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La manifestazione dei cittadini e degli alluvionati contro le istituzioni

Alluvione : in scena il “giorno della rabbia”

manifestazione orabasta 8 Il tam tam era iniziato sui social networks, in particolare facebook, su quegli stessi canali che erano serviti per il coordinamento spontaneo dei volontari che sono scesi, pale in mano, a spalare il fango delle strade del centro di Genova. Poco dopo mezzogiorno erano già più di un centinaio i genovesi radunatisi sotto le finestre della sede della Regione Liguria in piazza De Ferrari, a Genova. La manifestazione, che nell’idea degli organizzatori doveva essere il corteo di chi nel fango aveva perso tutto, ed altrettanto di chi quello stesso fango aveva spalato via, si era prefissata un unico obbligo: l’assoluta assenza di partiti, esponenti o bandiere di quella politica che, senza distinzioni tra vecchi e nuovi, tra rottamatori e rottamati, tra partiti e movimenti, è la bestia nera, la nemesi degli angeli del fango.

Lo scollamento dalla politica, nella folla radunata in piazza, è parso evidente fin dalla sua composizione. Moltissimi cittadini anonimi, alcuni di loro esponevano la maglietta con la scritta << Non c’è fango che tenga>>, a metà tra una rivendicazione orgogliosa ed un gesto di sfida. Lo striscione esposto in favore della folla, e delle telecamere, recita << Dimissioni>> è scritto in calligrafia grossolana, frutto della spontaneità, del fai da te che è l’essenza del movimento degli ”angeli del fango”, un movimento di giovani che infatti sono in tanti nella folla. Passando in mezzo alla gente qualcuno si lamenta << Quanti like ha la pagina #orabasta su Facebook? E guarda quanti siamo qui?>>, molti meno, certamente. Perché alla fine quello che emerge a fine giornata sarà proprio questo, fallita l’illusione di poter radunare una città ferita ma estremamente orgogliosa, quale è Genova, in piazza le poche centinaia che hanno risposto all’appello sono lo zoccolo duro degli spalatori, dei commercianti che hanno perso tutto. Quelli, insomma, che vogliono vendetta.

 Tra la folla passano fogli per raccogliere dati e firme dei presenti, che assieme ad un documento redato, saranno consegnati in Comune. Tra i primi punti la richiesta di dimissioni del Sindaco di Genova Marco Doria e del Presidente della Giunta regionale Claudio Burlando. Iniziativa questa che, nonostante l’apoliticità dell’evento, porta il nome e cognome del Consigliere del Municipio Bassa Val Bisagno Paolo Aimé (Nuovo Centro Destra). Ma è un dettaglio che passa in secondo piano, infatti il via alla manifestazione lo da un grido: << Burlando a casa!>> che parte esasperato e raccoglie subito un applauso corale. Gli organizzatori provano a riassumere, con un vecchio megafono, le ragioni della protesta.

Tutta colpa della politica, ripetono raccogliendo altri consensi, mentre il coro si corregge e diventa: << Burlando in prigione>>.  E qui fanno la loro apparizione i noti cantanti Francesco Baccini e Cristiano De André, che per un attimo oscura la piazza e raccoglie attorno a se le telecamere, suscitando l’indignazione di una signora che protesta con i giornalisti:<< Ma perché andate dietro a quelli? Dovete ascoltare noi alluvionati>>. << La musica deve cambiare>> tuona il cantautore mettendo tutti d’accordo, ed il corteo inizia con lo striscione ed a sostenerlo De André in prima fila circondato da giovani ”angeli del fango”. La discreta, ma consistente, presenza delle forze dell’ordine apre la strada alla manifestazione che passa per via XXV aprile che si fa man mano più rumorosa, arrivando ad una cacofonia di fischi non appena svolta in Via Garibaldi, seguono forti insulti rivolti contro tutti coloro che si trovano nel Palazzo. Senza distinzioni. Qui, a pochi passi dall’ingresso del Comune, le transenne fermano la marcia, ed allo stesso tempo rinfuocano gli animi. << Sapete solo rubare>> è il coro che parte e per un attimo sembra quasi di tornare indietro al clima di Tangentopoli, anche se questa volta non volano monetine.

