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Turismo a piedi da Cogoleto a Varazze godendosi la natura

Una domenica là dove c’erano le rotaie

Prologo

Domenica 5 ottobre: il basso Piemonte è invaso da treni a vapore che da Acquasanta risalgono verso Ovada e da motrici elettriche degli anni Cinquanta, che dal binario undici di Genova Principe, con al traino  vagoni di Prima, Seconda e Terza Classe,  si preparano ad affrontare la linea storica dei Giovi per “approdare” alla stazione di Ronco Scrivia

 

vedere altri articoli http://www.inchiostrofresco.it/blog/2014/10/07/cesare-pozzo-ed-vapore/

 http://www.inchiostrofresco.it/blog/2014/10/06/torna-fischiare-treno-vapore/

 

 

 

Treno Storico 2 Treno Storico1

È un revival delle vecchie ferrovie. Di quelle dei tempi in cui i treni “viaggiavano in orario” e di quando i passeggeri, entrando in stazione, si trovavano di fronte a dei ferrovieri  e non a delle macchinette obliteratrici. E una volta saliti in carrozza, venivano accolti dal conduttore, impeccabile nel sua divisa nera con sulla giacca, quasi fossero mostrine di un esercito, appuntate le spille con la sigla FS, il quale, bonaccione, chiedeva con voce stentorea: “Biglietti prego” e gli astanti porgevano, con l’orgoglio di chi sa d’essere in regola, quel rettangolino di cartone ricco di timbri della stazione di partenza che egli si affrettava a punzonare sancendo così l’avvenuta verifica.

E da quel momento il passeggero, rasserenato, poteva godersi il suo viaggio, sprofondato o nei velluti della prima classe o afflosciato sulla plastica della seconda oppure incallito sul duro legno, levigato a forma di sedere, della terza.

C’era chi fumava, c’era chi parlava, c’era chi leggeva il giornale, chi guardava il fuori dal finestrino tirando le tendine e c’erano dei giovani che, di carrozza in carrozza, scorrazzavano per tutto il treno per  scegliere il posto “buono” di fronte a qualche bella viaggiatrice che magari lasciava intravedere “quel tanto di gambe” da stimolare gli ormoni giovanili sempre in fermento nell’età dello sviluppo (che per noi de l’inchiostro si conclude tra i 100 e i 150 anni), chiedendo, magari nel vuoto di una carrozza, “Scusi quel posto è libero?”. E da lì, una volta “attaccato bottone”, sarebbe poi partita quella conoscenza che spesso si tramutava in un amore del momento.

 

E mentre sia in Valle Stura come in Valle Scrivia la gente accorreva a vedere quei treni che richiamavano un’altra Italia, a Novi Ligure si stava predisponendo un Consiglio Comunale aperto, che si sarebbe svolto il giorno dopo (lunedì 6 ottobre) nella Civica Biblioteca, per parlare di altri “treni”. Treni supertecnologici in grado di collegare le grandi città in pochi minuti e destinati soprattutto, non più a pendolari o giovani goliardi, ma a viaggiatori-manager in grandi faccende affaccendati (transazioni internazionali per spostare capitali da un paese all’altro senza pagare le tasse, creare aziende su aziende per fatturare reciprocamente sempre la stessa merce ed evadere l’IVA, allocare a ignari pensionati o risparmiatori sprovveduti titoli spazzatura, escort in trasferta, eccetera)

La passeggiata là dove c’erano le rotaie

Jò e che a suo tempo avevano scritto per gli studenti di Scienze Politiche un libretto sui collegamenti ferroviari nel basso Piemonte, facendone la storia, e che sarebbe poi servito come momento di discussione ad alcuni relatori nel Consiglio Comunale sopra citato vedere http://www.inchiostrofresco.it/blog/2014/10/07/scusi-favorevole-contrario/  – domenica avrebbero voluto anche loro fare un tuffo nel passato ma, indecisi tra la vaporiera della Valle Stura e le motrici elettriche della Valle Scrivia, hanno scelto una “terza via”: quella di andare a scarpinare sulla vecchia sede di una ferrovia ormai dismessa ed eccoli con la loro Peugeot 204 a gas del 1990 partire alla volta di Cogoleto, per un’escursione tra questa località e Varazze, là dove una volta v’erano i binari ed ora invece vi è un accogliente camminamento.

