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Giuseppe Traverso porta avanti ad Acquasanta un mestiere antichissimo

A Mele è tornato il Mastro Cartaio

Giuseppe Traverso, 27 anni, di Voltri, porta avanti un mestiere che, fino a pochi decenni fa, era molto diffuso nel Genovesato ed in particolare nelle vallate del Ponente, ma che sembrava irrimediabilmente scomparso : il Mastro Cartaio. Il lavoro di Giuseppe si inserisce in un progetto, finanziato dall’Unione Europea, per il recupero degli antichi mestieri tipici delle zone. L’amministrazione comunale di Mele, con l’ex sindaco Clio Ferrando e l’attuale sindaco Mirco Ferrando, aveva creduto molto in questo progetto che, alla fine, si è rivelato un successo.

Il corso per diventare Mastro Cartaio è stato seguito da dieci persone, di età compresa tra i 23 ed i 40 anni, tutti di Genova e Provincia, tutti diplomati o laureati e, al momento senza lavoro. Giuseppe ci spiega che il mastro cartaio «è un mestiere molto antico, qui in Liguria ha avuto la massima espansione tra il Seicento e l’Ottocento. Le grandi zone produttrici storiche della carta erano appunto il Ponente genovese, la zona di Fabriano ed Amalfi. Si può dire che le cartiere erano le primissime industrie della storia».

Il mestiere del mastro cartaio sembrava, dopo la chiusura delle piccole cartiere tra gli anni ’80 e ’90 (l’ultima a produrre la carta con il sistema tradizionale chiuse nel 1985 e si trovava nei locali che ospitano attualmente il Museo), considerate obsolete e non più produttive, irrimediabilmente perso, sostituito dalle cartiere moderne e meccanizzate.

Giuseppe Traverso si è avvicinato a questo mestiere quasi per caso «Mi ero appena laureato in biologia, stavo cercando lavoro ed ho visto questo annuncio, vedendo che era molto vicino a casa mia mi sono detto “perché no?”. Non conoscevo molto su questo mestiere, sapevo del passato industriale delle cartiere in zona ma non di più, poi piano piano ho scoperto questa storia affascinante. Mi ha attirato anche il fatto che era l’unico corso, tra quelli degli antichi mestieri, a prevedere fondi per aprire un’impresa».

Fino ad ora i cartai non esistevano più, sostituiti dalle cartiere meccanizzate, l’unica persona rimasta a fare la carta a mano, Lorenzo Valle, uno dei promotori del corso, vive ad Arenzano dove possiede una cartiera industriale e che, per hobby produce ancora la carta manualmente. L’altro insegnante è stato Edoardo Tiragallo, un grande appassionato della storia delle cartiere di Mele, che ha realizzato modellini dei macchinari e stampi in filigrana.

Dei dieci frequentatori del corso da mastro cartaio, dopo l’esame finale di giugno, sono partite le contrattazioni per formare un’impresa, dagli iniziali quattro Giuseppe è rimasto come “ditta individuale” ed aprirà partita Iva nei prossimi giorni, lanciando un negozio all’interno del Museo della Carta di Mele e, da gennaio in poi inizierà ad acquistare i macchinari per produrre la carta con il sistema tradizionale a cui unirà l’attività di guida turistica del Museo.

Le soddisfazioni fino ad oggi per Giuseppe sono state parecchie «Il lavoro del Mastro cartaio mi piace molto, porto avanti questo lavoro anche in giro per i paesi, nelle feste e nelle sagre, dove faccio i banchetti. Divido il mio tempo tra i banchetti, la costruzione del negozio e l’acquisto dei macchinari e del laboratorio. Il mastro cartaio è un lavoro che impegna molte ore» spiega Giuseppe Traverso «ma, a parte un po il freddo, non mi posso certo lamentare di nulla, è un lavoro molto edificante».

Ma come si realizza un foglio con il sistema tradizionale? Dal primo secolo dopo Cristo fino al Settecento, ovvero per la bellezza di milleottocento anni, la carta si è realizzata con lo stesso sistema : recuperando le fibre vegetali dai vestiti ed i tessuti non più utilizzati, dal XV secolo in poi si iniziò ad utilizzare il cotone, prima di allora erano il lino e la canapa ad essere utilizzate per ricavare la carta. Gli stracci, una volta lacerati venivano messi all’interno di vasche che li maceravano e creavano una sorta di impasto. Dall’Ottocento in poi arriva la “pasta di legno”, che è quella ricavata dalla cellulosa degli alberi, questo sistema ha ridotto notevolmente i costi della produzione della carta. Sempre nell’Ottocento, il “secolo industriale” avviene un’altra cosa, ci illustra Giuseppe Traverso «Oltre all’avvento della cellulosa c’è quello delle macchine automatiche, che eliminano il telaio a mano, ciò ha permesso di diffondere l’uso della carta, sebbene di qualità più bassa, rendendola accessibile a tutti».

Se volete scoprire i segreti di questo antico mestiere e come si produceva la carta di alta qualità, non resta che visitare il Museo della Carta di Mele, nella frazione di Acquasanta. Per qualunque informazione si possono conttattare i numeri 010-638103 o 335-1623161, o inviare una mail a museocartamele@comune.mele.ge.it o visitare il sito internet www.museocartamele.it

Fabio Mazzari
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