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L’incontro con il fotografo Corrado Dalcò: tra il bianco delle carni e le profondità dell’anima

Immagini per organi caldi

"Carne Cruda"

“Carne Cruda”

Corrado Dalcò, nato a Parma e da sempre amante del mondo “della luce, della tenebra e degli amori, talvolta segreti, dell’una con l’altra”, è uno stimato e conosciuto fotografo internazionale. Dal 1992 ha iniziato a girare l’Europa: da Barcellona a Berlino sino a Londra. Inizia a lavorare come fotografo per importanti marchi, come Levi’s, Coca-Cola e  Sisley Kids. Nel 2013 ha realizzato un photo-libro, “Carne Cruda” (edito per  aalphabet  http://aalphabet.tumblr.com), che raccoglie alcune delle sue opere negli anni, postate sul suo sito personale (http://www.corradodalco.co.uk/) oppure apparse su rivista e per calendari.Noi l’abbiamo intervistato e il risultato è quanto segue.

Dalcò

 

Da dove nasce “Carne Cruda?

Carne Cruda è un libro pieno di riferimenti letterari ed artistici, ma se vuoi è una mistificazione del sesso.Cito la letteratura e la pornografia anni Settanta per arrivare agli autori del nostro tempo. Nel contempo è una ricerca antropologica (rido) di questa società, mi sorprendo sempre quando racconto di com’è nato il progetto e come si è evoluto. Ero come uno psicologo che analizza le persone che fotografa. Un insieme di cose insomma, racchiuso in un bel libro di carne cruda in bianco e nero”.

Dopo aver preso visione di tante “forme di bellezza”, ha capito quale sia il tipo di bellezza ideale?

No, la mia ricerca è in continua evoluzione, come tutto del resto. A volte e molto spesso quello che credevamo brutto diventa interessante, e quello che è interessante può diventare bello. Direi che la definizione di bellezza non voglia dire proprio nulla. Interessante, quello si”.

Chi l’ha influenzato?

Ci sono una miriade di artisti che seguo e a cui mi sono ispirato per la mia ricerca: Juergen Teller, Tillmans, Testino, Richardson per la fotografia, Palahniuk, DeLillo, Bukowski ad altri ancora. Non finisco mai di imparare”.

Qual è il soggetto che vorrebbe fotografare di più?

Ora come ora fotografo spesso quello che mi piace di più, ma sto lavorando su un progetto molto importante che credo influenzerà il mio modo di vivere per i prossimi anni”.

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La sua opera ha un’eco internazionale?

Beh, direi di si. Pubblico tanto all’estero, per fortuna”.

La serie di “Skinny Love” raffigura tutte modelle molto magre: crede che questo possa essere, in qualche misura, un cattivo messaggio?

“Skinny love è perlopiù un diario, ed è riferito ad una canzone di Bon Iver. È diventato un po’ uno status, come per dire che l’amore oggi è un po’ “ristretto”. Forse bisognerebbe amare di più, ecco.

Per quanto riguarda il cattivo esempio, beh ecco, credo che le brutte cose siano altrove, non su skinny love”.

Nonostante le decine di corpi nudi che ha immortalato, le capita ancora di imbarazzarsi?

Direi di no, sono molto più imbarazzati i corpi di me”.

Mattia Nesto
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