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La "versione di Balbi"

UN TRAM CHIAMATO SINDACATO

 

Sicuramente dimenticato dal grande pubblico il film <Un tram chiamato desiderio> diretto da Elia Kazan, protagonisti di rilievo Vivien Leigh e Marlon Brando, ha esordito nelle sale cinematografiche nel 1951. titolo

Tratto dall’omonimo dramma di Tennessee Williams pubblicato nel 1947,

è un esempio di come il <tram> possa essere elemento essenziale di una vicenda travagliata,  portata sul grande schermo con successo da un regista famoso.

Si deve perciò riconoscere che il comune mezzo di trasporto urbano mosso

generalmente da energia elettrica può trovare un adeguato ruolo in altri contesti dove coloro che vengono trasportati non sono spinti da sentimenti o da passioni, ma, molto prosaicamente, da interessi.

Intanto, si può non del tutto arbitrariamente promuovere la tesi secondo la quale i grossi rami delle organizzazioni sindacali  in Italia e le loro innumerevoli derivazioni sono rappresentabili con un<  tram >.

E ciò ben lontano dal voler disconoscere la storia, anche gloriosa dei Sindacati di diversa ispirazione, il ruolo positivo svolto nella storia del Paese, i contrasti subiti,  la costante e genuina attività svolta dai

suoi massimi dirigenti e da quelli più modesti di base in favore delle varie categorie di lavoratori e pensionati.

La mancata attuazione della Carta sulla regolamentazione legislativa dei partiti politici e dei sindacati ha evidentemente contribuito a creare le condizioni per uno sviluppo degli organismi di tutela delle varie categorie di lavoratori disordinato, abnorme, criticabile e perciò debole.

Una sommaria analisi comparsa su un Quotidiano del 24 agosto scorso denuncia l’esistenza di circa diecimila poltrone per mega- dirigenti sindacali in enti, fondi, istituti ai quali si ha libero accesso, spesso senza alcun controllo.

Così si spiegano gli stipendi, le prebende, i gettoni molto consistenti, tra l’altro anche ingiustificati per lo scarso impegno che richiedono i vari incarichi e per le molto approssimative competenze e studi dei beneficiari.

Sono più di diecimila le così dette poltrone “bilaterali”.

Gli organismi da cui esse derivano nascono nei contratti di lavoro ed erogano servizi di assistenza previdenziale, sanitaria, formazione, sostegno al reddito.

Quel che sembra addirittura illegittima è la circostanza che i lauti compensi agli amministratori dei fondi (sindacalisti e datori) vengono dai contributi versati contrattualmente anche dai lavoratori e dai datori stessi.

E’ comunque necessario guardare bene il <tram> , in tutti i suoi angoli, per scoprire l’uso che molti politici ne hanno fatto, salendo, scendendo, per poi magari ripudiarlo.

Di voltagabbana, anche assai noti e persino certificati,  sono ricchi gli annali della politica, anche in Piemonte.

Si è già avuta l’opportunità di citare un libro che porta proprio il titolo <Voltagabbana> di Davide Laiolo che, giovane ufficiale della Milizia fascista, veniva sicuramente affascinato dalle idee e dagli uomini della Resistenza,  si univa alle bande partigiane Garibaldine delle Langhe e con il nome di battaglia  di Ulisse diventava dopo la Liberazione personaggio di primo piano nel partito comunista piemontese.

Interessano naturalmente anche casi opposti, alcuni recenti, di <compagni comunisti> un tempo molto vicini al Sindacato di riferimento,  gratificati di incarichi impegnativi, che con una certa gradualità nella metamorfosi,

sono passati da una concezione maxista dell’economia a quella variamente,

liberista, respingendo senza ragione, e questo è forse l’aspetto più criticabile, ogni collaborazione con il sindacato conservatore!

Molte Coop di consumo, dette <della grande distribuzione>, che dalla loro costituzione sono dipinte, per consuetudine, col colore rosso della politica, pare siano venute meno all’ impegno statutario dei pionieri in favore di una attività di calibrazione e moderazione dei prezzi a sostegno prioritario dei ceti più deboli della società.

Queste Coop, come quelle che operano nel settore dell’edilizia, assieme alle celebrate società di <Comunione e Liberazione>,  si comportano  come società commerciali, hanno di mira l’utile, tanto da poter assumere anche partecipazioni azionarie in Banche e scivolare in attività finanziarie pericolose per gli inconsapevoli soci delle cooperative stesse.

Non può infine passare inosservata la circostanza che i principali dirigenti delle Coop c.d. rosse sono pervenuti ai vertici delle medesime passando dal PCI, pochi dal defunto PSI, quasi sempre dal <tram> del Sindacato.

Si tende spiegare questi fenomeni di rielaborazione delle strategie in materia economica e politica come una naturale e salutare revisione di teorie talvolta fin troppo radicate e superate nel tempo.

Ma potrebbe invece trattarsi di un <vento> che spira in una direzione che favorisce per molti politici una revisione del tutto naturale verso approdi più favorevoli e convenienti.

C’è vento e vento: la brezza di mare, quello del Sahara verso l’Atlantico, il vento freddo della montagna.

Proprio l’esperienza di Partigiano combattente sui monti tra la Liguria di Ponente e il Cuneese ha ispirato Felice Cascione, nato a Porto Maurizio nel 1918 e morto in uno scontro con i fascisti sulle montagne nel 1944, a scrivere l’ inno forse più importante della Resistenza : Fischia il vento, urla la bufera.

E’ il vento che la giornalista Donatella Alfonso definisce il canto dei ribelli

contro i Tedeschi in rotta e i fascisti della Repubblica di Salò nel suo libro – 2a Ed. 2015 Castevecchi FISCHIA IL VENTO.

vignetta20precari

Carmelo Balbi
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