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Un cronista e il suo chauffeur tra le buche di Olbicella

Cronaca di una giornata vissuta all’insegna del rischio

Nella riunione di redazione del 13 settembre si era deciso di dedicare sul numero previsto in uscita per i primi di ottobre ampio spazio alla strada provinciale che congiunge Molare con la sua frazione di Olbicella, che è in condizioni veramente pietose e così sabato 19 settembre il nostro cronista, Mattia Nesto, accompagnato dal suo autista, il dott. Gian Battista Cassulo, si è avventurato di buon mattino su quella impervia strada.

Ecco qui di seguito il diario di quella avventura, perché di vera e propria avventura si tratta quando con delle normali auto si deve affrontare una pista da motocross!!!

La Redazione

   

Un rally mattutino tra le montagne dell’Oltregiogo

 

Sono le 6,30 del giorno 20 settembre 2014 e il tempo non promette nulla di buono. Il cielo non so ancora com’è perché è buio ma dalla pioggia che sta venendo giù, un po’ sì, un po’ no, c’è da desumere che la giornata non sarà delle migliori. Sono qui sotto i portici davanti al Bar Ideal, uno dei pochi che a Novi Ligure apre alle cinque del mattino, e ancora non vedo parcheggiata  nella piazza qui di fronte la macchina di quello sciagurato del mio autista , il dott. Gian Battista Cassulo, che la sera prima mi ha detto stentoreo: “Mi raccomando partiamo presto perché domani sarà lunga!!!!”. Io ho già aperto la redazione, acceso i computer, verificato le mail e visionato il nostro sito dove ho visto che i contatti stanno crescendo a vista d’occhio e di corsa sono venuto qui al bar per essere puntuale e invece…..

Ma ecco che con buon un quarto d’ora di ritardo accademico, vedo sbucare in derapage la macchina di sevizio dell’inchiostro fresco, una vecchia “Yaris verso” del 1999, che è fonte di continuo guadagno per tutti i meccanici e gli elettrauto di Rondinaria, ma che la direzione si ostina a non voler rottamare. “Se la rottamiamo ci dicono che siamo renziani e noi invece dobbiamo mantenere una linea editoriale indipendente”, dicono agli alti piani dell’inchiostro, ma io credo che i miei capi siano un po’ degli avaroni, d’altro canto non siamo il giornale dell’Oltregiogo genovese?

Arriva il mio chauffeur, che per brevità da ora chiameremo GB, il quale con voce contrita si scusa dicendo: “Ieri sera ho mangiato un po’ troppo e questa mattina mi sono dovuto soffermare un po’ di più là dove tra sudditi e sovrani le differenze si annullano, ma mentre stavo dando il meglio di me stesso, mi è venuta un’idea. Prima però facciamo colazione”.

E tra un cappuccino e una brioche, Gb mi spiega che il sevizio che dovrei fare, più che scritto dovrebbe essere per immagini commentate, rimandando i lettori al sito dell’inchiostro, sul quale fornire anche una documentazione filmata delle condizioni della strada tra Molare e Olbicella.

L’idea è buona e con questo perdono il mio simpatico autista che si premura di tranquillizzarmi dicendomi che la sera prima ha già fatto il gas (già, perché sulla Yaris, per risparmiare, ci hanno messo l’impianto a gas con il risultato che a volte nelle salite, soprattutto quando portiamo il giornale in giro, bisogna scendere per spingerla!!!) e che anche l’olio è OK (ogni 2 o 3 mila chilometri infatti lo dobbiamo controllare in quanto il motore, che ormai ha quasi 300 mila chilometri, ne consuma a chili…. come ci può confermare Paolo, general manager dell’Elettrauto 81 di Ovada).

In tal modo, più tranquillizzato che mai, partiamo, ma sono già le 7,15.

Gb guida bene, ma a volte si addormenta ed è per questo che ogni tanto si mette in bocca delle gomme da masticare. Vedo che ne sta già masticando una e mi allaccio un po’ più stretta la cintura di sicurezza.

Gb si distrae anche quando vede passare qualche bella ragazza, magari in bicicletta con le gonne al vento, ma è mattino presto e per lo meno quel pericolo per il momento non c’è ancora.

Mentre ci avviciniamo a Molare, passando rigorosamente a 50 chilometri orari davanti ai barilotti del rilevamento velocità, per poi subito dopo scatenarci, il sole si sta lentamente levando ma non lo vediamo perché ci sono dei nuvoloni che  creano una cappa opprimente. “Cominciamo bene”, mugugna Gb, ma io la vedo diversamente. “Più è brutto meglio è perché le nostre foto metteranno meglio in evidenza i disagi di chi deve transitare sulla strada per Olbicella”, penso tra me e me, anche perché l’inverno incombe e con la neve tutto diventerà ancora più drammatico!!!!!

