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Una risposta in merito ad un articolo apparso su "Il Corriere della Sera" martedì 9 dicembre 2014 a firma di Fiorenza Sarzanini

A proposito dell’articolo “Il Libro nero delle Tangenti”

Mentre il direttore Gian Battista Cassulo stava trangugiando la solita colazione a base di cappuccio&brioche, ha incrociato il suo sguardo, normalmente assorto tra la cremose schiume da bar, nell’articolo “Il libro nero delle tangenti” a firma di Fiorenza Sarzanini apparso su “Il Corriere della Sera” di martedì 9 dicembre 2014 (qui l’articolo è raggiungibile http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_dicembre_10/mafia-roma-nuova-scoperta-altro-libro-nero-tangenti-8dcd17da-8038-11e4-bf7c-95a1b87351f5.shtml ). Qui di sotto la risposta, scritta di getto e di pugno sopra numerosi tovagliolini da bar, del direttore.

Gent.ma Sarzanini

 

Ho letto ieri sul Corriere il suo pezzo sulle tangenti romane dove le figure di Carminati eBuzzi appaiono come artefici del malaffare locale.

Mi permetto di farle notare che questi due personaggi più che artefici sono ingranaggi di un meccanismo molto più ampio di loro: è il meccanismo del potere che per crearsi ilconsenso in una società familistica, quale è in buona parte quella italiana, ha bisogno di tenere sotto scacco la società stessa, distribuendo incentivi selettivi ai vari gruppi che al momento del voto si sdebitano eleggendo, a loro immagine e somiglianza, i rappresentanti nelle Istituzioni, le quali, in tal modo, invece di servire gli interessi generali, sono al soldo di quelli particolari.

Purtroppo è così in ogni realtà locale, dalle Alpi alla punta più estrema della Sicilia.

 

Se lei avesse tempo e voglia, potrebbe scegliere una qualsiasi località del nostro Paese e viverci “sotto mentite spoglie” (così come hanno fatto i sociologi americani nel secondo dopoguerra  ai tempi del Piano Marshall per studiare la nostra composizione sociale) per un certo periodo e vedrà, a seconda della dimensione del luogo, ad esempio l’ingegnere, l’architetto il geometra al sevizio dei vari gruppi dominanti in loco indirizzare l’espansione urbana su terreni agricoli nel frattempo acquisiti a poco prezzo dai vari Carminati e Buzzi locali che lieviteranno di dieci, cento volte a Piano Regolatore approvato perché trasformati in residenziali o industriali o artigianali o di appetibile interesse urbano. Ciò tanto per citarle un esempio.

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Le coop  rosse e quelle bianche, sia nel settore immobiliare, come in quello assicurativo (o bancario) oppure in quello sociale hanno sempre svolto questa funzione da “cinghia di trasmissione” per controllare e incanalare le politiche redistributive in modo da garantire la presenza feudale soprattutto del PCI e della DC sul territorio in un’equa divisione dei compiti, almeno sino agli anni Ottanta, con la DC responsabile del governo nazionale e un PCI molto forte nelle amministrazioni locali.

 

Una diarchia contro la quale si pose Craxi con il Pentapartito, ma il PSI, non potendo contare sul sostegno delle cooperative, fu costretto, per sostenere la sua politica e crearsi il consenso, a ricorre alle cosiddette “risorse aggiuntive” le quali, non avendo la copertura della legalità formale delle cooperative, lo portarono alla rovina quando il suo peso politico iniziò a disturbare (con Sigonella) l’alleato statunitense.

 

Per concludere: quello che sta accadendo a Roma altro non è che il gioco del potere i cui equilibri stanno cambiando. Quello che mi stupisce e lo “stupore “ di Napolitano che dovrebbe conoscere molto bene questi meccanismi. Ancora un cordiale saluto da parte di Gian Battista Cassulo

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Gian Battista Cassulo
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