Home | Appennino | Compagni di tutta Italia…era meglio ri-unirsi

Una riflessione a tutto tondo sulla Sinistra

Compagni di tutta Italia…era meglio ri-unirsi

L’antefatto

Mikhail_Gorbachev_1980sRimini 3 febbraio 1991: nei saloni della Fiera si svolge il XX Congresso del Partito Comunista Italiano. L’atmosfera è surreale. Il Muro di Berlino è caduto da nemmeno tre anni (9 novembre 1989) e nell’aria c’è la crisi che di lì a poco si abbatterà sull’Unione Sovietica, la quale si scioglierà il 26 dicembre 1991, nonostante i tentativi di Michail S. Gorbačëv per tenerla unita, con la sua coraggiosa politica di trasparenza, la Glasnost, avviata sin dal 1986 per promuovere un graduale processo di liberalizzazione nella società sovietica.

 

File photo of Russian President Boris Yeltsin and an unidentified teacher taking glasses of champagne during an awards ceremony in the Kremlin

 

1991: Unione Sovietica, ultimo atto

Ma Gorbačëv non riuscirà in questo suo illuminato tentativo perché i sovietici gli preferiranno la  figura di Boris Eltsin, il quale, tra problemi di alcolismo e miopia politica, inopinatamente sostenuto dall’Occidente – in primis da Bill Clinton, interessato a che il grande nemico diventasse duttile e malleabile – trascinò in rovina il proprio Paese, soffocato da una dilagante corruzione pubblica e gravato da una pesante crisi economica(svalutazione del rublo), che porterà nel 1999 all’ascesa dell’astro nascente Vladimir Putin, a tutti gli effetti futuro nuovo Zar di tutte le Russie.

2007-hunting_1456110i

E in Italia cosa succede?

occhetto-624x300

 Ma ritorniamo al Congresso di Rimini. Il Pci sotto la segreteria di Achille Occhetto, prendendo atto degli epocali cambiamenti geopolitici in atto, riprendendo quanto già aveva anticipato il 21 marzo 1989 ad gruppo di ex partigiani riuniti nella sezione del Pci della Bolognina dove affermava l’urgenza di rivedere la struttura del partito (la “svolta della Bolognina”), annuncia che il Pci avrebbe cambiato nome e simbolo: nasceva il Pds.

 

 

Una minoranza del vecchio Pci non accetta però questa scelta riformista e, sotto la guida di Armando Cossutta, Sergio Garavini e Lucio Libertini, costituisce, ligia alle antiche radici ideologiche, il Partito della Rifondazione Comunista.

12811996_simbolo-primo-prc-1992-1999-8

ArmandoCossuttagaravinishowimg2

 

Le radici della contrapposizione tra massimalismo e riformismo

2614259653Il Pci cambia dunque pelle e ripudia il suo credo massimalista scaturito durante il XXVII Congresso del Partito Socialista Italiano tenutosi a Livorno nel 1921, quando Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Umberto Terracini, Angelo Tasca, Anselmo Marabini, Antonio Graziadei e Nicola Bombacci, non riconoscendosi nella linea riformista che si stava affermando, abbandonarono  il teatro Goldoni, sede del Congresso, e si  riunirono al teatro San Marco, dove diedero vita ad una scissione (la scissione di Livorno) che portò alla nascita del PCd’I, la cui ideologia, in antitesi al riformismo socialista, fu improntata al massimalismo di stampo sovietico (il potere ai Soviet).

 

L’odio tra socialisti e comunisti: compagni serpenti

unita2

 L’ideologia massimalista del “realsocialismo” di brezhneviana memoria (per citare un oligarca relativamente più vicino a noi nel tempo senza andare a scomodare Stalin), ovvero l’ideologia della rivoluzione comunista allargata nel mondo si era nel 1991, con la caduta dell’Unione Sovietica, disciolta come neve al sole, mentre la visione riformista turatiana del vecchio Partito dei Lavoratori, nato a Genova nel 1892, il glorioso PSI, si stava rivelando vincente.
Infatti negli anni in cui Gorbačëv stava implementando la sua Perestrojka, qui in Italia il leader indiscusso del riformismo era Bettino Craxi, il quale nel 1981, nel fotobettinocraxialcongressodipalermo1981corso del 45° Congresso del P.S.I. che si svolse a Palermo, diede vigore all’idea riformista, sconfiggendo l’ala lombardiana del partito che propendeva per il “frontismo”, ovvero per una alleanza sempre e comunque con il P.C.I.,  avviando una collaborazione con la D.C., il Psdi, il Pri e il Pli (il Pentapartito), mettendosi così in alternativa al massimalismo comunista, che ormai dava segni di una evidente crisi, e nel 1989, quando il Muro di Berlino crollò, Craxi al 48° Congresso del suo partito che si tenne all’Ansaldo di Milano, osannato nella grandiosa coreografia di Panseca, si ritrovò in una posizione vincente e, con una maggioranza bulgara, venne confermato segretario del Partito.

