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Una riflessione sull'attualità politica in vista delle elezioni regionali

Sergio Cofferati : un Papa straniero per il PD ligure?

SERGIO COFFERATI Le campane dei democratici liguri suonano a festa oggi, il Papa straniero nella corsa alle primarie per la presidenza della Regione è stato trovato e si chiama Sergio Cofferati. La sua scelta di scendere in campo ha risollevato gli animi di buona parte dei militanti del Partito che hanno vissuto fino ad oggi apaticamente il dibattito che vedeva, dopo l’uscita di scena del sindaco di Savona Federico Berruti, l’Assessore Raffaella Paita contrapporsi, si fa per dire, ad Alberto Villa e Massimiliano Tovo.

La candidatura dell’europarlamentare, riconfermato il 25 maggio scorso per un mandato di cinque anni a Strasburgo, è il parto di un percorso travagliato che ha portato il principale partito di centrosinistra a rivelare tutte le sue contraddizioni interne. La prima e più risonante riguarda la rottura totale tra i vertici del Partito e la dirigenza politica della Regione, nello specifico il Presidente Claudio Burlando, che da diversi anni ormai ha costruito un proprio partito (spesso trasversale) che lo ha visto da prima allontanarsi dalla dirigenza democratica e successivamente contrapporvisi apertamente in occasione dell’ultimo congresso nazionale quando scelse di sostenere il “Gran Rottamatore” al posto del “paludato”, ma espressione della sinistra più tradizionale ed a tratti nostalgica, Gianni Cuperlo. Questa svolta, che lo ha trasformato in uno dei massimi esponenti del rinnovamento renziano, pur essendo al potere nella nostra Regione, a fasi alterne, dagli anni ’90, ha segnato il divorzio definitivo con la sinistra interna del Pd, particolarmente forte a livello di apparato e militanza, ed ha aperto le ostilità, con un anno di anticipo, in previsione del passaggio di consegne in piazza De Ferrari che si svolgerà il prossimo marzo, al seguito delle elezioni locali. 

Ma il paradosso più evidente che emerge dalla candidatura di Sergio Cofferati e soprattutto dal coro con cui è stato invocato il suo impegno diretto, lascia scoperta una situazione di totale assenza di quadri dirigenti di un Partito che in questi anni, dalla sua fondazione nel 2007, non ha saputo crescere e forgiare una nuova classe dirigente di giovani trentenni e quarantenni, in grado di sostituire gradualmente la vecchia guardia dei vari Mario Tullo, Massimiliano Costa, Sergio Margini ed altri, ed imporsi nel nuovo solco del rinnovamento forzato dall’elettorato, come hanno ben dimostrato le elezioni del febbraio 2013, difendendo un’idea di sinistra socialista che a livello nazionale va via via scomparendo nel modello socio-liberale della Leopolda. Il panico del gruppo dirigente post-DS che fin dall’annuncio della discesa in campo dell’assessore Paita in primavera si è palesato nella frettolosa candidatura di Federico Berruti, che al congresso si era schierato con Matteo Renzi, e nell’ipotesi di candidare l’attuale segretario regionale Giovanni Lunardon che pure aveva sconfitto il candidato renziano sostenuto da Burlando al congresso regionale Alessio Cavarra, il quale avrebbe dovuto nell’arco di meno di un anno, lasciare la poltrona conquistata sul filo del rasoio per ”salvare” nuovamente il Partito dalla scalata dell’erede designata di Claudio Burlando. 

La discesa in campo di Cofferati consegna un nuovo lustro alla competizione delle primarie, virtualmente riaprendo la competizione a discapito della vittoria praticamente certa su cui poteva contare la sua avversaria fino ad oggi. Per un verso Raffaella Paita, innestandosi nel percorso decennale dell’amministrazione Burlando, possiede il polso della situazione sul territorio, ha avuto modo di conoscere i sindaci e le problematiche locali, parteciperà alla definizione degli stanziamenti per il periodo 2015-2019 dei fondi europei per lo sviluppo, che sono alla base di qualsiasi pianificazione strategica di una politica a lungo termine. Dalla sua gode di un sostegno, più o meno aperto, anche fuori dal Partito Democratico (esponenti fino ad oggi di centro e di destra la sostengono apertamente), anche in quelle zone della Regione, come il Ponente savonese e l’Imperiese, storicamente più deboli per il centrosinistra, almeno fino alle recenti elezioni amministrative che hanno dimostrato un radicale cambio di colori politici. Per contro la sua associazione alla gestione burlandiana, e le critiche emerse in occasione dei recenti fatti alluvionali, così come l’aperta ostilità di una parte del Partito Democratico rischiano di accentuare la spaccatura tra la dirigenza istituzionale regionale e quella politica, limitando quel ruolo di indirizzo e sorveglianza che un partito politico, almeno nella vecchia Italia pre-renziana, dovrebbe sempre conservare.

Completamente differente è la storia di Sergio Cofferati che certamente dalla sua non ha il suo lungo curriculum che lo ascrive più nelle file dei riservisti che tra quelle dei rinnovatori. La vicinanza con il rinnovo del suo incarico europeo, dove peraltro svolge un ruolo importantissimo sulla tematica del Lavoro, così come il suo precedente incarico di Sindaco di Bologna, dove non si ripresentò per un secondo mandato, danno gioco facile ai suoi avversari. Ma il nome Cofferati non deve certamente essere sottovalutato, soprattutto in un momento politico come questo dove buona parte dei militanti e del popolo tradizionale del centrosinistra si è riconosciuto nella piazza rossa della CGIL a Roma due settimane fa. La sua distanza dal premier Matteo Renzi e le sue critiche al Jobs Act lo rendono il candidato perfetto per rappresentare un mondo fin qui deluso e percorso dal tormento di non trovare spazio nell’impetuoso corso renziano. In definitiva la vera corsa per le primarie inizia adesso, ed il 21 dicembre prossimo si confronteranno nelle urne due concezioni differenti, se non proprio opposte, sia di intuire il rapporto politica elettori, sia di intuire il ruolo che i partiti dovranno avere nella nuova Italia.

Mauro Bonavita
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