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Presso la Biblioteca Civica di Novi Ligure sabato 8 novembre la giornata di studi

Il lavoro declinato al femminile: tra sofferenze e canti

Giornata intensa quella svoltasi sabato 8 novembre con al centro il tema “Donne al lavoro”, in cui si sono mescolati gli interventi degli esperti e i ricordi personali . La conferenza è stata promossa dal Comune di Novi Ligure, dall’Istituto Storico della Resistenza di Alessandria e dalla Fondazione Centro per lo Studio e la Documentazione delle Società di Mutuo Soccorso onlus. L’assessore alla Cultura di Novi Cecilia Bergaglio, nel presentare l’iniziativa, ha ricordato che “Novi è stata storicamente culla di industria, sin dalla seconda metà del Settecento. Era giusto raccontare qui la storia del lavoro e dell’industria piemontese virata al femminile, perché è una storia troppo spesso lasciata in un angolo e sottostimata”.

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I conferenzieri sono stati il professore Stefano Musso, dell’Università degli Studi di Torino che ha parlato delle “Donne al lavoro nel secolo dell’industria”, Barbara Menegatti, della Società di Mutuo e Soccorso onlus, con un intervento su “Le società di mutuo soccorso femminili” e infine Franco Castelli, storico “raccoglitore di voci del passato” e collaboratore presso I.S.R.A.L., il quale ha presentato un contributo con tema “Il lavoro in filanda: canti e memorie”. Dicevamo una giornata intensa perché intensi sono stati gli interventi, caratterizzati tutti da una “asciutezza” che ne ha facilitato molto la comprensione, volti a ricreare l’atmosfera dell’epoca, la seconda metà dell’Ottocento in cui, bisogna ricordarlo bene, sostanzialmente gli operai e i lavoratori in genere non avevano alcun tipo di diritto.

E tra i lavoratori, cioè tra gli ultimi, le donne e i bambini occupavano il gradino più basso, soprattutto in temi di diritti e salario” ricorda il professor Stefano Musso aggiungendo che “la mostra fotografica ( già recensita dalla nostra Benedetta Acri http://www.inchiostrofresco.it/blog/2014/11/03/donne-nel-secolo-dellindustria-mostra-fotografica-novi-ligure/ ) che arricchisce l’iniziativa è stata ideata per testimoniare le condizioni di pericolo nelle quali non soltanto i lavoratori maschi, ma anche le lavoratrici femmina avevano nelle industrie”.

Proprio per tentare di migliorare questa condizione inumana, sono sorte le Società di Mutuo Soccorso (grazie al diritto di associazione garantito dall’articolo 32 Statuto Albertino). Ed ecco che nel racconto di Barbara Menegatti si è potuto seguire la nascita delle prime società femminili “Le quali non erano un’eccezione ma una solida realtà. Basti ricordare come numerose erano le società di mutuo soccorso femminili nella provincia di Alessandria: ve ne erano a Castelceriolo, ad Acqui ma anche a Pozzolo Formigaro e Predosa. A Novi Ligure – ricorda Menegatti – ve ne erano due: la Società Operaia del 1873 e la Società Cattolica Femminile del 1902”.

Italian Cinema © Kirkland

 

La lectio di Franco Castelli invece si è concentrata, anche grazie ai contributi audio e video proposti, sul racconto della “vita da filanda” , cioè sui modi che avevano le donne di passare quelle interminabili 10-12, talvolta 15 ore di lavoro. “Le filatrici cantavano per far passare il tempo. E i padroni dicevano che quando cantavano lavoravano meglio, perché non chiacchieravano”. Cosa cantavano le filatrici? “Cantavano tutto – ci risponde Franco Castelli (che negli anni ha raccolto una mole immensa di materiale preso con il magnetofono, oggi raccolto presso un fondo apposito all’Istituto I.S.R.A.L. di Alessandria) – Si cantava delle piccole vicende quotidiane, della durezza del lavoro ma anche dei pettegolezzi tra i presunti o veri amori tra il paròn e qualche lavoratrice. Alle volte si dà anche l’addio a qualche bel giovanotto o giovane figlio che partiva per soldato. Sono segni importanti di un’Italia che non c’è più. Canti che venivano inventati sul momento, qualche volta con inserti da operetta, così in voga all’epoca”. Quando venivano cantati? “Praticamente sempre, a tutte le ore – dice Castelli – Da quando si andava al lavoro, a quando si lavorava tra il puzzo della macerazione dei bachi da seta a quando si tornava a casa a piedi a notte fonda. Il canto scandiva la giornata, proprio come quasi negli stessi anni avveniva tra i neri americani dei campi di cotoni con gli spirituals”.

