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Massimiliano Repetto, delegato Fiom, fa il punto sulla situazione sull’Ilva di Novi (e non solo)

Risposte concrete per tempi difficili

Ilva, manifestazione sindacale a Taranto in sostegno ai lavoratori

Il 7 luglio una delegazione di operai dell’Ilva di Novi Ligure si è recato in Comune per chiedere alla nuova Amministrazione un sostegno in merito alla difficile situazione economica che la città sta attraversando. Chiediamo a Massimiliano Repetto, delegato Fiom Cgil, il perché di quella mossa: “Tutto è nato dal mancato pagamento della quattordicesima. Non tanto per il fatto in sé, ma perché se  non viene pagata la quattordicesima, alla luce della situazione in cui versa il gruppo, probabilmente mancano le risorse anche per le successive buste paga”. Quali sono state le richieste degli operai? “Innanzi tutto, proprio per far fronte al problema della liquidità, abbiamo chiesto, t al sindaco se potesse farsi parte in causa, sollecitando lo sblocco, da parte del Governo, del prestito-ponte alle banche”. Chiediamo in che senso una pubblica Amministrazione, alla quale gli operai si sono rivolti, possa intervenire in una questione che, se anche di grande rilevanza sociale, sostanzialmente riguarda un’impresa privata, quale è l’Ilva: Ad esempio potrebbe sostenerci nel chiedere alle banche stesse che questo prestito ponte fosse concesso in modo pre-deducibile, ovvero nel caso di fallimento dell’azienda, le banche avrebbero un diritto di prelazione. In questo senso una garanzia del Comune sarebbe per noi”. Quali altri punti di eccellenza avete affrontato nel vostro incontro con l’Amministrazione?: “Abbiamo proposto di aprire un tavolo in Prefettura, con la presenza del vice-Ministro dell’Economia Enrico Morando, così da avere un canale di comunicazione diretto con il Governo”. Queste richieste le avete fatte come  “Ilva di Novi”, o nell’ottica di tutto il gruppo Riva?: “Le richieste che facciamo– precisa Repetto- sono tutte pensate di comune accordo con le delegazioni sindacali degli altri stabilimenti con incontri nella Capitale, per muoverci in maniera coordinata. Detto ciò- ci precisa il delegato, tornando alla nostra domanda – abbiamo anche richiesto un Commissario per la bonifica straordinario del sito di Taranto e l’utilizzo dei fondi sequestrati dalla Magistratura alla famiglia Riva”. A quanto ammonta questo tesoretto?: “Ad una cifra-monstre: un miliardo e ottocentomila euro, quindi le banche, delle quali abbiamo parlato prima, sarebbero più che tutelate”.

 

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I risultati in concreto

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Le richieste sono state accolte grazie all’interessamento dell’Amministrazione Comunale di Novi, in particolare di Rocchino Muliere che è stato l’unico sindaco dei Comuni sedi di Ilva ad avere incontrato il Commissario Gnudi. E questo ha pesato”.  Cosa sta facendo Gnudi?: “Io sono dell’idea che Gnudi sia stato messo lì per vendere l’Ilva, ma il fatto che finalmente si voglia partire dalla bonifica dello stabilimento di Taranto è un buon segnale per valorizzare gli stabilimenti”. Ovvero per renderli appetibili sul mercato?: “Certamente. Vi è stato l’interesse della Mittal (ndr.: colosso europeo dell’acciaieria) ma la nostra richiesta è che lo Stato intervenga con lo strumento della Cassa depositi e prestiti, diventando azionista di fatto e porre il veto a qualsiasi licenziamento (ndr.: caso Alstom in Francia)”. L’eventuale vendita sarà a pezzi o totale?: “Noi rifiutiamo lo spezzatino, perché provoca esuberi. Taranto produce 8 -10 milioni di tonnellate che per buona parte trasforma lei in prodotto finito,  mandando, nei momenti di maggior produzione quasi 4 milioni di tonnellate tra Genova, Novi e Racconigi. Se questi stabilimenti non facessero più parte del gruppo ci sarebbe un eccesso di produzione il cui ridimensionamento potrebbe portare ad esuberi di personale”. Sono programmate nuove agitazioni?: “Sosterremo i lavoratori di Cornigliano oggi  a rischio”.

 

 

 

Mattia Nesto e Gian Battista Cassulo
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