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La "nota politica" a firma di Franco Astengo

L DISASTRO DEL MOVIMENTO 5 STELLE E LA COMPLEMENTARIETA’ CON IL PDR

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La vicenda di Quarto di Napoli appare soltanto come un puntino all’interno della crisi complessiva del sistema politico italiano e dell’insieme delle relazioni sociali, economiche, culturali di un Paese ormai in profonda difficoltà da molti anni.

Eppure è servita per mettere a fuoco, nei confronti della parte più vasta dell’opinione pubblica, la vacuità di presenza di un Movimento come quello dei 5 stelle che a una porzione di elettorato era apparso quasi come una visione salvifica e rigenerante dell’intero sistema.

E’ il caso allora di mettere a fuoco alcuni punti distintivi che ci fanno tranquillamente apparire questo Movimento semplicemente come mistificatorio e la cui presenza è ingannatrice e ulteriormente aggravante delle condizioni di difficoltà generale già indicate in premessa.

Verifichiamo allora alcuni punti specifici:

1)      Questo Movimento è allineato, in politica estera, con il gruppo ultranazionalista inglese dell’UKP con il quale ha stretto un accordo al Parlamento Europeo e alle posizioni della Lega Nord sulle migrazioni, sull’Europa, sull’euro. Sotto quest’aspetto appare totalmente privo di autonomia e di una propria proposta politica;

2)      In politica economica l’orientamento è quello della politica liberista dominante nel “pensiero unico”, con i riferimenti che più o meno ha lo stesso PD. L’unica “spuntatura” è quella del reddito minimo di cittadinanza (non si capisce bene comunque in quali termini). Una proposta che rimane comunque di “destra”, nell’accezione storica del termine. Non si ravvedono indicazioni per quel che riguarda il welfare, la struttura industriale, i temi dell’occupazione, dell’innovazione tecnologica, dell’istruzione;

3)      La forma politica assunta dal Movimento è quella del “partito azienda” addirittura nelle scaturigini. Rispetto al modello originale del “partito azienda”  si ravvedono analogie sorprendenti: quello principiò da Publitalia, questo dalla Casaleggio Associati raccogliendosi entrambi intorno al mito dell’uomo di successo e di spettacolo. Publitalia e Casaleggio associati che sono è  bene ricordarlo entrambe agenzie di pubblicità. L’unico elemento distintivo è quello della scelta compiuta dal Movimento al riguardo dei candidabili e degli eleggibili (è il caso di ricordare che coloro i quali sono arrivati in Parlamento ci sono arrivati”nominati” attraverso la posizione in lista) realizzata in forma plebiscitaria attraverso il web. Questo ha reso molto labile il filtro della conoscenza soggettiva con gli esiti che abbiamo tutti sotto gli occhi. L’importante per il Movimento 5 Stelle che non ci sia un partito aperto alla militanza e al confronto diretto. Confronto che se avviene lo si realizza attraverso circoli chiusi e le iniziative pubbliche appaiono molto rade e, in principio, soltanto attraverso il meccanismo delle facili adunate oceaniche dei “vaffa”.

Tutti questi elementi rendono il Movimento 5 Stelle del tutto complementare con il progetto del PdR. Entrambi i soggetti, infatti, partono dal principio della sostituzione della democrazia rappresentativa, del Parlamento e della mediazione politica, con la cosiddetta democrazia diretta (non certo collegabile, in questo caso, con la ricerca luxemburghiana e gramsciana dei consigli), la governabilità, il decisionismo in mano a pochi, se non a uno solo: i 5 Stelle esercitano questa facoltà attraverso l’espulsione dei reprobi in una sorta di robespierrismo senza ghigliottina (dimenticando che a quel modo si finisce sempre prigionieri dei vezzi di madame Tallien); il PD puntando a una sorta di dittatura mediatica, con la governabilità fatta da annunci “scenici” di stampo prettamente populista.

Non è l’antipolitica classica dei movimenti “contro il sistema”, ma una sorta di post – politica destinata, come ha scritto giustamente Gustavo Zagrebelsky, a funzionare da carapace del potere.

La lotta per il potere intesa come semplice sostituzione di disponibilità, infatti, è l’oggetto del contendere tra 5 Stelle e PdR . Una lotta per il potere condotta apparentemente in modo manicheo (salvo spartizioni quando si presenta la necessità di dividere il bottino).

Una lotta di tipo manicheo che avverrà, dal punto di vista di entrambi i contendenti, ad esempio all’interno dello scontro nel referendum sulle riforme costituzionali.

Un’occasione quella referendaria in realtà perfettamente funzionante come prospettiva sostitutiva nella logica della detenzione del dominio all’insegna del : “apre mois le deluge”.

E’ evidente, invece, che l’occasione referendaria deve essere colta nell’espressione di un “NO” secco e inequivocabile per avanzare una proposta di democrazia che recuperi i termini concreti dell’espressione piena della rappresentanza politica.

Per Movimento 5 Stelle e PdR è fondamentale infatti, che temi come quelli dell’uguaglianza restino fuori dalle porte della scena politica e che l’organizzazione e la ricezione del consenso rimangano saldamente in mano ai vari “gigli” e “cerchi” magici e si realizzino attraverso strumenti come la televisione e il web escludenti dalla partecipazione diretta e dalla determinazione delle soggettività derivanti dalla divisione in classi.

Nel frattempo il contesto sociale si sta sgretolando in un assetto egoistico e consumistico (il consumo come grande protagonista dell’economia) e la partecipazione politica si riduce vieppiù al lumicino: ma è questo che conviene ai detentori dei pacchetti azionari e ai consigli d’amministrazione.

Importante per questi signori che non ci siano più partiti, corpi intermedi, mediazioni di alto o basso profilo: tutto deve essere riservato alla logica del Capo e dei suoi accoliti.

La democrazia ridotta al sì e al no dei plebisciti: un problema antico che ritorna di moda, come i diktat e gli ukase.

Meditino a sinistra quanto, nel passato, si sono mossi perché la governabilità sorpassasse il peso della rappresentatività politica: sistemi elettorali maggioritari, elezione diretta, personalizzazione.

Nasce tutto da lì e la valanga preparata dagli apprendisti stregoni ha trascinato l’intera montagna a schiacciare tutto e tutti.

Franco Astengo
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