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Prima puntata di una nuova rubrica: "Trovate giusto la chiusura del Liceo Classico"?

I duelli de l’inchiostro fresco

Parte con questo numero una nuova rubrica de “l’inchiostro fresco” nominata

“Il Duello”

due nostri collaboratori si confrontano in una singolar tenzone tra idee diverse su di un medesimo argomento, anche voi lettori potrete partecipare, mandandoci a coppia argomenti o spunti sui riterrete opportuno confrontarvi.  

Oggi nell’area scendono in campo Matteo Clerici e Mattia Nesto.

L’oggetto del contendere è:

Liceo Classico sì, Liceo classico no?

Duello

 

 

Matteo Clerici: “Liceo classico, addio al re

 

In tempo di crisi, molti propongono la ricetta per risolvere i problemi.

Quella dell’economista Michele Boldrin parte dalla lotta alla “Cultura del liceo classico”, considerata responsabile del mancato sviluppo degli studi scientifici. Perciò, conclude il professore, è necessario eliminare il classico e dare impulso ai “Saperi pratici”: chimica, informatica, economia.

Sono “quasi” d’accordo con Boldrin. Dico “Quasi” perchè credo che il liceo classico possa sopravvivere, seppur come scuola di nicchia, pensata per un numero ridotto di studenti ed accessibile solo tramite esame d’ammissione.

Detto questo, il messaggio di fondo rimane valido: nel mondo moderno, il benessere degli individui e la ricchezza degli Stati non passa certo per le materie umanistiche. Paesi come Cina, Corea del Sud ed India sono usciti da situazioni di miseria profonda grazie allo studio ed all’applicazione delle discipline scientifiche. Se allora il compito dell’istruzione pubblica è creare un economia solida  e cittadini protagonisti del mercato del lavoro, è necessario accantonare latino e greco in nome di quei “Saperi pratici” fondamentali nella realtà odierna.

All’epoca di Giovanni Gentile (autore della famosa Riforma) il liceo classico poteva essere considerato la scuola più importante. Oggi, la chimica conta più di Erodoto, la fisica più di Saffo, la biologia più di Tito Livio: è ora che il vecchio re ceda il trono del sapere.

 

 

 

Matteo Clerici

Mattia Nesto: “Scuola da piromane”

 

Al ginnasio ero uno studente all’inizio intimidito, ma dopo qualche mese pieno di entusiasmo e perfettamente a mio agio tra Erodoto e Cesare. Poi al passaggio alla prima liceo (perché nel Classico si incomincia la “prima” soltanto al terzo anno) qualcosa è cambiato, anche certi professori e di conseguenza anche l’atmosfera. Lunghe mattinate cercando di vivere intensamente una scuola che invece, costantemente, mi rifiutava. Cercare di portare avanti le proprie idee, sogni e speranze in un universo, la classe che per un ragazzo è “mondo”, faceva di tutto per renderti omologato, metterti in riga e “sedarti”.

Avrei tutte le ragioni ed i “diritti studenteschi” per vomitare improperi contro il Classico, per non consigliarlo a qualche amico e per sperare nella sua fine, magari ingloriosa. Ma non lo faccio perché quella scuola mi ha permesso di rendere la mia mente molle e mutevole come la pasta della pizza, potendo così darle la forma che più volevo: a stella, a cuore, oppure simile al profilo di  Boris Vian.

Non c’è professore burbero e antipatico che tenga, compagna di classe che ti considera un invertebrato se non porti quel paio di scarpe o bidello sconsolato: il Classico, facendoti conoscere i “classici” (forza della paranomasia) ti fa coltivare l’arte della pazienza e contemporaneamente ti fa divampare, anche senza che nessuno se ne accorga.

Perché come diceva Montaigne, “educare non è riempire un vaso, ma accendere un fuoco”.

 

Mattia Nesto

Redazione
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