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Il segretario genovese dell'UDC spiega le ragioni della sua candidatura

Massimiliano Tovo : perché mi candido alle Primarie

Massimiliano Tovo Massimiliano Tovo, segretario provinciale dell’UDC di Genova, annuncia ufficialmente la sua candidatura alle elezioni primarie della coalizione di centrosinistra e racconta le ragioni della sua scelta a L’Inchiostro Fresco.

Dott. Tovo, da dove nasce la sua idea di candidarsi alle elezioni primarie?

Si tratta di primarie appunto della coalizione del centrosinistra e trovo che, un rappresentante di un partito che fa parte della coalizione che attualmente governa la Regione Liguria abbia la facoltà autonoma di proporsi. Attualmente ci sono tre candidature del Partito Democratico più la mia, non escludo che ci sia una candidatura di Sel o di un indipendente. Quest’estate avevo fatto due appelli, uno al Pd e uno all’Udc, quello all’Udc era espressamente rivolto ai vertici del partito se continuare o no quest’alleanza.

Alleanza che fino ad oggi ha funzionato bene secondo lei?

Assolutamente si, trovo che sia la sua alleanza naturale. Anzi, aggiungo una cosa, il primissimo comune in Liguria dove è stata fatta l’alleanza PD-UDC è stato proprio Sant’Olcese dove ho appoggiato apertamente e costruito un percorso assieme al sindaco Angelo Cassissa, creando la lista “Centrosinistra uniti per Sant’Olcese”.

Da li aveva lavorato anche per estenderla a tutta la regione?

Si, anche se nel 2010 la situazione era differente, fu un appoggio dell’Udc alla ricandidatura del presidente Claudio Burlando, oggi siamo invece di fronte alle primarie, e bisogna fare una scelta non un mese prima ma adesso, scrivendo insieme il programma di governo.

In alcune zone però l’Udc si era presentata da sola o in alleanza con il centrodestra…

Si, è la cosiddetta politica dei due forni che non apprezzo, dove l’Udc ha appoggiato l’allora Pdl ne è uscito sconfitto, penso all’Abruzzo o alla Sardegna e dove è andato da solo, come in Lombardia è andato malissimo.

Quindi la collocazione naturale la vede nel centrosinistra…

Io oggi mi riconosco nella collocazione del centrosinistra.

Per via della leadership di Renzi nel Partito Democratico?

No, assolutamente, anzi personalmente sono molto lontano dalle visioni individualiste, un partito non può essere una persona. Quando l’Udc nel 2006 era uscito dalla Casa della Libertà aveva denunciato il Berlusconismo come oppressione della democrazia, oggi non possiamo cadere nel Renzismo. I partiti, pur riconosciuta la leadership del segretario, devono tornare ad essere quelli che erano durante la Prima Repubblica : fondati sulla partecipazione dal basso, le attività dei circoli e la democrazia interna e non esclusivamente sulla figura del leader. Abbiamo davanti molti esempi di partiti pressoché scomparsi una volta finito in disgrazia il suo leader…

Quindi la scelta di candidarsi alle primarie per partecipare al tavolo programmatico…

Si, voglio partecipare e contribuire ad un programma di coalizione, che deve essere realzzabile nei prossimi cinque anni. Io proporrò quattro punti fondamentali per il quinquennio.

Quali sono, punto per punto?

Innanzi tutto la valorizzazione dell’entroterra, che pongo al primo punto, tutti sappiamo che il 70% dell’economia ligure gira intorno alla sua costa, con i porti ed il turismo. Il restante però è dato dall’entroterra, in un momento di crisi e depauperamento dell’industria, l’entroterra ne viene colpito in maniera ancora maggiore. Uno dei grossi problemi dell’entroterra è il dissesto idrogeologico, che va prevenuto e non sistemato d’emergenza, una volta avvenuti i danni, come è successo fino ad oggi. C’è un altro dato che molti sottovalutano, oltre il 60% del nostro territorio regionale è boschivo ed il legname ligure è di ottima qualità, il bosco, con il prodotto del legname e soprattutto dei suoi derivati rappresenta una risorsa economica notevole che può e deve essere utilizzata.

L’entroterra al primo punto, al secondo?

