo, legittimando di fatto una “discriminazione democratica” che consentirà ai cittadini di Genova città di eleggere il proprio sindaco indicando contemporaneamente il sindaco metropolitano, mentre i cittadini dei rimanenti comuni (66) potranno eleggere il loro sindaco ma non quello metropolitano che invece “subiranno” . Si creano così cittadini di serie A e cittadini di serie B.
  4. Dubbia la rappresentatività democratica del Consiglio metropolitano che potrebbe non corrispondere alla geografia politica genovese( non esiste nessuna garanzia per le minoranze, opposizioni)
  5. La città metropolitana così istituita è troppo “genovacentrica”: il futuro del Consiglio metropolitano e del suo sindaco dipendono direttamente da quello della città di Genova: se il Sindaco di Genova rassegna le sue dimissioni cade automaticamente anche la città metropolitana;
  6. Il Sindaco e il Consiglio metropolitano non possono essere sfiduciati da parte della Conferenza dei sindaci che non può esprimere nessun giudizio politico e indicazione amministrativa;
  7. Per le ragioni appena espresse la conferenza dei sindaci si rivela un organo inutile;
  8. Gli organi della Città Metropolitana sono tre: Sindaco, Consiglio metropolitano e Conferenza dei sindaci. Nessun organo è eletto attraverso il suffragio universale, questa condizione viola gli obblighi internazionali previsti dalla Carta Europea delle Autonomie, la quale prevede che almeno uno degli organi collegiali siano espressi attraverso l’elezione diretta;
  9. La Città Metropolitana. potrebbe prevedere l’elezione del sindaco, attraverso il suffragio universale solo”scorporando” il comune capoluogo in altri comuni, possibilità non concretizzabile in quanto in conflitto con i dettami della Corte dei Conti che mira più alla fusione dei comuni che ai frazionamenti per limitare la spesa pubblica.
Lettere alla Redazione
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1 commento

  1. L’automatismo Sindaco del Capoluogo= Sindaco metropolitano cadrebbe all’istante se portato davanti alla Corte Costituzionale.

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