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La nota di "ermeneutica politica" a firma di Franco Astengo

RIVOLUZIONE, RISCATTO SOCIALE, CAPITALISMO DEL XXI SECOLO: PROGETTO POLITICO VERSUS/AUT ANALISI ECONOMICA

pugnoAbbiamo smarrito la capacità di esprimere le ragioni fondative di un progetto politico fondato sull’identità di classe: ma la lotta di classe non è sparita dalla scena della storia.

E’ questa la sintesi estrema che mi sento di portare, in via del tutto personale, all’interno di un dibattito di grande attualità e importanza che si sta sviluppando nell’intero Occidente industriale.

Un dibattito che, in questo momento, verte principalmente attorno al testo elaborato dall’economista francese Thomas Piketty “IL capitale del XXI secolo” dove si analizza il peso, la funzione, il ruolo delle diseguaglianze economico – sociali nello scenario globale dell’oggi e del futuro.

Un’opera imponente alla quale, per esempio, “Il Manifesto” ha dedicato ieri, 8 Ottobre, due pagine d’analisi confermando nella sostanza una valutazione corrente da più parti e che, per certi aspetti, mi sento anche di condividere.

“Il capitale del XXI secolo” infatti, sulla scorta di una vera e propria “storia del patrimonio” fotografa assai efficacemente la realtà contemporanea.

Ma, come scrive Christian Marazzi: “ si concentra sui sintomi e non sulle cause delle diseguaglianze sociali”.

E, ancora, nel suo pezzo Marco Bascetta considera l’analisi dello studioso francese come “disincarnata”: vi si procede, infatti, alla ricerca dei rimedi rimuovendo le lotte dei lavoratori.

Sono proprio queste affermazioni ,da ritenere sommariamente condivisibili , che suggeriscono una riflessione che riassumo in poche righe, auspicando però che su di esse possa svilupparsi un dibattito vero.

Azzardo un paragone forse irriverente ma che ritengo plausibile, usando un riferimento storico: Karl Marx scrisse il Capitale come “critica dell’economia politica” successivamente alla stesura, con Engels, del “Manifesto”.

Ovverosia il progetto politico, nato dall’osservazione sociale della contraddizione definita “di classe” derivante dalle diseguaglianze, ha preceduto l’analisi economica.

Si parla di opere gigantesche dal punto di vista della storia del pensiero umano e non sono nemmeno ipotizzabili analoghi scenari al giorno d’oggi: ma la concreta sequenza di allora dovrebbe farci riflettere non tanto e non solo sugli evidenti limiti dell’opera di Piketty ma sull’insieme della realtà politica che stiamo attraversando, stando dalla parte degli sfruttati e delle classi subalterne.

Manca, prima di tutto, un progetto politico: non c’è nessuno spettro che si aggira per l’Europa e le catene che dovremmo spezzare non riusciamo più nemmeno a riconoscerle.

In campo soltanto l’idea nichilista della “moltitudine”: gregge indistinto che dovrebbe sollevare e attuare il conflitto.

Tutta responsabilità del fallimento degli inveramenti statuali dei fraintendimenti marxiani del XX secolo?

Per  intanto emerge un vuoto che, appunto, il libro di Piketty (involontariamente) finisce con il segnalare e sul quale, qui nell’Occidente sviluppato pieno di pulsioni individualistiche, corporative, separatiste (alcune delle quali fatte passare come “di sinistra”) non si riesce nemmeno più a ragionare sia sul piano teorico, sia su quello più direttamente politico.

Franco Astengo
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