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Intervista al presidente regionale Santo Grammatico

Legambiente : occorrono soluzioni immediate per i rifiuti

santo grammatico

Santo Grammatico, presidente regionale di Legambiente

 Nel giro di breve tempo, in provincia di Genova, hanno chiuso le due discariche nelle quali venivano conferiti i rifiuti, Scarpino (divisa tra i Comuni di Genova e Ceranesi) e Birra (tra Busalla e Savignone), con gravi problemi per la cittadinanza, rallentamento della raccolta dell’indifferenziato ed aumento dei costi. Abbiamo intervistato in merito il presidente di Legambiente, Santo Grammatico, sull’argomento :

Da metà ottobre la Provincia di Genova deve conferire i suoi rifiuti a Torino, era inevitabile arrivare a questo secondo voi?

Sarebbe stato necessario puntare su sistemi alternativi di valorizzazione dei materiali post consumo, in particolare accelerando sulla raccolta dell’umido e la costruzione degli impianti di trasformazione di questa frazione merceologica, evitando così il conferimento in discarica. Questa va comunque messa in sicurezza sia dal punto di vista idrogeologico che per il percolato che continua ad essere prodotto.

La Liguria è solamente al 14° posto su venti regioni per la percentuale di raccolta differenziata, dietro anche a regioni economicamente più arretrate, di chi è la colpa di questo insuccesso?

La colpa è del sistema immaginato nei decenni trascorsi per cui, in tutta la regione ci si è affidati alle discariche, ritenute economicamente convenienti. La realtà, come spesso abbiamo denunciato, è ben diversa. Quel sistema esternalizza i danni ambientali prodotti, che diventano danni economici per tutti i cittadini.

Quali sono stati gli errori di programmazione sulla gestione dei rifiuti in questi anni?

I maggiori errori hanno riguardato la volontà di chiudere il ciclo dei rifiuti riempendo letteralmente dei buchi e puntando, in particolare per Genova, su un sistema di incenerimento. Il dibattito si è ossidato su due posizioni: inceneritore si, inceneritore no per più di un decennio, non lasciando spazio alla valutazione di alternative.

Finito il periodo di emergenza si impongono nuove soluzione, quali sono secondo voi le migliori?

Bisogna passare ad una cultura in cui sia centrale l’economia circolare, che significa evitare il turismo dei rifiuti con viaggi di sola andata fuori regione per alimentare inceneritori “scarichi” per merito, diciamo noi, della raccolta differenziata, che nelle altre regioni del nord Italia funziona. E’ circolare un ciclo in cui la vita dei materiali si trasforma e torna ad avere un valore economico, generando nuovo lavoro localmente.

Alcuni comuni hanno sperimentato la strategia dei “rifiuti zero”, è applicabile in larga scala?

Crediamo possibile arrivare all’obiettivo “rifiuti zero” ma è necessaria una fase di transizione, in cui diminuire la produzione rifiuti pro capite e ridurre in particolare i rifiuti provenienti dagli imballaggi. Su questo punto è necessario vi siano norme nazionali che governino il processo. Come Legambiente abbiamo fatto in modo che venisse approvata una legge, primo paese in Europa , che ha messo al bando l’utilizzo dei sacchetti di plastica non biodegradabile che creavano molti danni all’ambiente, sopratutto all’ambiente marino. I cittadini comunque, anche attraverso le loro scelte, possono essere protagonisti e quindi li invitiamo ad acquistare prodotti sfusi, che possono cominciare a trovare in molti piccoli negozi ma anche nella grande distribuzione organizzata.

Cosa ne pensate, come Legambiente, della nuova dirigenza di Amiu?

La nuova dirigenza ha prodotto un Piano industriale che va nella giusta direzione e per questo è apprezzabile. Ci auguriamo che dal piano si riesca a passare ai fatti, ma per questo è necessaria la congruenza con il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, che ancora deve essere approvato.

Fabio Mazzari
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