 

Forte di questo consenso Craxi diede ancor più impulso alla sua dottrina  riformistica, avviando la cosiddetta politica del camper (ovvero riunioni molto ristrette tenute in una roulotte sulla quale di volta in volta salivano Andreotti e Forlani, una sorta di triunvirato che nell’immaginario collettivo fu denominato il CAF).

 

 

BETTINO CRAXI DURANTE UN CONGRESSO PSI ALL'ANSALDO PARTITO POLITICO PSIIn questo contesto il vecchio Pci si trovò la storia e il mondo contro, ovvero:

  • la storia perché la caduta dell’Unione Sovietica aveva dimostrato l’impossibilità di trasformare in un progetto politico il socialismo reale,
  • il mondo (cioè l’elettorato) che si stava rapidamente spostando sulle posizioni riformiste di Craxi.

Tra i due partiti quindi della Sinistra italiana, il Pci da una parte e il Psi dall’altra, si accese uno scontro che venne combattuto all’ultimo sangue e il terreno del duello furono le aule del Tribunale di Milano.

 

La stagione del Pool “Mani Pulite” di Milano

 

mani-pulite-di-pietroIl 17 febbraio 1992 a Milano con l’arresto dell’Ing. Mario Chiesa, stretto collaboratore di Craxi e amministratore del Pio Albergo Trivulzio, scoppia Tangentopoli e Bettino Craxi assieme ad Andreotti, Forlani e a tutti i maggiori esponenti del Pentapartito cadde nel mirino di Antonio Di Pietro che infiammò i cuori e le piazze d’Italia con le sue arringhe, infarcite di un italiano “maccheronico”, che alzarono il sipario su un’incredibile collusione tra affari e politica: le tangenti o meglio “le risorse aggiuntive”, come le definì Craxi stesso, in una “Milano da bere” dove tutto sembrava facile.

Ma la stagione di Tangentopoli si rivelò ben presto a senso unico perché, come ci illuminò la vicenda del compagno G (il compagno Greganti), il Pci, che pure attraverso le cooperative rosse faceva parte integrante di quella politica dove gli affari predominavano sugli ideali, venne tenuto al riparo da ogni indagine.

Sul banco degli imputati, infatti, salirono solo gli esponenti del Pentapartito e Bettino Craxi, che tentò di sminuire i fatti addebitando le colpe “ad un mariuolo”, fu costretto, sotto un nugolo di monetine, alla fuga ad Hammamet ove morì nel 2000 in contumacia.

E questo è un po’ il tragico destino dell’Italia dove tutto, alla fin fine, è sempre colpa, secondo la teoria crociana contro la quale si alzò la voce stentorea di Ferruccio Parri, di “un uomo, un uomo solo“!!!

E da quella data di socialisti, che nel nostro Paese che sino a poco tempo prima erano in ogni dove, non se ne videro più.

O per lo meno sopravvissero solamente i nostalgici da tutti derisi ed emarginati al grido di: “Ciuccialitri”.

 

La gioiosa macchina da guerra

Fatto fuori il Psi e con lui la Dc assieme a tutti i cespugli, ovvero i partiti che fecero da corona al Pentapartito, il Pci pensò fosse giunto finalmente il suo momento per governare, anche se la storia gli aveva dato contro. E forse proprio per questa sua “mancanza di memoria” o meglio per questa sua “mancata autocritica” il suo momento per salire al potere non venne.

Nel 1994 infatti, raccogliendo lo scettro del riformismo socialista, scese infatti in campo Silvio Berlusconi, che, al grido “L’Italia è il Paese che amo”, fondò Forza Italia, demolendo  durante la puntata di “Braccio di ferro” con moderatore Enrico Mentana, l’impomatato Achille Ochetto, segretario del Pds, diretto erede dell’antico Pci.

berlusconi_1994_occhetto_mentana_ansa

 

 

occhetto, d'alema e napolitano

Epilogo

Il resto è storia di questi ultimi trent’anni, dove il Pds  diventato poi Ds e quindi Pd in tutti i modi ha tentato di scardinare il suo avversario attaccandolo, come ai tempi di Craxi, con l’ausilio di una certa parte della Magistratura, sui suoi, certamente discutibilissimiatteggiamenti comportamentali (bandane, corna, telefonata chilometrica di fronte alla Merkel, chiamare a squarciagola “Obama, Obama” per i vellutati corridoi del Palazzo Reale di Londra, footing in tenuta bianca, escort, Ruby, ecc.), più che sulla politica delle cose, giungendo in tal modo, nel 2011, con il sostanziale contributo del Presidente della RepubblicaGiorgio Napolitano (ex comunista), a mettere l’odiato Berlusconi all’angolo, grazie anche ad una sentenza della Magistratura e alla congiuntura internazionale che stava mettendo in ginocchio il nostro Paese (spread, politica estera e rapporti col Parlamento).

