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Le riflessioni sulla linea ferroviaria di Carmelo Balbi

L’archeologia ferroviaria di Arenzano

africa 2012 037 E’ convinzione pressoché generale che riesca a compenetrarsi meglio in una qualsiasi originale esperienza di vita chi, sia pure con proprie specifiche modalità, abbia consumato una qualche pratica su un terreno analogo.

Dovendo trattare di archeologia ferroviaria ad Arenzano, non tanto per esporre rigorosi dati sulle opere intraprese abbandonando il vecchio tracciato a mare, ma per tentare di immaginare i sentimenti, la soddisfazione, la delusione di coloro che, avendo avuto esperienza dell’antica linea, iniziavano a viaggiare sul nuovo tracciato, lontano dal mare; con la consapevolezza però che l’opera nel suo insieme liberava spazi importanti e vitali alla disponibilità della Comunità e dei suoi ospiti.

Avendo evocato in generale, e quindi anche in materia ferroviaria, l’ importanza, per chi voglia addentrarsi nella materia, di una buona pratica, sembra onestamente potersi considerare tale quella iniziata sul travagliato tratto Busalla- Genova Brignole, come studente, negli anni seguiti alla fine del secondo conflitto mondiale e all’entrata in vigore della nostra Carta Costituzionale.

Tratto sul quale è stato, tra l’altro, possibile vivere, non di rado, l’avventura del convoglio che scendendo lungo la galleria dei Giovi, quella di massima pendenza senza cremagliera dell’intera rete nazionale, per ragioni rimaste oscure, prendeva forte velocità, non tentava neppure di fermarsi alla stazione del Piano dei Giovi di Mignanego, e piombava nella stazione di Genova Pontedecimo tra stridori di freni, scintille su rotaie e sospiri di ansie represse.

E’ appena il caso di accennare a certi racconti probabilmente fantasiosi secondo i quali talvolta il locomotore non sarebbe riuscito a frenare in sicurezza neppure prima della stazione di Pontedecimo costringendo il treno a fermarsi addirittura a Genova Bolzaneto.

Ci si può ora chiedere della logica finalità di un approfondimento che non tenesse conto proprio delle conseguenze pratiche, strutturali della datata decisione di abbandonare la vecchia linea ferroviaria da Voltri sino a Finale Ligure Marina, di spostare l’asse della medesima a monte, con soluzioni compatibili con il territorio dei vari Comuni interessati, per poi consentire che ciascuna Amministrazione Municipale interessata disponesse degli spazi sedimentati e delle numerose gallerie affrancate secondo le proprie disponibilità e i propri progetti.

Quando la linea ferroviaria venne originariamente tracciata sulla vicinanza del mare, si deve pensare che i progettisti avessero a cuore soprattutto il godimento dei viaggiatori, con gli occhi immersi nella distesa del mare, magari interessati banalmente alla direzione presa da una nave appena uscita dal Porto di Genova.

Doveva al contrario sembrare abbastanza ininfluente il paesaggio a chi prendeva il treno per trasferimenti abituali di lavoro, ai pendolari di allora, semmai ve ne fossero e avessero qualche voce in capitolo, interessati comunque anche allora all’osservanza dell’orario e molto meno alla bellezza del tracciato.

Con il trasferimento all’interno della cittadina, tra via Carlin e l’ampio terreno che avrebbe ospitata la nuova Stazione, tra due gallerie, una ad oriente e l’altra ad occidente, in vicinanza di ampi spazi in parte nella proprietà Pallavicino, l’Amministrazione Comunale trovò una buona sistemazione degli impianti ferroviari conservando anche la disponibilità di aree che avrebbero in seguito consentito sviluppi allora forse ancora indefinibili.

Si sa, amministrare una comunità è un po’come giocare a scacchi. La strategia ha un ruolo fondamentale, il guardare lungo premia chi lo pratica, e lo sanno bene ad Arenzano nell’ encomiabile Circolo scacchistico di Villa Maddalena, polo sportivo e ricreativo nella zona medio alta della Città.

Il motto dell’ “Italia scacchistica”, prestigiosa rivista della Federazione Italiana, era, tradotto dal latino: ”Ricordati di osare sempre”.

Per affermare il principio di evitare la passività di una strategia di semplice attesa delle iniziative avversarie, di tappare solo i buchi, per altro a volte necessario, in attesa di momenti propizi.

Se l’ Amministrazione municipale dovesse conformarsi agli orientamenti, che fedelmente si riportano neutri da qualsiasi valutazione, la strategia, per fare un esempio in materia sportiva, dovrebbe essere proprio quella di un nuovo impianto natatorio a regola nel quale rinverdire le antiche glorie arenzanesi.

Conservando magari attiva anche l’attuale piscina, scuola di nuoto e di giuoco per molte classi di ragazzi.

Naturalmente chi è affascinato dall’idea di un nuovo moderno impianto e arriva a indicare anche l’area in cui realizzarlo, tende a trascurare l’ entità dell’investimento necessario, a sopravvalutare la disponibilità dei soggetti finanziatori e a dimenticare l’incremento esponenziale del costo dei servizi così detti indivisibili, oggi di gran momento nella sopravveniente legislazione tributaria, che ricadrebbe a suo tempo sull’ Ente Locale e suoi cittadini.

Sembrano invece assai economiche le passeggiate che ad Arenzano si possono fare proprio partendo dall’ entrata principale del Parco, poco distante dalla vecchia stazione ferroviaria dalla quale ragionando di dismissione eravamo allegramente partiti, oggi in parte utilizzata dalla Croce Rossa, è facile immaginare in comodato gratuito, dotata di un parco vetture consistente dovendo eseguire servizi su un ampio territorio di altri Comuni oltre che alla Città.

Affrontando il vecchio percorso della ferrovia abbandonata si incontra subito una galleria pedonale e ciclabile, poi si esce per lunghi tratti affacciati alla scogliera, in vista di un mare che frange contro le grosse pietre poste a protezione del manufatto.

Da Arenzano a Cogoleto le gallerie sono illuminate e il fondo sedimentato; il percorso tutto in piano è sicuramente ideale per anziani e per portatori di leggeri handicap. Ci sono poi altre passeggiate o camminate da fare, in altre direzioni, per esempio dalla galleria del Pizzo verso Vesima e poi Voltri, ma non oltre.

E’ stato scritto molto autorevolmente “ che per assicurasi una buona vecchiaia bisogna fare un buon contratto con la solitudine”.

Sembra poter aggiungere che “ per avere una buona salute le passeggiate ad Arenzano sono ideali e in comodato gratuito”.

 Carmelo Balbi

Lettere alla Redazione
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