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La nota di "ermeneutica politica" a cura di Franco Astengo

SCIOPERO GENERALE DELLA CGIL E DINAMICA DEL CONFLITTO, OGGI, IN ITALIA

L’argomento è scabroso e si presta a fraintendimenti di diverso tipo, ma vale la pena affrontarlo: quale nesso si potrà realizzare tra lo sciopero generale proclamato dalla CGIL e la realtà della dinamica del conflitto presente oggi in Italia?

Per sviluppare un’analisi coerente e plausibile è necessario, però, partire da un assoluto punto di chiarezza: lo sciopero della CGIL, al di là delle battute tipo #ilponteèservito, arriva in ritardo e occhieggia verso UIL e CISL con l’obiettivo di recuperare margini di concertazione magari al fine di salvare il ruolo (essenziale dal punto di vista economico) dei patronati.

Susanna Camusso

Ciò affermato si può però sostenere che, senza alcuna velleitaria professione di un eccesso di “ottimismo della volontà” potrebbe essere possibile che la situazione sociale del Paese contempli oggettivamente una diversa dinamica.

L’occasione di uno sciopero generale è comunque quella di una forte espressione di lotta che si colloca al centro di una situazione dalla quale stanno già generando elementi non secondari di conflittualità: a partire dal piano più strettamente sindacale, a quello sociale più largo con l’estendersi di situazioni davvero difficili sul terreno della vivibilità quotidiana, sino a quello più propriamente politico: nella sostanza ci troviamo in una situazione di aumento delle diseguaglianze e delle difficoltà economico – sociali per larghi strati della popolazione e di consolidamento di un regime che punta a distruggere la rappresentanza politica d’opposizione riducendo drasticamente gli spazi di esercizio democratico.

Di fronte a questo stato di cose si stanno verificando due fenomeni egualmente importanti: l’emergere di insorgenze sociali in un’espressione, diversa e complessa ma ormai quasi quotidiana, di conflittualità che si sta tentando di reprimere con la forza e la crescita d’importanza dei sindacati di base che dimostrano ormai, come è stato nell’occasione dello sciopero dell’USB del 24 Ottobre e come vedremo venerdì prossimo nell’occasione dello sciopero sociale, di disporre di una base in grado di funzionare davvero da “massa critica”.

Emerge dunque una potenziale qualità di nuove fratture sociali sulle quali può innestarsi una dinamica virtuosa di conflitto.

Una situazione che fino a qualche mese fa appariva non facilmente pronosticabile e che, oggi, nell’occasione dello sciopero generale della CGIL potrebbe evidenziarsi con forza se collegata a un’adeguata iniziativa politica fino a produrre una crescita significativa dei livelli di conflittualità (si è sempre usato nel corso di questo intervento il termine “conflitto” in luogo di quello “protesta”: forse sì in questo caso peccando un poco di eccesso di ottimismo).

Il punto vero sul quale riflettere rimane comunque quello del come riuscire a spostare complessivamente il piano dell’organizzazione dello scontro sociale: entra, in questo caso, in ballo il tema dell’organizzazione confederale di classe che la CGIL non riesce proprio più a esprimere e , di conseguenza, a rappresentare.

Ci saranno occasioni per discuterne a fondo anche analizzando l’esito dello sciopero del 5 Dicembre.

Franco Astengo
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