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La nota di "ermeneutica politica" a firma di Franco Astengo

RENZI ALLA CAMERA: UN DISCORSO DA DITTATURA

Non è stato un semplice spot pubblicitario il discorso di Matteo Renzi questa mattina alla Camera per presentare i cosiddetti “Millegiorni”.

E nemmeno l’ennesima dimostrazione dell’ormai celebre “annuncite”.

E’ stato un discorso “da dittatura”: prima di tutto per l’aria da ultima spiaggia o da dopo di noi il diluvio, tipico delle situazioni a “comando unico” di una sorta di nuovo Re Sole.

imageIn secondo luogo, dispregiando la Costituzione, Renzi ha affermato che saranno le Camere a decidere se mandare o no tutti a casa: la Costituzione, invece, prevede che sia votata la sfiducia al Governo e che sia poi il Presidente della Repubblica, constatata l’impossibilità di un’altra maggioranza, a decidere lo scioglimento delle Camere.

In terzo luogo l’idea che in questi venti anni ci sia stato uno “scontro ideologico” tra la Magistratura e la Politica. Se il tema era quello del superamento del “berlusconismo”, c’è da ricordare che questo poteva essere superato proprio da una regolare sentenza passata in giudicato (salvo ripescaggi attraverso il “Patto del Nazareno).

Discorsi gravi questi del Presidente del Consiglio e Segretario del PD che ha agito davvero nel senso dell’autoproclamarsi “Partito della Nazione”.

Al di là del merito dei provvedimenti annunciati, tutti in chiave iperliberista, il clima complessiva appare essere quello di un ulteriore restringimento dei margini del dibattito democratico in una dimensione davvero pericolosa.

Urge opposizione non di facciata ma di “sistema” riproponendo la centralità del Parlamento, il rispetto e l’applicazione della Costituzione, il mantenimento della necessaria tripartizione dei poteri, la pluralità della rappresentanza politica.

La crisi della democrazia italiana va assunta come centrale intrecciando strettamente le questioni di carattere costituzionale e istituzionale con i temi economici (i dati peggiorano di ora, in ora) e sociali.

Franco Astengo
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