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Giovanni Sanguineti reporter del treno

Torna a fischiare il treno a vapore

Il 5 ottobre 2014 le rotaie della “Genova – Ovada – Acqui” sono ritornate per un giorno giovani e hanno mostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, quanto le ferrovie siano state e sono importanti per le comunità delle nostre valli, che proprio grazie alle strade ferrate sono riuscite ad uscire, non solo dal loro isolamento, ma anche a mantenere stabile sul territorio la popolazione.

 

Un fatto questo che oggi, per via di una politica miope dettata non già da una visione globale degli interessi, ma dalla freddezza dei numeri della “spending review”, si sta sciogliendo come neve al sole, lasciando la gente di questi posti in balia di trasporti organizzati in modo pressappochistico e soprattutto schiavo della “resa economica”.

 

Noi de l’inchiostro eravamo, siamo e continuiamo  ad essere dell’opinione che, come citava il buon Luigi Einaudi (“Einaudi chi?” direbbero oggi) in un suo volumetto titolato “Lineamenti di una politica economica liberale”  del 1944 (70 anni oggi), i beni quali l’aria, l’acqua, l’energia, i trasportati, l’istruzione e la sanità debbono restare saldamente nelle mani dello Stato, il quale deve contare su propri beni demaniali per rendere visiva (sia pure con l’apporto di capitali privati) la sua impronta sulla società, ovvero noi siamo per un modello di sviluppo sociale che gli studiosi di Scienza Politica lo denominerebbero “neostatalistico”.

 

Ma vediamo oggi come stanno andando le cose e qui ci par giusto tracciare per i nostri lettori un dialogo immaginario tra il nostro beneamato Presidente del Consiglio, “luce della Patria”, “amico del Popolo”, Matteo Renzi da Pontassieve (colà dove si fabbricano le recinzioni e le traversine delle Ferrovie), il Ministro delle Finanze, prof. Pier Carlo Padoan “de” Roma e Dario Franceschini, Ministro dei Beni Culturali, dall’estense Ferrara.

 Un dialogo del tutto inventato ma (forse) molto rispondente alla realtà…

Location: primo piano di Palazzo Chigi, studio vellutato con finestre su Piazza Colonna.

Ci rende quella linea ferroviaria?” chiede Renzi a Padoan. “No, siamo in passivo” gli risponde il Ministro delle Finanze. “Va bene, allora chiudiamola e investiamo tutto insieme ai privati (vedi Luca Cordero di Montezemolo, Sergio Marchionne, Roberto Colaninno, Cesare Romiti, Andrea Della Valle ed altri noti imprenditori che allo Stato chiedono molto ma del loro “estraggono” poco, anzi qualcuno di essi porta fuori i propri zebedei o in qualche cantone svizzero – Carlo Debenedetti – o in Olanda e Inghilterra – vedi FIAT) nell’Alta Velocità, almeno lì ci viaggiano i sciuri che hanno la possibilità di pagare!”. “E quelli di Rossiglione, di Ovada o di Acqui?” chiede l’interdetto Padoan. “Che vadano a piedi, tanto hanno le antiche vie del Sale, maremma ferroviaria! Anzi chiamami quell’imbranato di Franceschini che gli devo dire due parole a questo proposito”. Padoan si affretta al telefono e chiama il Ministro dei Beni Culturali: “France’ c’è il capo che ti deve parlare, te lo passo”. “Ah Franceschì… tu che ti fai cadere tutte le case di Pompei, e hai fatto tanto casino quando a Bondi gli è crollato un muretto – fa Renzi con voce sorniona-  devi cercare di darti una svegliata eh! Maremma pompeiana”. “Ma cosa ho fatto di male, che mi riprendi sempre? – risponde imbronciato il “barbudos” Franceschini – Chissà cosa m’avresti detto se avessi affittato per quattro euro il Circo Massimo ai Rolling Stones come ha fatto quel democristiano di Marino, detto SottoMarino!”. “Ah Francé statte bbono! Che anche io vengo dalla DC, e per lo meno Marino va in biciletta che fa da contraltare a me che vo con l’areo- lo apostrofa il Premier-  Ma bando alle ciance. Fammi un piacere, che dobbiamo chiudere tutte le ferrovie dei pendolari perché a noi ci costano troppo”. “E io cosa c’entro” risponde interdetto Franceschini. “C’entri c’entri” risponde Renzi furbescamente “Perché, siccome dobbiamo fare questo benedetto Terzo Valico che è da una vita che ce lo sta menando, e per farlo dobbiamo cacciare na’ montagna de sordi, non ce ne restano più per mantenere le linee dei pendolari, di quelli che vanno a lavorare e che pagano le tasse e che abitano ancora in paesini come ad esempio Rossiglione, dove gli affitti sono un po’ più bassi che non a Genova, oppure dove hanno ancora la casa dei genitori, e così con questi escamotage riescono ad arrivare alla fine del mese, con gli stipendi da fame che prendono! Ora – continua il Premier – se li lasciamo a piedi s’inviperiscono e non ci pagano più le tasse. Quindi – conclude Renzi – visto che gli togliamo i treni, non possiamo certo lasciarli senza collegamenti! Per cui Francè devi rimettere a posto, con il tuo Ministero, le antiche vie del Sale, così potremo farci passare di nuovo i muli e gli asini e accontenteremo i nostri pendolari, che, camminando accanto ad essi per tirarli  con la cavezza, si manterranno in forma e giovani, come insegna la nostra Boldrini, la quale, per risparmiare la corrente elettrica della Camera, fa le scale a piedi!!!”. E Franceschini piuttosto sopreso risponde: “Ma cosa diavolo sono le vie del Sale?”. “Gnurant! – dice Padoan – erano le antiche vie che tenevano in piedi l’economia medioevale. Quindi siccome, con tutti i notabili che stanno in Parlamento, al Medioevo ci stiamo ritornando, per cui le vie del Sale potrebbero senz’altro aiutare nuovamente l’economia locale”. “Ma gli asini dove li prendo?” si chiede il Ministro dei Beni Culturali. “Oh grullo! Maremma asinara, dai una telefonata all’inchiostro fresco, che ti mette in contatto col Paradase (ndr, Il Paradiso degli Asini di Busalla sul quale l’inchiostro ha fatto innumerevoli articoli grazie al corrispondente Fabio Mazzari, detto “l’amico dei ciuchini”) e lì sì che di asini son pieni, tanto da fare anche un pallio!”.

