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Cinema & musica nelle serate paesane

Capriata by night

Riproponiamo un articolo apparso su l’inchiostro fresco di Marzo 2007  nel quale i ricordi di un tempo si mescolano ad atmosfere tanto magiche eppur autentiche.

Nella lunga vita di un ottantottenne si vedono molti cambiamenti ad esempio cominciamo dal paese dove sono cresciuto. Le strade tanto in paese che fuori paese erano sconnesse. Lungo le vie principali del paese passavano i carri agricoli trainati dai buoi o cavalli che lasciavano ogni tanto escrementi degli animali anche se poi il giorno successivo lo spazzino del comune puliva. Così era ogni giorno dell’anno.

Altro esempio nella Società di Mutuo Soccorso ancora oggi in attività si recavano i soci per passare il tempo giocando a carte nel grande salone gestito dal sig. Luigi Picollo a quei tempi alla domenica sera proiettavano un film però il film era ancora dei primi cioè muto. Si vedevano le immagini, però le voci non si sentivano. Venivano scritte sul telone quello che si dicevano. Quando proiettavano film romantici sul loggione c’erano tre suonatori: Lorenzoü lanca” al violino, uno con il mandolino e Macagnotto con la chitarra, che suonavano meravigliose melodie. I film di quei tempi tanti erano in serie, ciè cinque o sei domeniche. Ne cito qualcuno: la “Belva della Sierra”, sei serie, “Tom Mix e Brandel”, cinque serie. La “Belva della Sierra” era un bandito vestito da volpe. Era cattivo, andava a cavallo a rubare nelle fattorie. Tom Mix era il bravo che cercava di catturarlo con avventurosi inseguimenti. Per vedere tutte le serie di quei film quanta fatica per avere cinquanta centesimi per il biglietto d’ingresso.

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Cassulo Pierino con alle spalle una batteria di cannoni da 75

Quando non si riusciva ad avere i cinquanta centesimi andavamo dove buttavano via i vecchi biglietti e con la colla fatta di farina li mettevamo insieme: quello che tenevano loro e quello che lasciavano a noi. A dire il vero ci è sempre andata bene. Il biglietto fatto da noi lo tenevamo in mezzo al libro di scuola così rimaneva ben stirato. Le sere belle erano anche quando si sfogliava il grano turco. Ne facevano dei mucchi in cortile seduti tutti intorno al mucchio di pannocchie si cantava tutti insieme sfogliando le pannocchie. All’indomani veniva Cesare Savoia con la macchina per sgranocchiarli.

Un ricordo era anche certi sabati sera quando Pedrin Martin col mandolino Augusto della cascina Garbagnina che abitava a casa di mio padre e Pino Tambussa che suonavano la chitarra e Pietro  che abitava in vicolo Siberia. Suonava il violino. Io come ragazzino li seguivo per sentirli suonare. Erano sere meravigliose. Al sabato sera andavamo in gruppo sotto le finestre delle ragazze a fare le serenate. Quei valzer suonati nelle notti erano momenti indimenticabili. Fu lì che mi appassionai tanto che prese la voglia di imparare a suonare il mandolino. Mi insegnò Pietro che ora abita a Torino. Imparai molto presto e bene. Poi crescendo il lavoro ci divise. Passarono molti anni senza suonare. Un giorno, già pensionati, Pidrin mi disse: “Perché non ci mettiamo a suonare un po’?”. Fu così che ricominciammo. Pedrin e Minucci (il fratello di Pino Tambussa) con la chitarra io col mandolino ci affiatammo presto. Qualche sera venne anche Lorenzo ü Lanca col mandolino. Furono serate meravigliose. Ciao Lorenzo. Dopo qualche tempo si aggregò mio figlio Adriano. Suonavamo tutte le sere nel periodo estivo. Perché nei mesi invernali abitavo a Novi Ligure. Io continuo ancora a suonare. Ho delle cassette registrate, così ogni sera suono. Quando vengo a capriata suono con mio figlio Adriano e Nicolò. Sono due chitarristi coi fiocchi. Purtroppo Pedrin e Minacci non ci sono più e mentre suono con le cassette registrate mi sembra di essere con loro come a i bei tempi passati. Sento le loro voci così li ricordo con affetto e amicizia. Ciao Pedrin, ciao Minacci. Tutte le sere suoniamo insieme. Vi penso e vi ricorderò per sempre. Chiudo questo mio ricordo sperando di non avervi annoiato, ma è solo per farvi sapere come ci si divertiva ottantotto anni fa.

Con affetto Cassulo Pierino detto ir Quinze
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1 commento

  1. Gian Battista Cassulo

    Grazie Mattia
    per avere “riesumato” dal nostro archivio questo articolo. E’ un quadretto di vita paesana che mio padre ha voluto consegnarci e noi, pubblicandolo sul giornale, lo abbiamo reso disponibile per molte più persone e tramandato più a lungo nel tempo.

    Ciò mi fa capire che dobbiamo andare, sino a quando possiamo, con il nostro lavoro, con il giornale, per testimoniare, sia pure nel nostro piccolo, quello che sta accadendo al giorno d’oggi in modo tale che un domani qualcuno, leggendoci, possa ricostruire gli avvenimenti odierni, anche attraverso testimonianze minute come possono essere le nostre.
    Testimonianze di vita vissuta nella piccola dimensione di una cittadina di provincia, o di un gruppo di paesi, come quelli di Rondinaria, o di una zona geografica come l’Oltregiogo, all’ombra della Grande Storia: quella che i Potenti, i grandi gruppi di interesse, la fanno sulle nostre teste.

    E’ sempre stato così, ma oggi i potenti faticano di più ad imporci le loro decisioni perché la gente ora ha la possibilità di far sentire con più facilità la sua voce. E non solo con Internet ma anche grazie ai giornali, sia pur piccoli come il nostro Inchiostro fresco, che, anche in caso di un black out mondiale delle interconnessioni, possono sopravvivere nella loro raccolte conservate nelle biblioteche.

    Grazie dunque Mattia per avere pubblicato questo pezzo di mio padre, che oggi non c’è più ma che, attraverso questa vecchia pagina del giornale, continua a parlare con noi e a regalarci un quadretto di come era la vita ai suoi tempi.
    Andiamo avanti….
    G.B. Cassulo

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