Ma eccoci a Molare con davanti a noi una corriera della Saamo e ci mettiamo al suo inseguimento pensando sia quel primo collegamento mattutino del quale ci avevano parlato gli abitanti di Olbicella durante un nostro precedente incontro, ma non è così perché all’altezza del Santuario della Madonna delle Rocche, gira sui tacchi, dopo aver scaricato due indigeni, e torna verso la civiltà. E ben presto iniziamo a capire il perché. Di fronte al “Vecchio ristorante Santuario” sotto la cui insegna ne appare parzialmente un’altra con scritto “Trat….”, segno forse di un salto di qualità per turisti d’élite attesi e sperati, ma mai giunti, si nota sull’asfalto una gruviera che potrebbe essere “musica per le balestre” per i cariaggi dei viandanti!

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Chi ben inizia è alla metà dell’opera!!!” proclama ad alta voce il mio autista che già si immagina un servizio fotografico ad alto contenuto di effetti la cui visione dovrà essere impedita ai minori di sessant’anni!!!!

E infatti andando un po’ più avanti capiamo benissimo il perché del dietrofront della corriera. Impattiamo in archivolto della Tirreno Power dove ci transiterebbero tranquillamente solo le sottilette Kraft e ci domandiamo: “Ma un’ambulanza lì sotto passerà?”. Con questo atroce dubbio, non dopo aver constatato altre buche sotto il nominato archivolto, entriamo in una sorta di selva oscura tanto che ci par di smarrire la retta via dal buio che fronde cariche d’acqua proiettano sul grigio asfalto o meglio su quanto ne rimane  proprio al centro di una perigliosa curva la quale ci propone una serie di laghetti dove ci si potrebbe fare un bel tuffo anche se ormai siamo a fine stagione. Poco più avanti il cielo si rischiara e vediamo che la natura sta avanzando, fagocitando l’opera dell’uomo, che aveva predisposto una rete per dire: “Guardate che qui avremmo dovuto fare un muretto di protezione, ma non avendo i soldi, ci mettiamo questa rete di plastica di un bel rosso sgargiante che sul verde ci sta benissimo!!!”.

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Ma non è sempre così perché poco più avanti troviamo al loro posto i new jersey, che, anche se scollegati tra loro, dovrebbero impedire alle auto, magari sbalestrate da una buca, di precipitare a fondo valle. Ed eccola la valle che nella bruma mattutina ci appare in uno squarcio che madre natura ha lasciato nel periglioso bosco!!!!!! Ci appare, bella e accogliente, con sul fondo un grumo di case dove ci immaginiamo una famiglia riunita intorno al caminetto per la prima colazione alla “Mulino Bianco”!!!!

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Ricomincia a piovere e allora via di corsa a riprendere il nostro viaggio ma dopo nemmeno due curve sentiamo un botto. Scendiamo a vedere la ruota posteriore che, gemendo, mestamente giace incastrata sul fondo di una buca travestita da semplice pozzanghera. “Dovremo cambiare le gomme!!!” riflette il mio autista, ma lo rincuoro ricordandogli che tra poco è prevista la sostituzione con quelle da neve e quindi la spesa sarà rinviata al prossimo anno. “Se ci arriveremo!!!” mi risponde lui funereo.

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E forse tutti i torti non ce li ha perché poco più in avanti, il mio autista scendendo per un impellente bisogno fisico, per poco non sprofonda in una voragine laterale, segnalata sì, ma ricoperta di erba a mò di trappola.

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Il tempo si sta rimettendo al meglio e allora a scendere dalla macchina di servizio per andare a constatare “de visu” le condizioni dell’asfalto, tocca a me in quanto, essendo il capo, quando pioveva facevo scendere il mio sottoposto che, sia pur smoccolando, mi ubbidiva. Insomma, la gerarchia è la gerarchia!!!!!

Ed eccomi a prendere visione di una serie di strati geologici di asfalti che, curva dopo curva, creano un sinuoso complesso di laghi e laghetti che seduta stante nominiamo “Olbicella lake district”, e decidiamo di trasformarci anche in armatori allestendo la nave “Inchiostro I” che provvediamo a varare nel lago “Olbicello maggiore” , ma durante l’operazione mal me ne incolse, perché, al pari del mio autista, cercando un loco ameno ove trovar riparo a una mia improvvisa necessità, per poco non caddi in una profonda voragine sul ciglio strada , il tutto mentre il mio solerte autista mi invitava a sbrigarmi alla bisogna, perché in atto vi era una pericolosa frana che potea trascinare “meco e le mie cure” a valle !!! Scampato il pericolo ci accingiamo a giungere all’agognata meta, ma siamo attratti da un drappo rosso, ultimo supersite del Tricolore, penzolante dai rami ricurvi su un cippo posto a ricordo di alcuni giovani della Divisione “Mingo” caduti per inseguire il sogno della libertà il 10 ottobre del 1944.