Cattura

Cogoleto, fermato lo possente mezzo in un anfratto dell’Aurelia, che dai tempi degli antichi Romani mena uomini e mezzi sino a Ventimiglia, con zainetto in spalla, ove ben custoditi vi erano tre panini a testa, confezionati dalle dolci manine di Jù, e due succhi di frutta comprati alla Lidl (su consiglio di Eleuterio, detto “Er tirchio”), si sono avviati, macchinetta fotografica alla mano, alla volta di Varazze, usando uno dei più antichi mezzi di locomozione conosciuto: i piedi, ovvero on foot, che per il mitico “Pupone” Totti sarebbe come a dire “a piotte”.

L’inizio del percorso da Cogoleto a Varazze

I due imboccano così lo verde cammino e avventurandosi tra gallerie scavate nella montagna, ponticelli a picco sul mare, rocce incombenti sul tracciato, vecchi caselli ora trasformati in graziose villette con tanto di spiaggia privata, giungono infine, di panorama in panorama, ad una scogliera che sembra quasi un poggiolo sul mare ligure.

E lì, nel riposare le stanche membra, si gustano quei panini con lo stesso piacere come fossero in un ristorante a sei cappelli della Guida Michelin.

Galleria2 Galleria Dover Cattura4 Cattura La stanca viandante

Di fronte a loro il mare è popolato da barche a vela, perché in tempi di spending review anche i natanti stanno tornando alle origini abbandonando i costosi e inquinanti motori, mentre  le onde, sol da lontano, sono tagliate da un “berlusconiano” motoscafo nero antracite.

La processione lo casello Lo mare Lungotevere

 

Ormai satolli  i due viandanti riprendono lo cammino e sempre in uno scenario da “touring club” giungono, stremati ma felici, in quel di Varazze, dove, quasi ad attenderli, trovano la banda del paese che festeggia il patrono Locale, al quale mentalmente si affidano per trovare le forze di rifare lo stesso percorso a ritroso, onde andar a recuperare la Peugeot sull’Aurelia abbandonata nei pressi della Stoppani, che per anni, quando ancora la parola “turismo” ai cogoletesi era sconosciuta, inquinò lo bello mare che oggi invece è fonte di ricchezza per la ridente cittadina che par abbia dato i natali a un tal che di nome facea Cristoforo e di cognome Colombo (Vedere “l’inchiostro fresco” del febbraio 2013, pag. 23).

Cattura

Anche per Cogoleto e Varazze vale il nostro motto che abbiamo vergato per Olbicella:

una fabbrica a cielo aperto

http://www.inchiostrofresco.it/blog/2014/06/01/fabbrica-cielo-aperto-olbicella/

http://www.inchiostrofresco.it/blog/2014/07/20/olbicella-chiama-inchiostro/

Perché a nostro modesto parere, il futuro del nostro Paese sta nel suo ambiente che è la sua vera risorsa, la quale, se usata a dovere, potrebbe dare migliaia di posti di lavoro, soprattutto a giovani preparati nelle materie umanistiche, artistiche, sociali e anche in quelle ingegneristiche, quando si tratta di dover fare opere di rinaturalizzazione per sistemare i terreni senza l’invasività di asfalti e cementi.

Sino a poco tempo fa, purtroppo, la mentalità era quella dell’acciaio e dell’urbanizzazione selvaggia e così bellissimi siti quali Taranto, Cornigliano, Mestre, e per rimanere a noi, Cogoleto stessa sono state imbarbarite da fabbriche non solo inquinanti, ma anche nocive per la salute.

Sembra però che la nostra classe politica non abbia recepito ancora i benefici che potrebbero arrivare dallo “sfruttamento” positivo dell’ambiente in ordine alla sua tutela e all’uso turistico dei suoi paesaggi perché, come ci giunge attualmente notizia, sembra che il Governo Renzi voglia accorpare il Corpo Forestale  alla Polizia.

Pur facendo noi tanto di cappello alla Polizia di Stato e al suo encomiabile lavoro di intelligence, il Corpo Forestale  è il vero custode del nostro patrimonio ambientale (controllo dei boschi, dei fiumi, della fauna e della flora etc).

E allora perché praticamente sopprimerlo?

Gian Battista Cassulo
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