 

A Rossiglione, avuto sentore tramite le numerose talpe e gufi che s’aggirano per i corridoi di Montecitorio, di questo dialogo, si sono  subito dati da fare e per risparmiare “boldrinianamente” sulla bolletta della corrente elettrica, hanno deciso di “andare a vapore”.

 

Ecco il primo treno di pendolari “vaporizzati” rossiglionesi nel reportage fotografico del nostro indomito  paparazzo Giovanni Sanguineti che ha fermato il suo obiettivo, oltre che sul possente mostro d’acciaio, “la locomotiva”, anche sui pendolari “d’antiche vesti vestiti”, nonché su alcune viaggiatrici che con il loro profilo sensuale  c’hanno portato ai tempi “in cui le donne erano donne, e gli uomini erano uomini”.

 

Il Capostazione

Il Capostazione

 

 

 

L'attesa del treno ad Acquasanta

L’attesa del treno ad Acquasanta

L'attesa. I viaggiatori di Prima Classe con un "intruso""il primo a sinistra)

L’attesa. I viaggiatori di Prima Classe con un “intruso””il primo a sinistra)

Una famiglia di Sciuri ad Acquasanta con il loro Maggiordomo, Alfred.

Una famiglia di Sciuri ad Acquasanta con il loro Maggiordomo, Alfred.

Arriva il treno mentre un curioso sta curiosando

Arriva il treno mentre un curioso sta curiosando

Ed eccoci in viaggio

Ed eccoci in viaggio

Siamo a bordo

Siamo a bordo

Ecco altri passeggeri

Ecco altri passeggeri

 

Un ciclisto della Milano - San Remo saluta i viaggiatori

Un ciclisto della Milano – San Remo saluta i viaggiatori

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Il macchinista

Il macchinista

Arriviamo a Rossiglione

Arriviamo a Rossiglione

A Rossiglione sale un'affascinante e giovane fanciulla

A Rossiglione sale un’affascinante e giovane fanciulla

Un controllo prima della partenza

Un controllo prima della partenza

Il treno riparte alla volta di Ovada

Il treno riparte alla volta di Ovada

La giovane donna guarda triste il paesaggio

La giovane donna guarda triste il paesaggio

Altre affascinanti viaggiatrici

Altre affascinanti viaggiatrici

E un reduce della Prima Guerra Mondiale

E un reduce della Prima Guerra Mondiale

Il treno arriva ad Ovada

Il treno arriva ad Ovada

Ad attenderlo c'è la folla

Ad attenderlo c’è la folla

E scende una contadina del luogo

E scende una contadina del luogo

Seguita dalla sconosciuta che chissà dove andrà

Seguita dalla sconosciuta che chissà dove andrà

Ad attenderla c'è il Sindaco e il Preside

Ad attenderla c’è il Sindaco e il Preside

La locomotiva va in deposito pronta per un altro viaggio

La locomotiva va in deposito pronta per un altro viaggio

Gianni&Pinotto
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2 commenti

  1. Massimo Callegari

    Come articolo è bello, molto piacevole, anche ben corredato di foto… ma il macchinista sulla locomotiva non so francamente chi sia…

  2. mnesto

    Il macchinista è tale che di nome corrisponde a Giovanni e di cognome Sanguineti e, beato lui, abita a Costa d’Ovada, ridente sobborgo della piccola capitale della Valle dell’Orba. Non solo si è riciclato come macchinista, ma è anche uno scarpinatore indefesso nonché fotografo d’assalto! Ancora un grazie per il suo commento.
    La Redazione

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