Home | Appennino | L’acqua : ancora un bene comune?

Intervista al portavoce del Comitato Acqua Pubblica della Provincia di Genova

L’acqua : ancora un bene comune?

il-mio-voto-va-rispettato-350x350 L’Inchiostro Fresco ha intervistato, anche in previsione dell’importante convegno che si terrà il 23 ottobre a Rossiglione, Pino Cosentino portavoce, assieme ad Alessio d’Alessandro, dei Forum per l’Acqua Pubblica della Provincia di Genova. Cosentino sarà uno dei relatori assieme al consigliere regionale Ezio Chiesa, l’assessore di Masone e dell’Unione di Comuni, Stefano Bessini e il sindaco di Belforte Monferrato, Marco Ravera.

Pino Cosentino, a tre anni esatti dal referendum, che ha visto la vittoria della proprietà pubblica dell’acqua, possiamo dire che è stata rispettata la volontà degli elettori?

Assolutamente no, purtroppo c’è molta disinformazione, molte persone non sono a conoscenza, ad esempio, che in Provincia di Genova, la gestione dell’acqua è già privatizzata.

In che modo è avvenuto questo con Iren?

Noi dei Forum dell’acqua pubblica, pensiamo che l‘acqua sia un bene comune, che è sistemico, in quanto serve a tutta la società, allo stesso modo dell’istruzione e delle forze dell’ordine, per fare degli esempi. Ciò non vuol dire che l’acqua debba essere gratuita, ma il lucro non deve essere lo scopo perché l’acqua è la vita. Se “aziendalizziamo”, non si considererà più l’utilità del servizio che ha svolto, ma il guadagno ottenuto. Anche se la proprietà è in parte comunale, come appunto Iren, un altra grossa fetta è detenuta da soggetti privati. Due terzi degli utili del servizio idrico della Provincia di Genova vanno a banche, assicurazioni, fondi di investimento, e da lì nei circuiti della speculazione finanziaria.

E, in generale, questo fatto non è conosciuto dai cittadini…

Esattamente, molti dicono ancora “pago la bolletta dell’AMGA”, pensando che Iren sia la vecchia Amga che ha solamente cambiato nome, invece si tratta di una società per azioni.

Come pubblico però non intendente per forza una gestione da parte dei comuni…

Pubblico è il contrario di segreto, per tanto deve essere tutto trasparente ed obbedire a finalità di interesse generale. Questo ci porta fatalmente ad una proprietà pubblica, perché è pressoché impossibile che un privato agisca senza uno scopo di lucro.

Ed è quello che diceva il referendum votato nel 2011

In Italia il referendum è solamente abrogativo, cioè può solo cancellare una legge esistente e non proporne una nuova. I referendum del 2011 abrogavano, il primo l’obbligo dei Comuni a cedere le loro proprietà a privati e l’altro il guadagno del gestore. Invece, specialmente questo secondo punto è stato ripristinato.

Come è avvenuto questo “tradimento”, successo nella grande maggioranza dei comuni italiani?

Il tentativo di ripristinare la vecchia legge comincia già fin da prima del referendum, con il governo Berlusconi che si era già mosso prima cercando di creare un’agenzia, in seguito, nel dicembre 2011 il governo Monti, con il decreto “Salva Italia” aveva messo degli articoli che ripristinavano l’obbligo di privatizzare, questi articoli sono stati dichiarati incostituzionali dalla Corte Costituzionale che, nella sentenza, ha fatto anche presente del lavoro da dilettanti fatto, dove l’articolo abrogato veniva riproposto con le stesse parole! Purtroppo non è stato possibile contrastare il compito di fare le regole per le tariffe all’Autorità per l’energia elettrica e il gas, questa autorità ha creato un sistema tariffario dove, praticamente, vi è una remunerazione del capitale del 6,4%, che è una tariffa estremamente vantaggiosa, al punto che nel 2012 e 2013 il servizio idrico genovese ha ottenuto gli utili più alti della sua storia.

I comitati come si stanno muovendo per far presente la situazione ai cittadini?

Ci stiamo muovendo sui vari mezzi di informazione, denunciando da tempo la situazione. Il vero problema è che i cittadini italiani si muovono poco, da noi le class action, come avvengono negli Stati Uniti sono molto rare. Abbiamo presentato in questo periodo una proposta di legge regionale, che è pubblicata sul sito acquapubblicaliguria.org, dove si trovano anche le informazioni su dove poter firmare.

Rispetto alla media italiana il costo dell’acqua in Provincia di Genova come si colloca?

Purtroppo piuttosto alte anche se non sono le più care, ci sono comunque quattro fasce tariffarie, divise in base all’altitudine dei comuni e di altre caratteristiche. A Milano, dove le tariffe sono molto basse, la gestione è di una società per azioni gestita al 100% dal Comune di Milano, nella vicina Brescia, dove c’è una gestione privata ad esempio le tariffe sono molto più alte.

Come si spiegano queste differenze?

E’ molto semplice : nelle partecipazioni private vi sono delle diseconomie di transazione, dove i Comuni sono azionisti, ma nelle società partecipate sotto l’”amministrazione trasparente” a Genova Iren non si trova, perché il comune di Genova ha creato, assieme a quello di Torino e vari comuni delle Province di Parma e Piacenza, una società veicolo che ha come unico scopo di tenere le azioni di Iren. Le azioni private di Iren, che tra l’altro è quotata in Borsa, sono di proprietà di grandi banche e di azionisti privati.

Infine l’Unione Europa è già intervenuta sulla nostra situazione dell’acqua?

Si, è già intervenuta sulla situazione dei depuratori e sul sistema di affidamento diretto, senza nessuna gara pubblica, come è spesso avvenuto fino adesso.

Fabio Mazzari
Gentile utente, ti ricordiamo che puoi manifestare liberamente la tua opinione con un commento all'articolo, che verrà moderato dalla redazione prima della sua pubblicazione. Affinché il tuo contributo possa essere pubblicato, dovrà attenersi alla Policy di utilizzo del sito: evita gli insulti, le accuse senza fondamento e mantieniti in topic.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato* Campi obbligatori *

*

Torna ad inizio pagina