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Riflessioni su un articolo di Antonio Polito

Un paese di struzzi

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Da un articolo apparso su Il Corriere della Sera di lunedì 8 settembre 2014 dove non vi era neppure un pezzo sulla disfatta dell’8 settembre ’43, Antonio Polito in “Un centimetro e mille giorni” analizza le ultime mosse di Matteo Renzi, criticandone l’inconsistenza politica e dicendo che l’Italia è caduta in una sorta di limbo. Ciò ci ha spinto a buttare giù di getto queste riflessioni che attraverso il nostro sito proponiamo all’illustre giornalista

Caro Polito,

scusaci il caro, ma il tu è d’obbligo perché ormai siamo tutti sulla stessa scialuppa e quindi stando allo stretto non è più il tempo dei borghesi convenevoli quando ci si dava del lei o romanamente del voi ai tempi andati. Quindi oggi tutti del tu, ma perché siamo su una scialuppa?

Perché con il Governo che abbiamo, ma soprattutto con il Presidente della Repubblica attualmente in carica, l’Italia è diventata peggio della Concordia. E così, come Schettino quatto quatto senza lanciare il classico allarme “la nave affonda, si salvi chi può”, la nostra classe dirigente pensa a consolidare  il proprio potere, sistemando se stessa e auto-celebrandosi, lasciando il Paese allo sbando.

Sotto il profilo dell’immagine un esempio di questo sfacelo è la questione dei due marò, che ci rende ridicoli agli occhi del Mondo perché un Paese non lascia i suoi soldati in balia di uno Stato che da tre anni ancora non ha emesso un capo d’imputazione nei loro confronti. Ma è sotto il profilo della politica estera che stiamo diventando lo zimbello dell’intero orbe terracqueo.

 

La politica estera dell’Innominato

Uno dei precedenti Presidenti del Consiglio, non dico il nome perché al solo pronunciarlo si scongelerebbero i vari Crozza, Guzzanti, i Santori, i Floris, i Fazio, le Litizzetto (per costoro il plurale è d’obbligo) e in genere tutti quei giornalisti “voyeuristi”  ed alcuni magistrati che su Ruby hanno creato la loro carriera, in tempi non sospetti si era posto un problema: l’Italia ha le Risorse energetiche sufficienti per potere mantenere la propria industria e garantire un livello di benessere alla propria popolazione?

Già Enrico Mattei si era posto questo quesito ed ambedue si erano risposti: No! L’’Italia infatti può contare su una quantità di risorse energetiche pari al dieci per cento del suo fabbisogno, e questo dieci per cento viene accantonato per le esigenze indilazionabili e strategiche per il Paese.   E allora quel Presidente del Consiglio che per brevità lo chiameremo l’Innominato che cosa ha fatto? Ha fatto semplicemente quello che ogni buon padre di famiglia avrebbe compiuto per tutelare al meglio i propri cari, ovvero garantirgli il caldo d’inverno e il fresco dei condizionatori d’estate. Ma con cosa? Con il gas e il petrolio naturalmente.

Gli accordi con Gheddafi, con Erdogan e con Putin

E così l’Innominato, sorbendosi le tiritere di Gheddafi sui rimborsi della guerra del 1911, sedendosi sui tappeti della tenda del dittatore libico e fumando con lui con il contorno delle Amazzoni il calumet della pace, tra un cammello e l’altro, firmò nel 2004 un accordo per il gasdotto Greenstream che fornisce all’Italia 8 miliardi di metri cubi annui.

Ma l’Innominato non si fermò qui perché come qualsiasi buon padre di famiglia (che qualche volta, come qualsiasi borghese, ogni tanto, con la scusa di andare a comprare le sigarette, andava a trovare la Ruby, ma d’altra parte anche Vittorio Emanuele II non aveva la Bella Gigugin alla quale, a Venaria, riservava un’intera ala della sua Reggia?) voleva diversificare l’approvvigionamento energetico per il suo Paese, per metterlo ai ripari di possibili ricatti e/ cadute di un regime oggi alleato.

E così l’Innominato tra il 15 maggio e il 6 agosto 2009 firma una serie di accordi con Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan per la costruzione del gasdotto Southstream (in sostituzione di un precedente progetto Nabucco, che tagliava fuori l’Italia) il quale si biforca all’altezza della Bulgaria (patria del famoso editto bulgaro nel 2002) per far giungere il gas in Italia con un ramo meridionale ad Otranto in Puglia ed uno settentrionale a Trieste in Friuli con una capacità di 30 miliardi di metri cubi all’anno.

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Nulla di nuovo sotto il sole: anche altri Paesi hanno fatto così

D’altra parte il nostro Innominato non aveva fatto, per il proprio Paese niente di più e niente di meno di quello che fecero, per la Germania,  Gerhard Schröder (a partire dal 2003) prima e Angela Merkel poi (nel 2011) e Françoise Fillon in seguito per la Francia, in tema di approvvigionamento energetico, realizzando in accordo con Putin (allora buono e bravo), il gasdotto Northstream, capacità di 55 miliardi di metri cubi annui.

