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Un viaggio storico sulle carrozze della memoria del "trenino" che univa Novi Ligure a Ovada

Una ferrovia (quasi) dimenticata

Ovada - Novi foto (40)

Mappa del percorsi della ferrovia nei rami Novi Ligure–Ovada e Basaluzzo–Frugarolo.

Stazione Silvano

Stazione di Silvano d’0rba, fine 1800 – inizio 1900. [Foto: Archivio Ass. Cult. Circolo Dialettale Silvanese “Ir bagiu” – perfezionamento: Claudio Passeri]

Penso siano ormai pochi quelli che ricordano il famoso “trenino” che univa Novi Ligure ad Ovada e passava per i nostri paesi lasciando dietro di sé la scia di fumo nero della locomotiva a vapore. Uno sferragliare che metteva allegria assieme a quel fischio acuto che annunciava novità: passeggeri che venivano da paesi vicini e noti, che portavano notizie di parenti, di figlie andate in sposa appena qualche chilometro più in là, di nipoti, di conoscenti, di nascite e di morti e di tutto quello che poteva suscitare l’interesse degli abitanti della vallata.
Talvolta qualcuno arrivava anche da lontano, da Lione, in Francia, e da Londra, in Inghilterra, soprattutto nell’epoca d’oro del commercio della seta. Il “bianco Novi” era molto apprezzato su quei mercati, pur così lontani; l’industria ed il commercio legati all’allevamento del baco da seta erano in forte espansione. Merci comuni e rare, macchine ed attrezzi per le filande, per la lavorazione del legno, materiali per le “ferriere” di Novi , vini e grappe, ortaggi e frutta, animali domestici di ogni tipo, dai più piccoli ai più grandi, tutti sono passati per il trenino.
Io sono nato nel 1946 e ricordo soltanto la “Littorina” che passava davanti alla casa di mio nonno Luigi anche il giorno della corsa, la Milano – San Remo, e si fermava poco più avanti alla “ fermata di Lerma” in corrispondenza della strada, non ancora asfaltata, che portava all’abitato di Lerma.
Il marciapiede di cemento che facilitava la salita e la discesa di passeggeri e merci esisteva ancora fino ad una quindicina di anni fa ed è stato demolito per far posto alla massicciata in pietre che sostiene e delimita il piazzale antistante il Brico.
Quando cessò l’attività della ferrovia Novi Ligure – Ovada, il 5 maggio 1953, non avevo ancora compiuto sette anni e frequentavo la prima elementare a Silvano d’Orba; la ferrovia costeggiava la strada che percorrevo ogni giorno per recarmi a scuola e prima ancora all’asilo, come allora si chiamava la scuola materna.
Il mio ricordo è legato solo a pochi particolari, ma credo che tra le nostre lettrici e i nostri lettori ci sia ancora chi è in grado di raccontarci più di un episodio interessante!
La tramvia NOVI – OVADA, questo il suo nome ufficiale, entrò in esercizio il 2 ottobre 1881 avendo inizio in Novi, proprio sul piazzale, allora ben più ampio, da dove oggi partono le “corriere” per Ovada. Un binario di raccordo lungo 400metri, che serviva all’inoltro dei soli carri merci, la collegava alla stazione di Novi Ligure della Rete Mediterranea ( dal 1905 Ferrovie dello Stato ) sulla linea Genova-Torino terminata il 18 dicembre 1853 e inaugurata il 20 febbraio 1854.
La tratta percorsa dal nostro “trenino” era lunga poco più di 23 chilometri e terminava ad Ovada in Piazza Castello, sfiorando la filanda ( di cui oggi resta ancora la ciminiera) dopo la fermata del bivio per Tagliolo.
Proprio in corrispondenza del bivio per Tagliolo vi erano i locali adibiti a deposito dei treni che sono ancor oggi visibili sulla destra, in prossimità del semaforo, per chi arriva ad Ovada provenendo da Novi. Negli anni trenta, da piazza Castello, un binario per soli carri merci lungo circa 900 metri la collegava alla stazione di Ovada Nord della linea Ovada – Alessandria.
Nel 1881 ancora non esisteva la Genova – Ovada e tutto il traffico diretto al capoluogo ligure, per circa 13 anni, dovette passare da Novi utilizzando per passeggeri e merci il nostro “trenino”.
La linea Ovada – Acqui – Asti fu inaugurata il 19 giugno 1893 e la Ovada – Genova Sampierdarena il 17 giugno 1894.
La ferrovia Novi Ligure – Ovada a scartamento ordinario come quello delle Ferrovie dello Stato (1.435 mm) fu gestita dalla Società Anonima della Ferrovia della Valle d’Orba (SAFVO) dal 1881 al 1933 e dal 1933 al 1953 dalla Società Ferroviaria Val d’Orba (FVO). Nel 1881 era in funzione una sola locomotiva a vapore Henshel alla quale se ne aggiunsero altre due nel 1882. Ebbero tutte un nome: la prima unità fu chiamata Lemme, la seconda Ovada e la terza Novi.
Nel 1887 fu aperta la diramazione Basaluzzo – Frugarolo della lunghezza di circa 9 km. Nella stazione di Frugarolo si aveva un ulteriore innesto nella rete Mediterranea ( linea Genova – Torino), ma i treni provenienti da Basaluzzo avevano un capolinea distinto. La ferrovia serviva soprattutto al trasporto di prodotti della lavorazione dell’acciaio, ma effettuava il servizio passeggeri anche nella stazioni di Fresonara e Boscomarengo e alla fermata di Levata.
Nel 1911 entrarono in attività altre locomotive a due assi del costruttore francese Atélier de Tubize e nel 1940 le “Littorine” (automotrici diesel) prodotte dalla Fiat. Le”Littorine” erano lunghe circa 18 metri, avevano una potenza di 115 kW e raggiungevano una velocità massima di 65 km/h.
Nel 1897 il “trenino” a vapore impiegava un’ora e un quarto per compiere l’intera tratta, negli anni trenta il tempo di percorrenza scese sotto i 60 minuti e con le “Littorine” si avvicinò ai 50 minuti.
Il 1° gennaio 1948 cessò l’esercizio della diramazione Basaluzzo – Frugarolo e il 5 maggio 1953 passò l’ultima “Littorina” sulla linea Novi Ligure – Ovada.
Sarebbe interessante conoscere i comportamenti e le decisioni prese dalle amministrazioni comunali dei paesi attraversati quando furono messe a conoscenza della chiusura della linea ferroviaria che tanto aveva contribuito, e per oltre settant’anni, allo sviluppo della vallata.
Sono sicuro che l’Inchiostro Fresco ritornerà sull’argomento proprio per far conoscere ai suoi lettori le motivazioni che determinarono e “ giustificarono” l’abbandono della ferrovia.

