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La nota di "ermeneutica politica" a firma di Franco Astengo

Ora sappiamo chi è Renzi: senza falsa modestia lo sapevamo già

Ragionevolmente con ogni probabilità si è trattato una pura coincidenza: il Manifesto del 5 Settembre ospita, infatti, due articoli apparentemente su argomenti diversi ma coincidenti dal punto di vista dell’espressione di filosofia politica.

Eppure gli argomenti appaiono del tutto lontani: in prima pagina Alberto Burgio, in relazione alla vicenda del blocco dei contratti del pubblico impiego, afferma “Ora sappiamo chi è Renzi”; nelle pagine culturali Maurizio Ricciardi recensisce il testo di Luca Cobbe “Il governo dell’opinione. Politica e Costituzione in David Hume”.

Nel vero potrebbe essere un testo che consenta di ripercorrere la genesi della concezione ora dominante del “soggetto” e del rapporto tra governanti e governati.

Zigzagando n testo si nota che “nulla appare più sorprendente della facilità con cui la maggioranza è governata da una minoranza e dell’implicita sottomissione con cui gli uomini rinunziano ai propri sentimenti e alle proprie passioni a favore di quelle di chi governa”.

In questo pensiero  Hume appare ancora più singolare a fronte dell’evidente possibilità dei governati di fare ricorso in ogni momento alla forza del loro numero. E invece obbediscono.

Contemporaneamente nel suo articolo Burgio pone un problema classico: sa il popolo giudicare? O forse ama essere irriso, deriso, abbandonato? Si tratta del tema di grande attualità relativo alla trasformazione del concetto di rappresentanza e azione politica avvenuto nell’ultimo decennio, a seguito dell’implosione del sistema fondato su grandi partiti di massa, sul ruolo dei soggetti sociali intermedi, sulla centralità del Parlamento e – di conseguenza – dei consessi elettivi locali.

Un decennio questo della piena affermazione della personalizzazione della politica, dell’affermazione dell’idea della governabilità quale suo fine esaustivo, del primato dell’apparire in luogo dell’essere, del dominio dell’intreccio tra i diversi primati dell’economia e della comunicazione capaci assieme di distogliere l’opinione pubblica dalla possibilità di giudicare effettivamente l’azione politica dei governanti cancellando di fatto il formarsi di un’opinione pubblica “plurale”.

La sintesi di quell’epoca si è risolta quindi in  un passaggio epocale: dalla democrazia dell’opinione pubblica (di tipica matrice liberale) alla cosiddetta “democrazia del pubblico”: laddove come “pubblico” s’intendono spettatori più o meno vocianti posti nella condizione di suffragare semplicemente il dominio dei potenti. Dominio già stabilito e consolidato attraverso il formarsi e lo strutturarsi di un blocco di potere che gestisce in esclusiva attraverso un “pensiero unico” la gestione del ciclo capitalistico. Renzi e il suo “cerchio magico” nascono da qui, quale espressione di un ruolo da “gestori”: non c’era, insomma, nulla da scoprire.

Il meccanismo su cui si è basato l’avvento al potere di questo governo è stato quello dell’imporre una pratica di autodisciplinamento sviluppato in modo consentire a un governo di esistere per limitare la libertà: l’esercizio del potere che racchiude, alla fine, la tensione fra forze diverse per limitare la libertà dei singoli. Una trasformazione radicale della democrazia costituzionale che andrà ben oltre l’esistere e/o il resistere del governo Renzi e lo stesso processo di riforme costituzionali e istituzionali ma assumerà una dimensione e una forma  effettivamente strutturali.

Nell’ipotesi di opposizione politica che è necessario mettere in piedi rinnovando radicalmente la rappresentanza politica della sinistra d’alternativa deve principiare proprio da una riflessione sull’argomento fondamentale del mutamento nelle forme dell’esercizio della rappresentanza politica. Senza un passaggio di questo tipo, di piena consapevolezza della realtà che ci si trova davvero di fronte si resterà sempre e comunque minoritari e subalterni com’è avvenuto per l’intera fase di trasformazione dei metodi e delle finalità dell’agire politico avvenute in questo periodo  e che, in fondo, Hume descriveva già benissimo due secoli fa attraverso l’espressione di un pessimismo che ci richiama, oggi, all’esigenza di una espressione di volontà e di determinazione della quale può essere espressione collettiva soltanto un adeguato soggetto politico.

