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In una foto del 1983 ripescata dall’archivio storico de l’inchiostro fresco, un frammento di “tempo perduto”

La politica? Una partita a calcio in cui tante se ne danno e tante se ne prendono

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Scende ora in campo l’Atletico Novi Ligure, squadra composta da consiglieri di maggioranza e minoranza dell’omonimo comune: da sinistra a destra, l’allenatore, il geometra Domenico Cattaneo (PSDI), in piedi Schirra (PCI), l’ing. Cavanna (PRI),  Cereda (PCI), l’avv. Giancarlo Chessa (DC), il dott. Piazzale (DC), Maurizio Fava (PSI), Gian Battista Cassulo (PRI, l’unico giocatore indossante gli occhiali da vista per tutta la partita), Mario Angeli (PSI), Costanzo Cuccuru (PSI), Rocchino Muliere (PCI), l’avv. Piero Vernetti (PLI) e Alberto Mallarino (PSI).

 

Questi i protagonisti, gli attori, anzi per una volta i giocatori della politica novese di inizio anni’80, ci sono tutti, nessuno escluso, in braghette e maglietta regolamentare. Questa foto è utile, soprattutto, per chi quegli anni non li ha vissuti, proprio come colui il quale sta scrivendo questo articolo. La sensazione che ho avuto nel prendere in mano questa foto è di essere di fronte ad un oggetto ben più antico di quello che è. Mi spiego meglio. Oggigiorno la Politica (lo scrivo con la lettera maiuscola tanto per mettere subito in chiaro come la penso) è considerata una cosa non soltanto noiosa (questo è solitamente un difetto “connaturato ad essa”) ma soprattutto come un “affare sporco”, una sorta di congrega che, non avendo voglia di combattere nella “trincea del lavoro”, voglia rifugiarsi in una “riserva protetta” dove poter campare senza far troppa fatica e per di più essendo remunerati in modo assai cospicuo. Oppure quando qualcuno dice “scendo in politica” ecco che si pensa subito che quel qualcuno abbia qualche conto in sospeso con la giustizia o voglia fare affari in maniera non ortodossa: ecco perché la gente pensa si entri in politica oggi, per rubare oppure per continuare a farlo in maniera impunita.

 

Forse non è così semplice, anzi certamente non è così semplice, però il sentore popolare è questo. Ebbene vedendo questa foto, e conoscendo anche i “fatti e misfatti” di “certi” giocatori, non riesco proprio a pensare alla Politica come ad una cosa “sporca e noiosa”. La sensazione che ho è di un qualcosa di vivo, di una voglia di partecipare ai destini della propria città, per sentirsi un “cittadino attivo”. Poi certo, col senno del poi, si possono intravedere qua e là, anche in questa foto, gli interessi personali e la voglia di fare carriera a tutti i costi.

 

Lungi da me venire considerato un “laudator temporis acti” un po’ perché Orazio l’ho sempre trovato poco digeribile da tradurre e poi perché sono ben conscio di come la stagione ritratta in quella foto sia stata la stagione del “boom del debito pubblico”, ante-caduta del “Muro di Berlino”, la stagione in cui le tangenti, anticipatrici dell’epoca del “Pool Mani Pulite”,  erano “prassi comune”, specie di ideale prodromo alla decadenza attuale.

Ma mi rendo anche conto che da questa fotografia in bianco e nero emerge una città, Novi Ligure, la mia città (“mia” naturalmente per un caso della vita o, per meglio dire, della biologia) che un tempo era “viva e partecipata” e adesso è diventata “Novi Lugubre” o “Novi lager” secondo le preferenze.

 

E già! Perché a Novi manca un qualcosa. Mancano le piazze (fisiche e non virtuali) e mancano i posti di aggregazione, come potevano essere una volta le sedi dei partiti, dei gruppi studenteschi (il mitico “GS” di piazza Matteotti che faceva capo alla gloriosa “Balena Bianca”) o gli oratori.

 

Parlo a titolo personale: a mio avviso per uscire da questa crisi, che come da tempo andiamo scrivendo su “l’inchiostro fresco” più che economica è culturale e di valori, non ci serve una guida, un “uomo forte”. Ci servono spazi “aperti” dove noi possiamo riunirci, sì dotati di telefoni e tablet, ma ogni tanto dove poter alzare lo sguardo dallo schermo da queste moderne “tavolette”, che hanno sostituito quelle  d’argilla degli antichi scriba, per parlare, discutere e anche litigare.

Poi magari fare pace e giocare a calcio assieme. Perché se forse la politica non è più, come diceva Theodore Roosvelt, “Un circo a tre piste” (dato che le piste si sono moltiplicate e il circo si è notevolmente allargato), è ancora “Una partita di pallone dove tante se ne danno e tante se ne prendono”.

Mattia Nesto
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1 commento

  1. foto di storia cittadina, con una imprecisione: il sottoscritto non è MAI stato consigliere comunale.
    Posso tranquillamente dire che, almeno nel mio caso, MAI c’è stata “voglia di far carriera a tutti i costi”

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