Home | Gente dal mondo | Arianna Ilardi : professione danzatrice

Da Genova ai più importanti palcoscenici europei

Arianna Ilardi : professione danzatrice

ILARDI 2 Una carriera incominciata da Genova, la sua città, che la sta portando, spettacolo dopo spettacolo, ad esibirsi nei più importanti eventi, stiamo parlando di Arianna Ilardi, ballerina classica, intervistata da “L’Inchiostro Fresco”.

 Arianna quando nasce in te la passione per la danza?

Ho iniziato a dieci anni, quando mia madre mi aveva portato in una scuola di danza, quando ho trovato un insegnante molto severa ma anche molto brava, Silvia Brioschi, è nata in me la passione. Studiavo tutti i giorni da lunedì a sabato, dopo tre anni sono passata con il maestro finlandese Pertti Virtanen, lui mi ha dato il senso della disciplina e della concentrazione, quando si entrava a lezione tutto quello che c’era fuori non contava. Ho studiato anche con maestri russi, che hanno una disciplina molto dura, ma che è quella giusta per la danza.

 In famiglia qualcuno aveva già questa passione?

Da parte di mia madre si, aveva studiato danza a Genova quando esisteva l’Accademia della maestra Molina.

 Nella danza vi sono dei diplomi o dei riconoscimenti per gli studi?

Si, io ho ottenuto due diplomi, il primo l’ho conseguito presso il Teatro Carlo Felice come danzatrice mima ed il secondo, di perfezionamento l’ho conseguito a Verona, per danzatori contemporanei già professionisti. Nel frattempo avevo comunque ovviamente già iniziato a lavorare.

 Chi è stato il primo regista per cui hai lavorato?

Il primo spettacolo l’ho fatto con Andrea Liberovici, che mi ha dato moltissima fiducia, nello spettacolo “Macbeth Remix” e in tutte le tournée della stessa produzione. Nel frattempo mi sono diplomata al Liceo classico e sono laureata in lettere moderne. Dopo ho lavorato con altri registi in diverse città italiane, ognuno di loro mi ha dato qualcosa.

 Da allora tante esperienze…

Prima una tournée con il “Balletto di Lorena” e in Finlandia, con una produzione che partiva dal Teatro Comunale di Bologna e poi a Wroclaw in Polonia, con un gruppo misto italiani, polacchi e tedeschi. Avevo fatto la selezione per caso e dopo due mesi sono stata presa! Malgrado le lingue diversa ci capivamo benissimo, perché la danza è di per se un linguaggio.

 E tantissimi lavori ovviamente in Italia…

Praticamente con gli spettacoli ho lavorato in quasi tutte le regioni italiane tranne tre o quattro, ci sono regioni che mi hanno dato moltissimo, come l’Emilia Romagna, con il Teatro Comunale di Bologna che mi ha dato più lavori nel tempo e la Fondazione Toscanini di Piacenza. Un’altra regione a cui sono legatissima professionalmente è la Puglia, dove ho avuto l’onore di lavorare al riaperto Teatro Petruzzelli ed al Festival di Martina Franca e anche le Marche, dove mi sono trovata molto bene in più ambiti, avendo lavorato ad Ancona, poi a Jesi ed ultimamente a Macerata.

 Adesso è un momento piuttosto difficile per il mondo della cultura e dello spettacolo…

E’ vero, soldi attualmente ce ne sono davvero pochi. Però esiste anche un altro problema : il come vengono utilizzati. Non voglio fare polemiche, ma sono convinta che andrebbe fatta una “contabilità” con obiettività e lucidità, si possono fare bellissimi lavori con un budget limitato anche perché in un periodo di grande crisi, come è questo, una marea di soldi ad un cantante o un regista per una replica è quasi un offesa alla povertà. Penso che i fondi alla cultura vadano utilizzati come la contabilità di casa : o la si sa tenere oppure si sperpera.

 Tornando alla tua carriera, qual è lo spettacolo a cui sei più legata?

Ho uno splendido ricordo dell’opera “Zaira” di Vincenzo Bellini, per la regia di Rosetta Cucchi. Lì dovevo stare tre ore nel palco ed ero messa davvero a dura prova, sia per il tempo che per l’interpretazione, perché è un personaggio molto tormentato. Da allora ho iniziato a capire molto di me stessa e quel lavoro mi ha fatto trovare in me una forza che pensavo di non avere. Apprezzo molto il modo di lavorare di Stefano Poda, con cui ho lavorato più volte in diversi luoghi ed infine il maestro Pierluigi Pizzi, che è il mio grande riferimento e con cui ho lavorato nel 2012 a Ravenna nel “Rinaldo”, Pizzi ha una grande classe e non lascia nulla al caso, tutti i dettagli vengono curati da quest’uomo che a più di ottant’anni lavora undici ore al giorno.

 Infine il pubblico che frequenta le opere ed il balletto di che tipo è?

Sono due pubblici molto diversi tra di loro, il pubblico della danza può definirsi quasi artistico, mentre il pubblico delle opere è composto principalmente da amanti della musica. Negli spettacoli mi sono anche accorta con piacere che c’è anche un buon numero di giovani che è interessato sia all’opera che alla danza.

Fabio Mazzari
Gentile utente, ti ricordiamo che puoi manifestare liberamente la tua opinione con un commento all'articolo, che verrà moderato dalla redazione prima della sua pubblicazione. Affinché il tuo contributo possa essere pubblicato, dovrà attenersi alla Policy di utilizzo del sito: evita gli insulti, le accuse senza fondamento e mantieniti in topic.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato* Campi obbligatori *

*

Torna ad inizio pagina