Giovanni Calderone

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Stazione di Capriata d’Orba

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Stazione di Ovada

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Stazione di Ovada

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Stazione di Basaluzzo

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Stazione di Novi Ligure

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Stazione di Ovada, con littorina in partenza e scalinata storica sullo sfondo

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Stazione di Ovada con il “trenino” fermo sul binario

Ovada - Novi foto (43)

Stazione di Silvano d’Orba con l’arrivo della littorina da Ovada

 

Giovanni Calderone
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3 commenti

  1. Leggendo il vostro articolo, la suggestione di quel periodo quando andavo a scuola a novi, ha preso il soppravvento. Il viaggio era già di per sè un piacere. ricordo ancora il nome di un “conduttore” della littorina: Tore, il quale ci lasciava stare vicini al manovratore uno alla volta per vedere come si cambiava la velocità o si frenava il mezzo. Per noi ragazzini di pima o seconda media era una scoperta, uno stupore che oggi farebbero ridere. I ragazzi della stessa età sanno operare su tutti i supporti elettronici, ma sono ignoranti su tutta la tecnologia che in essi è racchiusa. Bene, ora lasciamo perdere i ricordi e parliamo del presente: nella val d’orba se sei anziano e non hai la macchina sei isolato. Devi sperare che qualche parente o amico ti dia un passaggio.Tutti i supermercati anzichè costruirli adiacenti ai paesi, sono cresciuti in aperta campagna. Nei centri ci sono solo negozi con prodotti seriali con prezzi da eccellenze alimentari. Mezzi di trasporto (tolto il periodo scolastico) quasi zero. Non è cosi in altre zone, oggi pensare di rifare una tramvia Novi Ovada è utopico; però una filovia ( che sarebbe anche più flessibile) potrebbe essere compatibile con l’ecologia del territorio.
    Due filobus che percorrono il tratto di 25 Km in circa 35 minuti incrociandosi a Capriata, garantirebbero dalle 8 alle 22 una frequenza più che sufficiente di corse. L’energia elettrica in rete è indipendente dalla frequenza delle corse, i biglietti si comprano nei negozi del paese, basta l’autista (2). Parliamone! a volte un’idea può cambiare il grigiore insopportabile di questi paesi, più chiusi dei bei tempi della “littorina”.
    saluti Antonio

    • Mattia Nesto

      Grazie signor Antonio Farina per il suo contributo che riteniamo prezioso e le anticipiamo che già avevamo intenzione di focalizzare un articolo sui piccoli negozi di paese che sono un elemento indispensabile per garantire la vivibilità dei luoghi e già in un articolo di qualche numero fa avevamo paragonato la rete di questi piccoli esercizi ad un ipotetico supermercato “diffuso sul territorio”. Non avevamo affrontato però la qualità del servizio che tali esercizi offrono, anche perché non avevamo ancora realizzato una micro-indagine merceologica di settore. Metteremo perciò in evidenza quanto lei ci dice e soprattutto daremo ampio risalto all’idea della “filovia” (un po’ sull’esempio che già in Alsazia è condotto da anni). Nel ringraziarla ancora le chiedo se per caso abbia qualche foto ritraente l’antica tramvia. Sarebbe bello poterle pubblicare su “l’inchiostro fresco”.

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