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Vi proponiamo uno sprazzo di giornalismo investigativo dalla nostra Virginia Calissano sempre a caccia di notizie sul territorio

Oltregiogo corrotto, Nazione infetta Laddove distribuiamo l’inchiostro, la Dynasty dei Renzi

 

Tiziano Renzi. Chi è? Il papà del nostro Premier; una moglie e altre due figlie. Lavorativamente, chi è? Un imprenditore toscano attivo da ormai 45 anni, anche in Piemonte e Liguria con svariate società mutate nel tempo di cui la Chil Post è la più famosa, operante nel settore della distribuzione editoriale, di cui una parte è stata ceduta all’altra azienda di famiglia, la Eventi 6 e l’altra ceduta a Gianfranco Massone.

Il Sig. Massone, originario di Castelletto d’Orba e residente a Masone, ha oggi 75 anni e ha rilevato le quote della società nel 2010, la quale verrà dichiarata fallita tre anni dopo, nel 2013. Degli affari lavorativi si occupa però il figlio, Mariano Massone, già attivo nell’alessandrino negli stessi settori.

 

Tiziano Renzi è attualmente indagato dalla Procura di Genova per “bancarotta fraudolenta”, ma l’inizio della vicenda è ben più indietro.

 

Torniamo infatti al 2008, c’è un “capunun” vicino ad Alessandria, a Solero,  e Mariano Massone, che lo utilizzava come deposito, non pagava l’affitto già da diverso tempo al proprietario, l’imprenditore torinese Accursio Indelicato. Si presenta quindi allo stesso Accursio, il Sig. Renzi, per comprarlo ad utilizzo della Chil Post ed evitare così di continuare a pagare il canone.

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Al momento del passaggio, si scopre che la Chil Post è però passata a Gianfranco Massone, e quindi la palla ritorna in famiglia: scattano in tal modo gli immediati piani di rientro per saldare gli arretrati relativi all’affitto di questo capannone che sta “rimbalzando” dall’uno all’altro.

 

Si accendono così i riflettori su Tiziano Renzi (…non solo perché il figlio è ormai Premier?!).

 

La Chil Post, azienda dal fatturato di più di 7 milioni di euro ai tempi d’oro, affermatasi all’inizio del nuovo Millennio, aveva  gli uffici in via Fieschi a Genova, occupandosi della distribuzione e del servizio di “porta a porta” per “Il Secolo XIX” ed anche per alcuni inserti de “Il Giornale” , oltre per svariati altri periodici.

 

Al sopracitato Accursio Indelicato risultano ancora 3 mesi di arretrato di affitto, per un immobile ormai in disuso da diverso tempo e lasciato in pessime condizioni; la società è stata ceduta nel frattempo a Gianfranco Massone, ragion per cui Renzi Senior viene assolto ed ad Indelicato viene riconosciuto il danno, ma solo in un secondo momento, per il degrado in cui è stato lasciato l’immobile ad opera dello stesso Tiziano Renzi.

 

Della quasi defunta Chil Post, al momento del passaggio di proprietà da Renzi a Massone, rimaneva come sede ormai solo una stanza in Galleria Mazzini (oltre alla vecchia sede abbandonata di via Fieschi) e ne viene dichiarato il fallimento nel 2013.

 

“Che le colpe dei padri non ricadano sui figli, proprio ora che sono Premier” mi viene da esclamare, ma Matteo Renzi ne è, sia pure in parte, coinvolto, ovvero vi ci è trascinato per quelle manovre familiari di cessioni di ruoli e di poteri lavorativi interni all’Azienda di famiglia che “l’inchiostro fresco” ha già approfondito.

Insomma, vicende che definiremmo volgarmente dei “pasticci”. Infatti, nelle 10 aziende aperte dal 1985 ad oggi da Tiziano Renzi escono fuori svariate operazioni (tutte legate alla contrattualistica lavorativa adottata per i dipendenti) chiuse in maniera non propriamente brillante in cui, però, nella girandola degli acquisti e delle cessioni, subentra sempre una “mano esterna”, di varia natura e provenienza, che ha costantemente permesso ai Renzi di uscire “senza macchia e peccato” da queste vicende e che, quasi sempre, è colei che ha inferto il  colpo di grazia alle aziende stesse.

 

Le vicende politiche degli ultimi mesi collegate a quelle giuridiche di questi ultimi giorni fanno riflettere.

 

Nel 1994 ci avviavamo ad un’epoca politica rivoluzionaria in Italia, durata un ventennio, che cambiava radicalmente la posizione dei partiti italiani, dei ruoli e dei poteri.

Contestualmente si apriva un fascicolo giudiziario che sarebbe durato lo stesso ventennio e che, forse, concluso quel ciclo politico, sembra giungere al termine o, quantomeno, spegnersi.

Il riferimento è palese.

Oggi gli attori sono cambiati ma il copione sembra rimanere il medesimo e le intenzioni per una nuova politica per l’Italia anche. Sono le grane che rimangono ad essere le stesse. Sarà una coincidenza, oppure…

Maria Virginia Calissano
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