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Proprio dietro il Palazzo comunale di Capriata d’Orba una sgradita sorpresa

Un retro da incubo

Dice un antico proverbio “Una casa è bella quando il suo retro, anche se non si vede, potrebbe essere scambiato per il suo ingresso”. Evidentemente a Capriata d’Orba qualcuno si è dimenticato di questo tipo di saggezza popolare. Infatti se davvero degna di lode è l’operazione di recupero delle antiche facciate dipinte dei palazzi che s’affacciano sulla piazza principale, di cui il Comune o il ristorante  “Il Moro” ne sono fulgidi esempi, davvero deprecabile è lo stato in cui versa il “retro” dello stesso Palazzo comunale. Infatti basta attraversare via S. Antonio per trovarsi di fronte ad una vera e propria distesa di guano di piccione, che infesta la parte posteriore del Comune, insozzando buona parte della strada. Oltre al danno di immagini, è evidente come una tal massa di rifiuti organici renda malsana tutta la zona, con un rischio altissimo di contrarre malattie o patologie. Ci si aspetta quindi che la locale Amministrazione provveda quanto prima a ripulire la strada. Non occorre una “grande opera” ma solo una manutenzione costante e più accurata di quel retro. Perché Capriata possa essere nobile e bella anche “vista di dietro”.

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1 commento

  1. Gian Battista Cassulo

    I piccioni sono animali sociali che per consuetudine sono diventati una specie protetta. L’aumento delle sue colonie sta però portando seri danni non solo agli immobili, soprattutto quando questi sono disabitati o peggio abbandonati all’incuria, ma anche, nelle città d’arte, a monumenti o opere di grande valore architettonico.

    Altro motivo di preoccupazione per il loro proliferare è rappresentato dal pericolo di malattie dovute alla scarsa igiene in cui vengono a trovarsi i sottotetti, i davanzali, nonché i sedimi ove le colonie dei piccioni sono soliti ritrovarsi.

    Ciò provoca in molte persone il desiderio di eliminare tali ormai troppo invadenti volatili, che se una volta, come ci dimostrano le vecchie fotografie di città quali Roma, Milano e Venezia, rappresentavano un motivo di attrazione turistica per la loro vicinanza all’uomo, oggi sono diventati un vero e proprio ingombro al civile convivere.

    E’ per questo motivo che troppo spesso vediamo agli angoli delle strade piccioni agonizzanti per il veleno che alcuni personaggi molto maldestramente somministrano loro, non pensando che altri felini predatori, quali i gatti, potrebbero, azzannandoli, rimanere a loro volta avvelenati, andando così ad aumentare, per via delle numerose carcasse che restano abbandonate a cielo aperto, ancor più preoccupante il pericolo di epidemie e infezioni.

    In conseguenza di ciò, sarebbe più utile, a nostro modo di vedere, se le civiche amministrazioni ricorressero ad una lotta naturale per allontanare le colonie di piccioni dai centri abitati, mediante l’impiego di volatili predatori, quali i falchi, che apposite associazioni mettono a disposizione per tale incombenza.

    Sarebbe poi consigliabile, una volta allontanate le colonie, posizionare in luoghi strategici sagome dei
    suddetti predatori, quali silenziose sentinelle per contrastare il ritorno dei piccioni stessi.

    Personalmente ho sperimentato questa tecnica nella mia casa di campagna di Capriata d’Orba, con ottimi risultati, senza ricorrere al barbaro quanto rudimentale uso del veleno.

    Gian Battista Cassulo

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