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DOMENICA 23 NOVEMBRE SALOTTO & TEATRO DAI LUCEDIO

Una canzone per il paradiso

A pochi giorni dall’uscita nelle edicole del cofanetto allegato al Secolo XIX, un grande evento inaugura la stagione 2014-15 del Salotto & Teatro Dai Lucedio di Novi Ligure in Via Verdi 138.

Domenica 23 novembre alle ore 21, con il patrocinio del Comune di Novi Ligure, verrà proiettato il film “Una canzone per il paradiso” alla presenza del regista Nicola di Francescantonio e dell’autore delle musiche Settimo Benedetto Sardo, che eseguirà dal vivo alcuni pezzi della colonna sonora.
Un’occasione rara e preziosa di partecipare ad una serata particolare perché del tutto particolari sono già i protagonisti del film, l’indimenticabile don Andrea Gallo e il cantautore o meglio poeta genovese Gino Paoli. 02-c2a9stefano-goldberg-publifoto-copia

Ingresso è ad offerta

“Ci sono i vicoli, ci sono i cantautori, ci sono i bassi, gli immigrati e le prostitute. E sullo sfondo i volti e le voci di una stagione musicale entrata nel mito. È uno slancio d’amore per GenovaUna canzone per il Paradiso, il film di Nicola di Francescantonio, un po’ documentario e molto fiction, che attraverso l’esile filo narrativo delle canzoni racconta la varia umanità che oggi come ieri popola il centro storico più grande d’Europa.

«Sono stato concepito nella cabina di proiezione del Cinema grattacielo, dove mio padre faceva il proiezionista – racconta di Francescantonio – Ho passato pomeriggi interi a guardare i film dalla fessura, e a lungo per me il cinema è stato questo. Fuori dalla sala non mi trovavo molto bene: le storie erano troppe. Per questo ho scelto di fare il regista: per isolare una storia sola e portarla sul grande schermo».

A dispetto della dichiarazione, il film ha una sceneggiatura apertissima (scritta dal regista con Antonio Lusci), dove lo spettatore è condotto per mano da Don Gallo e Gino Paoli, che partendo da due poli estremi – gli scorci da cartolina di Boccadasse e il calore della Comunità di San Benedetto – s’aggirano tra i caruggi trasportati dall’onda dei ricordi.
Parlano a ruota libera tra la bottega del barbiere (Carmine Mazzone) e i trans del ghetto, ricordano quando quelle vie erano presidiate dai marines, nel dopoguerra, e dalle navi sbarcavano i dischi con la musica brasiliana, il jazz, i cantautori francesi come Brassens.

Tra i caruggi dell’angiporto un gruppo di ragazzi iniziava a scrivere canzoni. «Figli della guerra che hanno solo subito», li descrive Gino Paoli. Scuola dei cantautori genovesi, li chiamiamo noi oggi. Lauzi, Bindi, Tenco, De Andrè nel film rivivono nelle testimonianze di chi negli anni è stato al loro fianco: Gian Franco Reverberi, Giorgio Calabrese, Arnaldo Bagnasco.

Ma non ci sono solo i cantautori nel film. Anzi, le loro voci realizzano un contrappunto con l’umanità che abita i vicoli, ritratta in sequenze da docufiction (molti gli inserti dall’Archivio Ansaldo) in cui questi non-attori, impacciati dalla presenza della cinepresa, risultano spontanei solamente a sprazzi. Indubbiamente il piccolo budget ha pesato – e non poco – sul risultato finale di una produzione, almeno sulla carta, vincente.

C’è la trans Sara Hermanns (vera protagonista femminile del film) che conquista un giovane scenografo scaraventato sul set (Alessandro Barbini) e lo porta a visitare il basso in cui lavora. C’è il limonaio morto senza un centesimo, a cui le prostitute del quartiere pagano il funerale. C’è una bella composizione dei colori del centro storico, che esalta la bellezza che vive tra muri decrepiti e inferriate arrugginite.

Quello che c’è solo in parte – forse per pudore in questa narrazione tutta incentrata sulla città vecchia – è la Genova bene di Castelletto e Carignano, quella dove tanti protagonisti e finanziatori della pellicola in realtà risiedono. La intuiamo nel dettaglio di qualche inquadratura, attraverso una finestra aperta o in una panoramica aerea. E un po’ è un peccato. (Marco Paoletti)

 

Per informazioni telefonate al 334 213 54 45 o inviate una mail all’indirizzo dailucedio@hotmail.it

 

Francesco Parise
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