La questione sociale, che riguarda la Liguria come tutta Italia e gran parte d’Europa, molti giovani che non trovano lavoro o hanno contratti di precariato o peggio. La regione può comunque dare il suo contributo, con politiche adeguate. La questione minorile è molto importante, vi sono famiglie che rimangono senza lavoro e si trovano a subire situazioni di povertà drammatiche, ci sono sempre meno fondi per i servizi sociali e i Comuni, in seguito prima alla spending review e poi al patto di stabilità sono dovuti intervenire, malgrado i loro pochi mezzi. Non dobbiamo arrendersi, ma dobbiamo affrontare questo allarme.

Il lavoro è un problema molto sentito in questo momento di crisi…

Certamente, il mio terzo punto è proprio il lavoro. Siamo di fronte a dei cambiamenti dell’economia, capiamo benissimo che l’industria pesante non è più al passo coi tempi, ma dobbiamo saper trovare le alternative economiche moderne. Sono cronaca di questi giorni le situazioni drammatiche dell’Agnesi di Imperia e dell’Esaote di Sestri Ponente. Una grossa delusione, fino ad oggi, è il Polo degli Erzelli, fino ad oggi vi sono pochissime ditte, mentre potrebbe diventare una delle capitali europee dell’industria tecnologica. Purtroppo in Italia prevale lo scaricabarile, il Comune rimpalla alla Regione, la Regione al Governo, ecc… Servono delle politiche che industrializzino il nostro territorio, con l’industria di alta tecnologia.

Come quarto ed ultimo punto cosa mette?

Cultura e turismo. Tutti oggi parlano della cultura e del turismo come volano economico, ma bisogna capire come attuarli, in Liguria abbiamo, oltre alle bellezze naturali note in tutto il mondo delle vere e proprie eccellenze, che funzionano benissimo come Palazzo Ducale, i Parchi regionali, l’Acquario di Genova, il Santuario dei Cetacei, ecc… ma anche eccellenze che potrebbero essere tali e non lo sono come il Teatro Carlo Felice, che ha subito delle scelte sbagliate da parte del Consiglio di Amministrazione e del Sovraintendente. Si può creare sviluppo e crescita economica, puntando sul turismo, però ci devono essere le infrastrutture, purtroppo abbiamo un aeroporto sottodimensionato e mancano degli adeguati collegamenti ferroviari, la Liguria, a mio parere, è una regione difficilmente raggiungibile. Non ho nessuna paura di dire, in campagna elettorale, che sono a favore del Terzo Valico e della Gronda autostradale.

La sua candidatura ha anche un significato territoriale, come rappresentante dell’entroterra?

Certamente si, vengo dall’entroterra e ne sono orgoglioso. Se qualcuno mi definisce “cittadino dell’entroterra” mi fa un gran complimento. In questi dieci anni di attività nel Comune di Sant’Olcese ho imparato moltissimo dalla mia gente, la dolcezza, l’entusiasmo e il non perdere la speranza davanti a problemi che sembrano insormontabili.

Che giudizio da a questi cinque anni di amministrazione regionale?

Credo che la regione Liguria, come tutte le altre, si sia trovata all’interno di una crisi internazionale sottovalutata, solo tre anni fa l’allora premier Berlusconi andava in Parlamento dicendo che la crisi non esisteva, mentre noi amministratori locali ne vedevamo gli effetti giorno per giorno. La mia candidatura non nasce contro Burlando, come due esponenti del Pd che hanno detto di rivoltare la regione come un calzino, io mi chiedo dove erano loro in questi anni? Personalmente trovo che, alcuni errori sono stati fatti, ma questa Giunta ha lavorato in un periodo drammatico ed è stata sempre presente : nell’entroterra ci sono state spesso frane e dissesti, la Regione è sempre intervenuta in tempi brevissimi, malgrado le poche risorse. Se la Regione avesse fallito la metà del suo programma, io oggi non sarei candidato per il centrosinistra.

Infine una provocazione : in un eventuale ballottaggio tra Paita e Berruti chi sceglierebbe?

Bisognerebbe porre la domanda anche a loro chi scegierebbero se ci fosse il sottoscritto al ballottaggio (dice ridendo, ndr). Non credo però che ci sarà il ballottaggio, le primarie non le vedo come una competizione personale, ma come un contributo per un programma, chiunque vincerà scriverà assieme agli altri il programma dei prossimi cinque anni e, la democrazia ha bisogno di tutte le voci, anche di quelle più piccole.

Fabio Mazzari
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