In strada la tensione raggiunge l’apice quando la folla inizia a premere sulle prime file schiacciate sulle transenne e contenute da una fila di Carabinieri. <<Entriamo>>, <<Avanti>>, diventano le parole d’ordine.  Isolato qualcuno grida << Uccidiamoli>>, ma nessuno lo ripete. Una delegazione di promotori si fa largo per consegnare le firme, mentre Cristiano De André scambia due battute con la stampa. << Noi siamo qui per fare chiarezza sull’accaduto>> precisa de André, facendo delle accuse molto chiare a Burlando e Doria: << Hanno aspettato la Legge Madia>> afferma << perché prevede che il risarcimento per le società escluse dall’appalto che hanno fatto ricorso, sia pagato dallo Stato, cioè da noi, e così loro non rischiano niente. Il TAR non c’entra assolutamente niente in questo>>. E poi annuncia: << Stiamo pensando ad un grande concerto a Genova, con molti artisti>> per gli alluvionati, e poi ricordando la canzone scritta dal padre Fabrizio sull’alluvione del 1970, ”Dolcenera”, conclude: << Non c’è canzone più valida, in questo momento, per definire quello che sta succedendo. Come aveva detto mio padre, tanti anni fa, e questo scempio continua a ripetersi>>.

Da li a poco, alle tre, inizia il Consiglio Comunale. La differenza di clima è impressionante, a prima vista. I consiglieri seduti nella Sala Rossa conversano tra loro serenamente, i cori della strada non arrivano neppure  ovattati li dentro. L’unico sintomo della gravità della giornata è l’espressione scura con cui Marco Doria fa il suo ingresso in aula, e che mantiene per tutto il suo intervento. Partendo dalle richieste che gli sono state consegnate dalle delegazioni di manifestanti ricevute, Doria respinge la richiesta di dimissioni osservando che in questo momento una vacanza dell’Amministrazione complicherebbe le cose per gli alluvionati, anziché risolverle. E presenta al Consiglio una decisione politica assunta poco prima dalla sua Giunta, ma che dovrà essere tradotta in una delibera operativa, fondata su tre iniziative concise. La prima riguarda le tasse comunali per i cittadini alluvionati, il cui pagamento è già stato rinviato dalla Giunta, nei giorni scorsi, al 31 dicembre prossimo.

L’impegno è quello di ridurle, possibilmente a zero, attraverso un’operazione di intervento sul bilancio del Comune per l’anno corrente, coinvolgendo, però, un ente esterno che certifichi i soggetti che hanno effettivamente riportato danni dagli eventi del 10 ottobre scorso. Il provvedimento riguarderà prioritariamente, attraverso risorse esclusivamente comunali, le piccole e medie imprese che si trovano nelle zone alluvionate. Lo stanziamento iniziale sarà di due milioni di euro. Il secondo punto riguarda i rimborsi che saranno conferiti in base alla somma che il Governo nazionale stanzierà sia per Genova sia per il territorio Metropolitano, ovvero per realtà come Montoggio, particolarmente colpite. Su questo punto si dovrà procedere di concerto con la Regione, che ha l’accesso allo stanziamento delle risorse. Infine la Giunta, ha dichiarato, si è già mossa nei confronti di diversi istituti bancari per favorire i finanziamenti a favore di quelle imprese, che nonostante i problemi, si pongono il problema di ripartire, e per farlo di accedere a finanziamenti. << Il territorio sta collassando>> ha concluso, << e l’Amministrazione comunale ha il dovere di reagire a questo collasso e di rispondere alle diverse richieste che giungono>>.

Mauro Bonavita
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