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Il nuovo romanzo dell'autore taggiasco ieri a Sant'Olcese

Giacomo Revelli ha presentato “Nel tempo dei lupi”

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Lo scrittore Giacomo Revelli (a destra) con Simona Lottici e Massimiliano Tovo

E’ stato presentato ieri pomeriggio, nei locali del Centro Culturale di Sant’Olcese, il nuovo romanzo di Giacomo Revelli dal titolo “Nel tempo dei lupi”. Revelli, 39 anni, taggiasco ma residente a Genova, ha all’attivo due romanzi, il giallo “Dell’approvigionamento idrico della città di Genova” e il biografico “Bottecchia“, dedicato al campione di ciclismo degli anni Venti morto in circostanze misteriose.

“Nel tempo dei lupi”, presentato davanti ad un pubblico che ha ascoltato con grande interesse passi del libro e la sua spiegazione, è un racconto particolare che, malgrado una trama apparentemente semplice, scende nel profondo, ricordandoci le nostre origini, il rispetto e la maestosità della natura, l’impotenza della tecnologia ed il nostro rapporto con un mondo ed uno stile di vita più umani.

La particolarità del libro di Giacomo Revelli, che è edito da Pentagora, è quella di aver riscoperto il dialetto brigasco, variante della Lingua Occitana, ormai parlata da meno di cinquecento persone sparse tra la Liguria (Provincia occidentale di Imperia) e la Provenza (nell’arrondisement di Nizza e delle Alpi Marittime). Il protagonista del libro è Guido, un installatore di antenne che si reca a Realdo, minuscola frazione di Triora, ad oltre mille metri di altitudine, per installare un antenna per il collegamento internet. In quella zona, Guido, rimane per una serie di cause, isolato ed incontra Giosué Burrasca, un anziano contadino e pastore della zona che parla in dialetto brigasco.

Dall’incontro con Giosué Burrasca, Guido, inizia a conoscere un mondo totalmente diverso dal proprio, dove la tecnologia non esiste e dove è importante il “confine”, confine che non è solamente quello geografico tra Italia e Francia, ma, quello ben più importante, tra il suo mondo, frenetico e dominato dalla tecnologia (sbaglia strada a causa delle indicazioni della voce metallica ed impersonale del suo navigatore satellitare) e quello di Giosuè, dove il vero dialogo non è quello tra umani, ma quello tra l’uomo e la natura. Guido avrà quindi una sorta di processo di “conversione”, che gli farà apprezzare il valore della natura e dell’amore per il territorio.

Fabio Mazzari
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