Home | Genova | La Fiorella di Novi Ligure “Quando il volontariato diventa una ragione di vita”

In ogni evenienza c'è sempre qualcuno che si rimbocca le maniche e che si dà da fare

La Fiorella di Novi Ligure “Quando il volontariato diventa una ragione di vita”

Acqua, fango e un caldo umido che ti entra nelle ossa: questo lo scenario della “atipica” alluvione di Novi Ligure di lunedì 13 ottobre 2014. Atipica perché Novi è una città geograficamente iper-protetta: è posata su un “panettone“, distante dai corsi d’acqua che corrono in basso e non è attraversata da nessun rio “, tombato” come invece è  ad esempio per Genova, per non parlare dell’ancor più vicina Castelletto d’Orba con il suo rio Albarola, ma anche Basaluzzo, Fresonara e Bosco Marengo non stanno tanto bene quando il Lemme, deviato nel’600 dai frati, ogni tanto torna a riprendersi i suoi posti lambendo questi paesi. Senza citare Predosa, che con l’Orba a due passi, spesso non “dorme sogni tranquilli“. Novi Ligure, quindi, è una città privilegiata che nei tempi andati poteva tranquillamente resistere attorno alla sua torre e protetta dalle sue mura a lunghi assedi, in quanto l’acqua poteva captarla proprio sotto i suoi piedi, alle falde del Castello. Nonostante ciò questa città il 13 ottobre è stata invasa dal fango, come ha documentato con numerosi video e foto la nostra troupe di IFTV capitanata da Mattia Nesto.

Le fonti del disastro

Da dove veniva quell’innaturale limaccioso fiume che ha invaso strade, cantine, garage, divelto paline segnaletiche intasato fognature e fatto saltare tombini? Dal cielo, perché in mezza giornata è caduta tanta acqua quanta ne viene in sei mesi, ma il sistema fognario in un certo qual modo avrebbe dovuto se non proprio assorbire, per lo meno lenire questa vera e propria alluvione. Così non è stato. Forse i tombini erano intasati, oppure molti sono stati rimossi per far posto, come ad esempio in Spazio Verde, ad una pista ciclabile, od ancora i detriti di vari cantieri a monte della città hanno occluso le vie di fuga delle acque. Certo è che il “famoso” diversore del rio Gazzo, famoso per via del lungo iter burocratico al quale è stato assoggettato per fare i lavori di ampliamento alla sua portata, non ha funzionato a dovere perché l’alevo stesso, sia pure allargato, era ricoperto completamente da folta vegetazione.

Un bene prezioso: il volontariato

Accanto a tutto ciò, che in un certo qual modo dimostra come la manutenzione, ordinata e straordinaria, fondamentale sia per tenere in ordine la città sia per prevenire i danni, non ha avuto quella giusta attenzione che invece si meriterebbe. A fronte dio ciò noi de “l’inchiostro fresco” abbiamo notato quanto invece sia stata importante la presenza dei singoli cittadini  i quali senza aspettare nessun ordine, appena cessata la pioggia si sono sentiti in dovere di correre, accanto ai militi della Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e alle Forze dell’ordine, in aiuto della loro città e tutti, anche quelli che tentavano di liberare le loro cose dal fango e dall’acqua, si sono immediatamente dati da fare .

A questi volontari, come la mitica Fiorella, sempre presente quando c’è qualche evenienza (qui ritratta nella foto a Porta Genova) e ai militi , va il plauso di tutti noi. 

Fiorella che pulisce il fango

La redazione de l'inchiostro fresco
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