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Una riflessione di Arnaldo Liguori

UN IMMIGRATO CLANDESTINO HA UCCISO LA DEMOCRAZIA

Il titolo che avete appena letto è stato scritto per attirare la vostra attenzione. Se state leggendo, vuol dire che ha funzionato. Non so voi, ma io mi sto fin troppo abituando a leggere titoli simili, e questo non mi piace. Sul tema immigrazione in questi giorni stanno parlando tutti.

Questo articolo però non riguarda tanto la questione in sé, ma piuttosto il “come” viene trattata. 16514_parigi_un_particolare_del_pensatore_di_rodin

Una recente ricerca dell’Università di Urbino ha analizzato il modo in cui i mezzi d’informazione rappresentano il tema migratorio. L’indagine, condotta su Corriere della Sera e Repubblica, mostra che le notizie in cui è specificata l’origine etnica del protagonista o la sua condizione di “legalità” sul territorio (es. clandestino, irregolare) sono per lo più notizie di cronaca nera. Associare continuamente l’appartenenza ad un gruppo etnico a fatti macabri o violenti può creare nei lettori una sorta di correlazione mentale che rafforza gli stereotipi negativi nei confronti dei migranti. Per fare due numeri: su 100 articoli di cronaca la nazionalità è indicata in 60 di essi; di contro, su 100 articoli di politica, economia o società la nazionalità viene indicata in media solo 25 volte. Molto spesso lo status del soggetto non è indispensabile per l’interpretazione dei fatti eppure è indicato, nonostante questo sia persino sconsigliato dal codice deontologico dei giornalisti relativo al trattamento di dati personali (art. 5 e 9). Se poi le notizie che parlano di migranti vengono accompagnate da termini quali “emergenza, ondata,  allarme, invasione” va da sé che gli immigrati ci sembrano una calamità naturale che come minimo va debellata.
Le notizie sono per molti versi la finestra dalla quale guardiamo il mondo e funzionano come una sorta di schema interpretativo della nostra realtà, per questo motivo televisioni e giornali hanno una grande responsabilità. Essi influenzano l’opinione pubblica. L’uso di un termine piuttosto che di un altro può creare un’immagine dannosa di un insieme di persone, come i migranti, che ha pochissimi mezzi e occasioni per dire il proprio pensiero.

 

 

 

 

Arnaldo Liguori
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