Interessante anche l’intervento dal pubblico di Lorenzo Robbiano che da anni si occupa delle società operaie nel novese “Novi non sarebbe stata quella che è senza le società di mutuo soccorso e quelle operaie. Se non capiamo quanto questa città era importante, anzi basilare nell’Ottocento, proprio al centro del triangolo industriale, non saremo in grado di ripensarne il proprio futuro. Novi è da sempre “la” città dei trasporti e dei commerci“.

Sabato 8 novembre a Novi è dunque andata in scena la storia del lavoro femminile di una volta, una storia fatta di sofferenze e di canti che non deve essere dimenticata perché i valori di comunità e di mutuo soccorso dell’epoca, sono valori che ci possono tornare utili, molto utili, ai giorni nostri, giorni nei quali lo Stato pare arrancare ed arretrare sempre più.

Mattia Nesto

Una riflessione di Franco Astengo

Donna e lavoro

Che la crisi in corso sia un mostro mai visto prima, ormai lo capiamo in tanti. Che nel suo svolgersi travolga in misura differenziata soggetti e figure sociali, anche. Ma l’attenzione con cui le donne colgono lati nascosti di questa crisi diventa un aiuto in più per chi – volente o nolente – ci sta dentro e ha necessità di trovare vie d’uscita. Collettive, naturalmente. Si tratta, infatti, di individuare nella crisi la più classica delle “occasioni” con cui il capitalismo si trova ciclicamente a dover reagire al sempre possibile “crollo”. E fin qui lo ha fatto distruggendo alla grande il “capitale in eccesso” derivante dalla sovrapproduzione: capitale finanziario, industriale, mercantile, umano. La guerra, dunque, come ripristino delle condizioni di penuria, riscrittura delle gerarchie globali e occasione di rimessa in moto dell’accumulazione. Fin qui siamo nel noto. Il passo avanti teorico, anche se ancora appena accennato, sta nel vedere all’opera in questa crisi meccanismi che la rendono «endemica e di lunga durata»; in cui la distruzione di capitale agisce fin da subito per vie nuove.

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E l’impoverimento generale delle popolazioni, la demolizione programmata del “modello sociale europeo”, ne fanno parte a pieno titolo. Al pari e forse più delle guerre vere e proprie condotte però contro paesi «a bassa intensità di capitale», che quindi – pur distrutti – non possono ri-attivare un’accumulazione globale in contrazione. Il grosso del contributo, come si diceva, è però il ruolo delle donne nella lotta sindacale. Non siamo più al tempo delle mondine, che commuovevano perché in fondo poche e “diverse” dalla condizione femminile canonizzata. Oggi le donne, ancorché sottopagate rispetto agli uomini e con un tasso di occupazione inferiore, costituiscono una quota molto rilevante del lavoro salariato: quasi il 40%, in Italia. Ed anche qui si tratta di muovere un passo originale rispetto ad altre posizioni storiche nel movimento femminista. Non c’è, infatti, una ricerca finalizzata alla costruzione di una «piattaforma delle donne», ma a una comune «per il lavoro femminile e maschile, in cui sia presente la dimensione di genere». Lavori in corso, naturalmente, intorno a grandi gruppi problematici al momento racchiusi sotto i titoli «Diritti uguali o differenti», «salario sociale o reddito di esistenza?», «il lavoro di riproduzione e di cura». Lavori in corso perché le differenze teoriche sono in via di limatura, ma – ad esempio sul “salario sociale” – le pratiche rivendicative non hanno ancora prodotto risultati consistenti e bisogna pur sempre contemperare la definizione degli obiettivi con l’inesistenza – nella storia italiana – persino di un reddito di disoccupazione quantitativamente accettabile per durata e dimensioni. Tutti punti, questi appena elencati, che introducono stimoli nuovi rispetto alla tradizione dialettica “di genere” esercitata nel mondo del lavoro. Un modo nuovo di vedere il tema “Donna e Lavoro” sul quale riflettere teoricamente ma soprattutto praticamente nel contesto della nostra operatività quotidiana.

Franco Astengo

Mattia Nesto (con un contributo di Franco Astengo)
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