Franco Astengo

Nota: casualmente le iniziali dei vari capoversi di questo pezzo giuntoci dal nostro opinionista Franco Astengo, già cultore della materia “Partiti politici e gruppi di pressione” e di “Sistema politico italiano” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Genova, compongono il nome di un farmaco, il “Renziculin”, che noi de l’inchiostro fresco abbiamo “sponsorizzato” per permettere ai Nostri Lettori di digerire meglio i tempi che stiamo vivendo. Tempi che potremmo definire: “gli anni dell’oblio, io non c’ero e se c’ero dormivo”!!!

Renziculin

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1 commento

  1. Gian Battista Cassulo

    Caro Franco

    là dove ti interroghi sul come una minoranza abbia buon gioco a governare su una maggioranza e sul perché questa maggioranza non riesca a scollarsi di dosso tale fardello, cercando nel pensiero di Hume delle risposte, potrei indicarti in tuo soccorso il solito caro vecchio Max Weber che aveva individuato la chiave di questa sudditanza nel concetto della “convinzione”.

    Weber guardando un plotone scattare sull’attenti all’ordine di un solo uomo si chiedeva come mai quei ragazzi assumessero un atteggiamento marziale al comando impartito a gran voce dall’ufficiale e giunse alla conclusione che tra le fila della formazione militare si aggirava un virus: quello della convinzione.
    Ovvero ogni soldato scattava sull’attenti perché convinto che anche gli altri suoi commilitoni avrebbero fatto così ed il timore di essere l’unico a disobbedire (con le sanzioni del caso) spingeva all’obbedienza.

    I regimi che vivono sulla “convinzione” devono attuare politiche autoritarie, dove la carota (gli 80 euro) si alterna al bastone (rottamiamo e privatizziamo), ma, come la storia ci insegna, prima o poi sono destinati a fallire, a volte in modo cruento.

    Per quanto riguarda il passaggio che citi sulla trasmigrazione dalla democrazia dell’opinione pubblica a quella della democrazia del “pubblico”, dove i cittadini, con l’avvento della personalizzazione della politica, non sono più gli attori di una partecipazione politica dal basso, ma semplici tifosi, vorrei farti notare che a mio giudizio questa trasmigrazione non c’è mai stata perché nel nostro Paese il voto di opinione non si è pienamente affermato.

    Infatti la Prima Repubblica si reggeva sul voto di appartenenza,perché, come citava il prof. Zampetti, dallo Stato liberale di ottocentesca memoria, si era passati allo stato dei Partiti, che ben presto si istituzionalizzarono, diventando apparati burocratici sempre più lontani dalla gente e che usarono il voto di scambio per mantenere il potere, ma gli scandali connessi a questa pratica di voto essi, portarono al
    clamoroso risultato del Referendum sulla preferenza unica del 1991, dove i promotori vinsero nonostante gli inviti dall’alto di “andare al mare”.

    Ma se si esclude questo epocale passaggio e guardiamo a fondo la nostra società civile ci accorgiamo che era ed è ancora di tipo rigido e corporativo, perché il fascismo che ufficialmente è stato cancellato il 25 aprile 1945 è ancora ben vivo nella nostra organizzazione statuale, che spinge la popolazione alla ricerca di nicchie di protezione, come ad esempio gli Ordini professionali insegnano!!!

    E il culto del capo ne è un suo punto qualificante. Pensa solo a Togliatti, ad Alcide De Gasperi, a Berlinguer, ad Andreotti, per non parlare di Craxi. Pietre miliari contro le quali nemmeno Cossiga, che pure qualche sassolino dalle scarpe ha voluto togliersi, ha potuto far nulla.

    Questo per dire che il nostro Paese non è mai stato la culla della democrazia liberale, dove prevale il voto di opinione, ma era ed è un Paese ingabbiato prima dalle ideologie ed ora dall’odio, dove le minoranze
    sono sempre riuscite a dominare le maggioranze grazie ad un sapiente uso dei persuasori occulti, che, con il consenso di tutti, hanno visto il nostro Paese cadere in mano a personaggi usciti dal nulla, nei confronti dei quali, più che la “autorevolezza” è scattata la molla della “convinzione” che prima vi dicevo..

    Perfetti sconosciuti, nominati da un Presidente della Repubblica che, a furia di combattere Berlusconi, ora se lo ritrova alleato nelle sembianze di Renzi.

    Franco di queste cose con te parlerei ancora molto a lungo, ma oggi al giornale è stata una giornata micidiale, per cui mi prenderò un bel Renziculin per farci sopra una bella dormita e domani svegliarmi senza più ricordarmi nulla!!!

    Un abbraccio da GB Cassulo

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