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La nota di "ermeneutica politica" a firma di Franco Astengo

LA MANOVRA DEL GOVERNO RENZI: UN’OPERAZIONE DI CLASSE, UNA POLITICA ECONOMICA SBAGLIATA, UNA SOTTRAZIONE DI FUTURO

Il documento economico finanziario adottato per il 2015 dal Governo Renzi non s’inserisce semplicemente nella linea neo-liberista e di pura sudditanza alle centrali capitalistiche e finanziarie dell’UE sulla scorta dei precedenti governi Monti e Letta.

La manovra per il 2015 accentua quei caratteri, ne porta a compimento alcuni elementi ma, soprattutto, apre una nuova stagione di sopraffazione di classe che rappresenterà la cifra portante della politica economica e sociale della maggioranza PD in Italia, in supporto all’avviata costruzione di una cornice politico – istituzionale di stampo autoritario.

Sono tre i punti da sottolineare con forza:Renzi, vincere la sfida dell'Expo Stato più forte ladri

1)      L’operazione di classe: il combinato disposto tra i tagli alla spesa pubblica e l’unidirezionalità degli alleggerimenti fiscali (e di conseguenza dei necessari appesantimenti che da qualche altra parte – vedi tasse degli Enti Locali – si dovranno pur fare) rappresenta il punto di saldatura di un’enorme operazione di crescita delle diseguaglianze, già così  fortemente accentuatesi nel corso degli ultimi anni. Una vera e propria redistribuzione di reddito alla rovescia dal basso verso l’alto che si configura davvero come una “operazione di classe”;

2)      Appare del tutto ridicola l’esortazione agli imprenditori: adesso non avete più alibi dovete assumere. Davvero una frase grottesca, da un sapore molto amaro. E’ evidente che gli imprenditori prenderanno la palla al balzo di questa situazione per intensificare sfruttamento e precarietà (precarietà che non è collegata automaticamente alla durata di un contratto: ma significa condizioni di lavoro, tempi, ritmi, “filosofia” dell’operare). Manca completamente, dal punto di vista del governo e della maggioranza PD  anche soltanto una minima visione di tipo keynesiano, dell’intervento pubblico (di cui pure ci sarebbe grande bisogno in ambiti molto delicati come quelli delle infrastrutture e del territorio). Molto di meno di un’idea “forte” di piani straordinari nei settori strategici dell’industria come, invece, sarebbe necessario;

3)      Dopo le reiterate operazioni sulle pensioni adesso quella sul TFR (di cui valuteremo gli effetti) sta a indicare un’ulteriore sottrazione di futuro per i giovani e i meno giovani. L’idea del TFR in busta paga rappresenta un’indicazione da “tutto e subito” in un’idea bulimica del consumo individualistico. Mentre le precedenti operazioni sulle pensioni hanno allontanato per intere generazioni la prospettiva di una sicurezza per il futuro. Per un cattolico come Renzi che dovrebbe considerare la speranza (di cui si era riempito la bocca nei primi tempi della sua ascesa) una “virtù teologale”, proprio non c’è male.

 

Redazione
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