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Un pezzo scritto di getto da una nostra collaboratrice con il cuore a pezzi nel vedere la Superba così violentata sia da una cattiva politica come dagli eventi

Genova per noi… (non è solo fango)

Genova come nell’est asiatico. Loro alle catastrofi naturali che cadono dal cielo ci sono abituati. Capitano ogni sei mesi, l’acqua al suolo e la pioggia portano via tutto. Solo che qui in Liguria, in particolare nel capoluogo ligure e nei comuni limitrofi, soprattutto in Valle Scrivia, non siamo a Bangkok. Dovremo cominciare ad abituarci? Non mi riferisco alla pioggia che cade in modo più o meno accanito.

Mi riferisco alla ciclica distruzione dei nostri beni, “fortunatamente” solo i pian terreni e non interi paesi.

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Sì, perché nell’est asiatico lo sanno: case di legno pronte all’uso, prefabbricate, che vengono erette in una settimana ed ogni sei mesi vengono spazzate via da fiumi d’acqua.

A Genova non lo sappiamo. Perché a Genova non dovrebbe verificarsi una alluvione ogni biennio, soprattutto se è la mano umana e la negligenza altrui a causarla.

Cadono muri d’acqua da martedì 7 Ottobre, ad intervalli irregolari. La situazione collassa nella notte di giovedì 9 Ottobre intorno alle 11.

Uno dei primi segnali lo da la strada: l’acqua non viene drenata, i tombini non la incanalano. L’acqua sta lì, in superficie. Ma Genova continua inarrestabile il suo tran tran. L’allarme non è ancora stato dato.

I tombini puliti permetterebbero il corretto drenaggio, che però non sono il vero problema delle catastrofi che crea l’acqua su una città come Genova. Loro, il fango, non riescono a drenarlo.

Il Bisagno sale. Sale. Sale. Esonda. Sono le 23:00, in via Canevari un’onda di fango si riversa sul centro: da Brignole verso la Foce a sinistra e verso via XX Settembre a destra.

Il primo problema è il suo l’estuario, alla Foce sotto viale Brigate Partigiane,  in cui hanno chiuso i lavori nel 2011 per cavilli burocratici e sbloccati nel 2013. Avrebbero poi dovuto riprendere. Doria sollecita, ma viene ascoltato con tempistiche troppo molle.

Il torrente, a ridosso del mare, dovrebbe aprirsi raddoppiando o triplicando la sua superficie. Non solo non ci riesce, ma viene addirittura diminuito. Quando diventa un volume troppo pesante, che si rifrange sul mare, crea un’onda che rimbalza (inevitabilmente) indietro.

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Onda a parte (quasi), per il Ferreggiano e per lo Sturla la situazione è diversa, il fango che starà a marcire mesi in strada e nelle cantine delle case, che si è mangiato negozi ed ha ingoiato le auto, è dovuto all’esondazione causata dalla scarsa manutenzione dei loro letti. Due anni sono passati dal 4 Novembre, i danni subiti si ripresentano con lo stesso menù e pure gli ingredienti sono i medesimi.

Abbiamo bisogno dei commenti del Lettore per capire se i fondi del Comune sono serviti davvero alla pulizia promessa e decantata in questi ultimi due anni. Voci di corridoio narrano di effettive direttive poco ascoltate dagli operatori impiegati concretamente nella pulizia: “fai meno di quello che ti dicono, altrimenti dobbiamo fare tutti di più.”

Ed infatti tutti faremo di più, ma non siamo operatori, siamo cittadini, e molti di noi cominceranno da capo per la seconda volta. L’acqua non ha portato via prefabbricati pronti all’uso (e alla perdita) come a Bangkok, ma attività: negozi, esercizi e stralci di vita quotidiana.

A poco serve dare l’allerta oggi, venerdì 10 Ottobre, i conti sono ormai fatti e chi non uscirà oggi con l’Allerta2, non è uscito neanche ieri sotto l’inno “possibili esondazioni”.

Virginia Calissano
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