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Genova città di Sinistra cresciuta nella speculazione edilizia più becera

Quando il mattone comanda la politica

A Genova se c’è un metro quadrato libero, ci fanno un condominio. Alla faccia di tutti i parametri urbanistici, del tanto sbandierato verde pubblico, dei parcheggi (che li fanno sì, ma privati ed  a pagamento), delle zone gioco e di quant’altro occorrerebbe per il civile convivere.

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Dobbiamo dare le case ai genovesi”, dicono in Comune e così, al grido “l’abitazione è mia e la gestisco io”, di anno in anno, di amministrazione in amministrazione, l’indegna classe politica di qualsiasi colore essa sia stata ed è, ha ridotto Genova e le sue alture ad una “piastra di cemento” sul mare.

L’epoca di Sansa

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A dire il vero c’è stato in questi ultimi anni un sindaco che ha tentato di invertire la rotta a quest’andazzo. Ci riferiamo ad Adriano Sansa che tra il 1993 e il 1997 ha tentato, proponendo, attraverso al suo assessore all’urbanistica Sandro Nosengo, un piano regolatore che limitava la cementificazione e si proponeva di riordinare anche gli innumerevoli corsi d’acqua, che negli anni della speculazione edilizia erano stati “tombinati”, attraverso un apposito studio geologico.

Un piano regolatore innovativo perché  non si occupava solo della superficie ma anche e soprattutto del sottosuolo.

Non a caso l’assessore Nosengo era ed è un  affermato geologo. Ma Sansa, con tutta la sua Giunta, venne messo in croce proprio per quel piano regolatore e l’establishment dominante genovese lo emarginò.

Il dopo Sansa

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Dopo di lui venne Giuseppe Pericu e dopo Pericu Marta Vincenzi, ambedue targati “PD” ed oggi Marco Doria, in quota a Sinistra Ecologia e Libertà e di quel piano regolatore  non vi è più traccia men che meno dell’analisi del sottosuolo genovese e men che meno della pulizia degli alvei. Diciassette anni di “dolce far niente”, se non le concessioni edilizie per costruire le torri di Sampierdarena.

I giorni nostri

 

Ed oggi che cosa accade a Genova? Semplicemente succede che la natura si sta riappropriando dei suoi spazi! E cioè i torrenti stanno riconquistando il proprio habitat e lo fanno con quella violenza che solo la natura può scatenare.

E quello che fa più dispiacere a noi che stiamo scrivendo queste righe, è che il dissesto del territorio voluto da una ed una sola forma di pressione, e cioè dalla speculazione edilizia, sia stata favorita da quelle forze politiche che dell’ambiente ne avevano fatto la loro bandiera.

Dicevamo prima che la concessione di erigere nuove costruzioni, magari le une addossate alle altre, era stata fatta in nome della politica del “dare una casa a tutti”, eppure a Genova i vani sfitti sono ormai un numero spropositato. E allora perché non favorire la ristrutturazione e il recupero  dell’esistente a partire dall’incentivazione, attraverso una politica fiscale, a mettere sul mercato da parte degli immobiliaristi i vani sfitti?

Un esempio abbastanza recente

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Della voracità di costruire che ha ghermito e ghermisce Genova, vogliamo portarvi un esempio eclatante.

 

Siamo all’inizio del nuovo Millennio, è il 2001, in via Donghi, alle spalle dell’ospedale San Martino, in una zona dove è più facile trovare uno spillo che non un parcheggio, in una via dove una persona leggermente “fuori forma” non sarebbe in grado di passare per quegli “anoressici” marciapiedi, dove i bambini non hanno spazi per giocare, dove gli anziani non hanno un luogo ove passare un pomeriggio all’aria aperta, ma soprattutto in una zona dove esiste il più grande ospedale d’Europa, nel quale giungono pazienti, e quindi i parenti, un po’ da ogni dove, quindi in una zona dove gli spazi sono vitali, ebbene in questa zona sino all’inizio del 2000 vi era, decadente, abbandonata e ricettacolo di ogni cosa un’ottocentesca fabbrica della birra.

Il Comune avrebbe potuto acquisirla per demolirla e crearvi un polmone di sfogo, sia per la super costipata via Donghi, come per l’ospedale San Martino. La lasciò invece cadere in mano della speculazione edilizia e lì vi fu eretto l’ennesimo condominio, con tanto di parcheggi privati a pagamento e il caos in quella zona continua a regnare sovrano.

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Ma c’è di più: sotto i condomini di via Donghi, e quindi anche sotto quel nuovo condominio eretto, passa intubato il rio delle Rovare , anch’esso pericoloso e dirompente come il rio Fareggiano, che nel 2011 tanti lutti provocò, come li provocò anche il rio delle Rovare quando, sotto la pressione delle acque, fece saltare letteralmente in aria uno spiazzo di via San Fruttuoso proprio di fronte alla locale sezione di Rifondazione Comunista.

Via Pontetti

Realtà ben documentata dal libro di Ferruccio Sansa e Marco Preve:

La Colata : il partito del cemento

che parla della realtà della Liguria, in particolare della Riviera, come ci segnala il nostro collaboratore per la parte ligure del giornale, Fabio Mazzari.

Gian Battista Cassulo
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1 commento

  1. Fabio Mazzari

    Realtà ben documentata dal libro di Ferruccio Sansa e Marco Preve “La Colata : il partito del cemento”, che parla della realtà della Liguria, in particolare della Riviera.

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