Ci fermiamo a render loro omaggio con la speranza che una mano pietosa faccia fare, per l’imminente ricorrenza, la dovuta pulizia senza più abbandonare alle intemperie quella bandiera per la quale proprio quei giovani morirono.

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Ma eccoci in vista del rumoreggiante Orba e là in fondo, in quella vecchia valle, c’è Olbicella che ci attende . C’è un intoppo, però. La strada si sta stringendo troppo e il mio autista scende per verificare il passaggio  ed io lo aiuto nel dargli, da terra, le indicazioni per transitare senza rovinare la carrozzeria e per non incorrere nei tuoni e fulmini dei nostri capi per la nostra incuria.

I rischi però non sono finiti: Gb infatti tutto allarmato frena di colpo, scende dall’auto di corsa  e, usando l’ombrello come scudo quasi sentendosi un novello Leonida alle Termopili, si precipita verso un masso che sta per rotolare a valle  per verificarne la temporanea stabilità e decide di proseguire il viaggio lungo quel budello, cedendomi il volante precedendo a piedi, in avanscoperta, il mezzo. E bene ha fatto il mio solerte Gb perché dopo un’infida curva ecco apparire sull’asfalto una miriade di aguzze pietre forse scagliate da un Polifemo del luogo per impedire il passo agli stranieri .

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E mentre Gb è lì a segnalarmi il pericolo ecco che a valle rotola un altro pietrone che il mio autista, quale un bronzo di Riace, affronta indomito scansandone virilmente la traiettoria !!!!

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O prode guerriero anche lo masso riuscisti a spostare!!!”,  sembravano quasi gridare gli alberi flagellati da un improvviso vento che in quella gola tutto ora ci appare ancor più periglioso….

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Ma la civiltà è ormai vicina e dietro l’angolo infatti ecco apparire l’inconfondibile segno del progresso all’insegna della tecnologia e della solidarietà: accanto ad un cassonetto per la raccolta indifferenziata dei rifiuti, troviamo un moderno freezer lasciato lì per la gente povera da chi già per se stesso ne ha sin troppo!

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Eccoci giunti or dunque all’agognata meta: ci accoglie la segnaletica di Olbicella dove, bene in evidenza, troviamo anche il primo divieto, simbolo di una società organizzata: quello che impedisce ogni sorta di campeggio per non turbare l’immacolata natura  e lì ormeggiamo la nostra nave da crociera  “Inchiostro I”  ormai giunta al suo sicuro porto.

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Scendo dalla macchina  e di fronte a quelle case dai balconi fioriti che ci accolgono e con la strada sotto i piedi finalmente sicura, mi vien spontaneo gridare kennedyanamente:  “Ich bin ein Olbicella”  e mi concedo un momento di giusto svago .

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Galeotto è il tempo e ben presto giunge il momento di lasciare questo ameno luogo per raggiungere il quale tanto periglio abbiamo dovuto sopportare . Dobbiamo continuare il nostro viaggio che ci porterà alle fonti dell’Orba in quel di Urbe, passando per Tiglieto , ma dovremo attraversare il Gran Canyon!!!!

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E mentre da lungi i tetti olbicellesi salutiamo, ci avviamo sulla stretta via di un tratturo a picco sull’Orba, dove incontriamo, nella selvaggia natura fatta di rocce e scoscesi dirupi, un solerte viandante intento a liberare lo passo da possenti macigni a valle rotolati  ed io mi sento in dovere di scendere a prestar a lui soccorso, manlevando il mio autista da tal fatica, perché ormai acciaccato dal peso degli anni  come una sua amica, con la quale si adusa a far il galletto, continuamente gli ricorda.

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E terminato il lavoro, le presentazioni sono d’obbligo. “Dott. Nesto” dico io porgendo la callosa mano. “Ing. Facino”, mi risponde lui detergendosi il sudore.

E poi dicono che l’Università non serve a nulla!!!!!

 

 

Il viandante Mattia Nesto con il suo chauffeur, Dott. Gian Battista Cassulo
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1 commento

  1. G.B. lo sai che la peperonata a colazione è un po’ pesante……(cit.da tre uomini e una gamba)

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