 

 

Ironia della sorte

Ed ora il Pci, oggi Pd, è riuscito finalmente ad entrare nella “stanza dei bottoni”. Ma chi è il suo leader? È un ex democristiano, un boy-scout, fervente cattolico e soprattutto uno che non è mai stato comunista, un tal Matteo Renzi che vuole rottamare tutti, soprattutto gli ex comunisti (vedi D’Alema)

Renziculin

 

Morale della storiella

Se si potesse avere la macchina del tempo e ritornare indietro al 1991, alla cosiddetta svolta della Bolognina e al Congresso di Rimini, e se noi de l’inchiostro fresco  fossimo stati nelle vesti di Achille Occhetto avremmo detto alla platea dei convenuti:

Care compagne, cari compagni è duro ammetterlo: ma per il bene del Partito è necessario farlo. La storia ci ha dato contro, come ci ha dimostrato la caduta del Muro di Berlino e la crisi che sta attraversando l’Unione Sovietica. La linea massimalista che ci ha visto nascere con la scissione di Livorno del 1921 è fallita. Si è affermata invece la linea riformista del Psi, quindi, riconosciamo il nostro errore del 1921 e andiamo ad abbracciare i nostri compagni del Psi e con loro diamo vita a un moderno Partito Social-Democratico, perché è il Partito che va bene per il nostro Paese e che è in linea coll’incerto futuro che ci aspetta. Compagni questa è l’ora di dire addio al vecchio e glorioso Partito Comunista Italiano. Compagni di tutta Italia, ri-unitevi!”.

pci-pd

Ma la macchina del tempo non c’è, noi non eravamo Occhetto e non eravamo su quel palco. Noi in quell’epoca eravamo (e siamo) semplicemente dei Repubblicani che pensavamo ai doveri che dovevano venire prima dei diritti, pensavamo a Mazzini, alle sue Società di Mutuo Soccorso, al solidarismo, quello vero e non quello lacrimoso alla Boldrini, ad una società più giusta dove l’individuo non doveva essere oppresso dallo Stato ma trovare nello Stato un interlocutore per potere promuovere al meglio la nostra società.

 

Hegel_portrait_by_Schlesinger_1831
mazzinicompleannooggi

Eravamo cioè persone che ci chiedevamo non quello che lo Stato poteva fare per noi, ma quello che noi potevamo fare per lo Stato, come Hegel ci aveva già insegnato. 

 

Gianni & Pinotto
Gentile utente, ti ricordiamo che puoi manifestare liberamente la tua opinione con un commento all'articolo, che verrà moderato dalla redazione prima della sua pubblicazione. Affinché il tuo contributo possa essere pubblicato, dovrà attenersi alla Policy di utilizzo del sito: evita gli insulti, le accuse senza fondamento e mantieniti in topic.

2 commenti

  1. Non conoscevo così bene la cronistoria così come raccontata; grazie, anche per i modi e per quella che mi sembra una rara obiettività e pacatezza di esposizione. Posso solo dire che mi dispiace che la sinistra italiana sia stata affondata proprio dagli effetti dell’indottrinamento e del lavaggio del cervello ideologico. E mi spiace che a destra ci sia stata una risposta altrettanto indottrinante sui rischi della dottrina di sinistra. Nel frattempo che ci si combatteva tra trinariciuti di opposte fazioni, ci siamo dimenticati di essere una nazione e di dover allevare uno Stato ragionevolmente corretto ed autoritario, dunque dopo sessant’anni dal dopo guerra siamo abbastanza alla deriva, mi pare.

  2. mnesto

    Grazie mille signor Stefano Menada per il gentile commento. Nel nostro piccolo cerchiamo sempre di tener viva la memoria dei fatti e degli avvenimenti, secondo un rigido codice deontologico che non si ispira a nessun partito ma che è, squisitamente, politico. Non rifuggiamo insomma dalla politica e dalla riflessione su di essa, ma senza lasciarci trascinare in “beghe da cortile” tra opposte fazioni.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato* Campi obbligatori *

*

Torna ad inizio pagina