In buona sostanza, l’Innominato siglando con Gheddafi, Erdogan e Putin un accordo sui gasdotti, aveva sostanzialmente, diversificando le fonti di approvvigionamento, reso il nostro Paese al sicuro da ogni crisi energetica. Ma non è finita qui.

La questione libica

L‘Innominato, nel 2011, volle ancor più rendere il nostro Paese indipendente sotto questo profilo, stringendo un accordo globale con Gheddafi: un accordo che non solo permetteva al Nostro Paese, tramite l’Eni, di essere praticamente il proprietario dei pozzi petroliferi e delle riserve di gas della Libia, ma di avere anche il controllo del Mediterraneo, attraverso un trattato per il quale l’Italia forniva alla Libia le corvette d’altura  (costruite nei cantieri di Sestri Ponente, Riva Trigoso e La Spezia) per controllare (con a bordo nostri ufficiali di Marina)  i flussi migratori dal Nord Africa verso l’Europa ed impedire le stragi alle quali, soprattutto quest’anno,  con l’operazione Mare Nostrum, abbiamo assistito. E l’Italia stessa si sarebbe sobbarcata l’onere di creare sulle coste libiche dei centri di accoglienza per verificare le identità di chi veramente aveva bisogno di asilo politico e respingere gli altri.

E inoltre ancora l’Italia, con quel trattato, avrebbe finalmente posto finalmente termine alla lunga diatriba con la Libia sui rimborsi dei danni di guerra del 1911, con la realizzazione dell’autostrada Tripoli-Bengasi, che sarebbe stata realizzata dalla Itinera di Tortona e quindi soldi sì che uscivano dalle casse italiane, ma che rientravano sempre e  comunque in Italia sotto forma di stipendi, appalti, etc.

Il tutto siglato sotto la tenda gheddafiana a Roma il 30 agosto 2008 e suffragato dal classico abbraccio berbero.

L’Italia padrona del Mediterraneo

L’Italia era diventata la padrona del Mediterraneo. Poteva una cosa del genere essere digerita dalla grandeur francese o dalla pallida Albione che ha sempre voluto farsi valere “al di sopra della propria forza”?Certamente no, tanto è vero che in nome di una cosiddetta “Primavera araba” animata da alcune sventagliate di mitra, forse sovvenzionate proprio dalle forze anglo-francesi contro Gheddafi, i Mirage e i Tornado hanno avuto il pretesto per alzarsi in volo per bombardare la Cirenaica. E chi è stato il più grande alleato in quest’operazione anglo-francese il cui vero obbiettivo era l’Italia? Giorgio Napolitano , il Presidente della Repubblica Italiana, il quale, con l’appoggio dei grandi organi di informazioni quali il Corriere della Sera , la Repubblica, La Stampa, la TV di Stato e La7, che avevano creato una campagna denigratoria contro l’Innominato all’insegna di Ruby e dell’abbraccio al Rais libico, usò tutto il suo potere per trascinarci in guerra contro Gheddafi e quando anche i nostri caccia si alzarono per bombardare Tripoli e Bengasi esclamò soddisfatto: “Avremmo dovuto farlo prima!”, dimenticandosi della bandiera della pace che il suo partito di provenienza, qualche anno prima, sventolava in ogni piazza d’Italia.

Conclusioni

E adesso? Cosa succede? Della Primavera Araba ne sapete qualcosa? Nel Medio Oriente le teste stanno cadendo come ai tempi della Rivoluzione Francese e in Libia si stanno sparando da una finestra all’altra!!! Di petrolio e di gas non si sa se qui ne arriverà, e quando diciamo qui, intendiamo in Italia, perché in Francia e Germania il gas ce l’hanno, anzi in Francia hanno anche la centrale nucleare del Super Fenix – che è a due passi da casa nostra e che se scoppia tutta l’Italia settentrionale va a farsi benedire – la quale produce col suo reattore tanta energia il cui surplus ce lo vende a caro prezzo. E già perché noi siamo contro il nucleare ma però, lo usiamo…. oh se lo usiamo!!!! E l’Innominato che aveva condotto gli accordi sopradetti? Tra gli evviva di tutta l’Italia lo abbiamo fatto fuori a colpi di sputtanamento sulla sua (piuttosto movimentata, per la verità) vita privata. E ora l’Italia cosa ha? Ha un Renzi che si presenta sempre in camicia, come per dire “Raga fa caldo!”, anche perché sa che tra poco arriverà il freddo e siccome è facile che i nostri termosifoni quest’inverno faranno fatica ad accendersi, vuol dare l’impressione che poi tutto sommato qui in Italia, il paese do sole, si può anche andare in camicia d’inverno.

Noi purtroppo, alla luce di questi fatti, altro non ci viene altro da pensare che gli italiani siano un popolo di struzzi, che talmente adombrati dall’invidia verso una persona che “ha i soldi e belle ragazze, soprattutto giovani” non sono riusciti a vedere la reale portata della politica estera dell’Innominato e preferiscono, come gli struzzi, stare con la testa sotto terra.

Gianni & Pinotto
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