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Una riflessione politica tra storia ed attualità

Cesare, il popolo chiede servizi

varie 037 Nella Roma di Cesare Gaio Giulio console e generale, i Magistrati e i Senatori dell’Impero sentivano talvolta il dovere di segnalare al dittatore le sofferenze del popolo minuto e le insistenti richieste delle masse di avere più sesterzi per migliorare le loro condizioni di vita.

Con Cesare Gaio Giulio pare non si potessero fare lunghe petizioni né documentare le richieste salariali con sofisticate teorie sui benefici che si sarebbero potuti avere sui mercati dell’Impero.

Sicché bastava rivolgersi a Cesare Gaio Giulio in modo estremamente sintetico: il popolo chiede sesterzi!

Non era una grande richiesta, nella sua essenzialità, perché il sesterzio imperiale, di oricalco, era solo una metà del terzo asse e un eventuale accoglimento della domanda non avrebbe, secondo fonti attendibili, inciso gravemente sull’ Erario.

Ma Cesare Gaio Giulio, oltre che stratega militare abilissimo, pare avesse anche una straordinaria capacità di capire al volo le situazioni pericolose per le Casse dell’Impero, sostanzialmente le sue, e che coltivasse fin da piccolo una sorprendente capacità di fingere di non aver capito e di rispondere in modo sorprendentemente irrazionale, rispetto all’istanza.

Diretto ai Senatori e ai Magistrati postulanti: dite al Popolo che vado dritto!

La risposta di Cesare Gaio Giulio (che non sterzava) non ammetteva contradditorio anche se lasciava ai richiedenti un certo amaro in bocca, una voglia di chiarire l’incomprensione e di ribadire la delicatezza della situazione, di evitare qualsiasi forma di umorismo.

Ma, si sa, un posto da Senatore o da Magistrato dell’Impero era anche Avanti Cristo una posizione di tutto riguardo, probabilmente ben retribuita, con la possibilità di fare poi qualche affaruccio e di sistemare parenti e affini di qualsiasi grado nel pubblico impiego o nelle milizie.

Di sistemare qualche schiava delle provincie sottomesse per poterla poi introdurre nel palazzo ed ottenere le sue grazie.

La risposta di Cesare Gaio Giulio, così come viene riportata da fonti credibili, sarebbe l’esempio più luminoso di come nella prassi politica dei nostri giorni non vi sia di fatto nulla di assolutamente nuovo rispetto a quel passato che ci rende storicamente famosi nel mondo.

E’ dunque assai logico che i Senatori e i Magistrati, quasi in veste sindacale, ma per ragioni molto personali, provassero alla decisione dell’ Imperatore Cesare Gaio Giulio una comprensibile delusione e forse anche un senso di avversione per una politica ceca ai bisogni dei popolani e sorda ai loro lamenti.

E’ più difficile immaginare i sentimenti della gente affamata, dei centurioni che poi venivano spediti nelle Gallie a combattere per lunghi periodi di tempo, esposti ad ogni forma di pericolo, contro popolazioni ferocemente ostili ai Romani, come oggi lo sembrano i Governanti delle progredite nazioni del Centro e Nord Europa.

Forse qualche episodio di ribellione singola, qualche focherello di violenza dettata da rancori personali, ma non risulta che durante la dittatura di Cesare Gaio Giulio sia stata elaborata qualche dottrina che giustificasse l’uguaglianza e il Cristianesimo non aveva ancora penetrato le coscienze e auspicato giustizia e carità.

Dopo più di 2000 anni la nostra società è ancora alla ricerca di una convivenza pacifica fondata sulla equità e sulla giustizia.

La nostra Costituzione è a detta di tutti, non proprio tutti, molto equilibrata, almeno nella prima parte, quella dei principi fondamentali, ma è rimasta dal 1948 largamente inapplicata.

Gli economisti di varie tendenze si affannano a individuare e suggerire soluzioni per una gestione dello Stato che renda tutti partecipi dei benefici derivanti dai progressi scientifici e dalle scoperte fatte negli ultimi secoli.

Dietro i Ministri lavorano consistenti gruppi di tecnici delle varie materie. Pensare che i singoli Ministri sappiano predisporre gli articolati di leggi assai complesse che vanno ad interagire con una selva di norme preesistenti in materia, è come pensare che Cesare Gaio Giulio non avesse capito l’esortazione dei suoi Senatori.

Si vedono Ministri e Sottosegretari che non dispongono neppure di una laurea che poi viene invece richiesta per il concorso ad applicato in un Comune qualsiasi.

Il Governo è un macchina assai complessa che risente delle sollecitazioni provenienti dalla società e in particolare tende a soddisfare le esigenze di chi ritiene, e sono molti e attrezzati, che la ripresa si possa ottenere scaricandone in gran parte i costi sui ceti popolari.

La parola patrimoniale provoca a molti un senso di disgusto, evocando talune politiche di esproprio che appartengono a dottrine del tutto superate, in un sistema capitalistico accettato per quanto esso sia in grado di promuovere un benessere diffuso e una tutela per chi abbia difficoltà a reggersi da solo.

Poi ci sono le crisi ricorrenti per le quali si adottano misure straordinarie, intese internazionali e dalle quali si esce dopo periodi più o meno lunghi di austerità.

Oggi Cesare Gaio Giulio direbbe probabilmente: tiriamo avanti, non arretro neppure di un millimetro, piaccia o non piaccia e cosi via.

Quindi niente imposta patrimoniale sui grandi patrimoni, neppure solo quelli immobiliari.

Ma con quale parte dei propri averi il contribuente medio potrà far fronte a pagamenti esorbitanti il proprio reddito corrente, entro la fine del 2014 ?

Con una parte del suo patrimonio, per esempio con i suoi risparmi.

 18/9/2014

 C. Balbi

Dott. Carmelo Balbi
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